di Fiore Sansalone
CARPANZANO – “Ricordo che ti ho votato, caro Governatore. Ora che abbiamo bisogno, sei sparito. Se ci sei ancora, batti un colpo”.
È una lettera aperta che brucia. Non è politica, è disperazione. Non è polemica, è paura. A scriverla è Graziella Astorino, originaria di Decollatura e residente a Carpanzano da otto anni. Una donna che parla a nome di un intero paese: 200 anime, perlopiù anziani, oggi tagliati fuori dal mondo.
Il maltempo non dà tregua. La pioggia caduta anche nelle ultime ore ha aggravato una situazione già al limite. Le strade sono compromesse, il terreno è instabile, l’isolamento è reale. E insieme all’isolamento cresce l’angoscia.
“Fate presto. Non lasciateci soli. La situazione è in pieno allarme. Carpanzano è isolata. Abbiamo paura”.
Parole semplici, ma che pesano come macigni.

Graziella (nella foto) non è solo una cittadina che denuncia. È una di quelle persone che, nel silenzio, tengono in piedi una comunità. Per lavoro si sposta quotidianamente in tutto il Savuto. E così, mentre le istituzioni sembrano lontane, è lei che diventa il ponte tra Carpanzano e il resto del territorio.

“Sono legata a questo paesino, perché mi ha accolto con affetto. Mi vogliono tutti bene. Un bene che ricambio.

I cittadini non possono sostituire lo Stato. Non possono sostituire la Regione. Non possono garantire sicurezza, stabilità, interventi strutturali.
“Ripeto, la situazione in paese non è bella. Stanotte ha piovuto ancora e il terreno fa paura. Aiutateci, per favore. Fate presto”.
È un appello che non può restare lettera morta.
Al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, Graziella chiede una cosa semplice: presenza.
“Presidente, fatti un giro a Carpanzano. Vieni a vedere con i tuoi occhi la situazione che stiamo vivendo. Ci vogliono fatti. Le parole lasciano il tempo che trovano”.
Quello della signora Astorino non è una sfida. È un grido.
Perché quando un paese di 200 abitanti viene isolato, non è solo un problema logistico: è una ferita sociale. È la sensazione di essere dimenticati, di contare poco, di essere periferia della periferia.
Carpanzano oggi chiede interventi urgenti, messa in sicurezza del territorio, garanzie per i più fragili. Chiede di non essere abbandonata mentre la terra continua a cedere e la pioggia non smette di cadere.
“Se ci sei ancora, batti un colpo, presidente” - conclude la lettera.
Un colpo che sia concreto, aggiungiamo.
Prima che la paura diventi qualcosa di più grave.
Prima che l’isolamento diventi rassegnazione.










