«L’odio ed il razzismo al governo della regione!»

Politica
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di Francesco Saccomanno *

Prima Carlo Levi ci ha edotti sul fatto che “le parole sono pietre”, denunciando le sopraffazioni subite dai contadini siciliani, privati dei diritti costituzionali per garantire i privilegi dei benestanti. Poi, Dario Paccino, a metà degli anni 90’, nell’epoca della comunicazione globale, ci ha resi consapevoli del fatto che le stesse parole diventano o possono velocemente diventare persino macigni.
In sostanza, ci hanno fatto capire il peso del linguaggio che è null’altro che “il peso della sedimentazione della cultura dominante nel senso comune”. Invitandoci a percepirne la gravità e considerando che le idee dominanti sono quelle delle classi dominanti, di cui il linguaggio è il veicolo fondamentale atto a permeare pesantemente il senso comune. Per cui, nel mondo globalizzato e del pensiero unico liberista (pensiero che si traduce facilmente in prassi concreta!), il linguaggio, un certo tipo di linguaggio dei potenti, orienta e cerca di orientare il popolo verso la guerra tra poveri, individuando come bersaglio gli ultimi ed indicando simbolicamente i migranti (“i negri”), i Rom (gli zingari) e gli omosessuali (“i froci”).
Ci tocca fare riferimento alla potenza del linguaggio per denunciare la pericolosità pervasiva delle deliranti affermazioni dell’attuale, ahinoi, vicepresidente leghista e razzista della Giunta della Regione Calabria, al secolo Nino Spirlì, titolare addirittura della delega alla Cultura.
Il personaggio, se non fosse per il ruolo istituzionale che occupa, potrebbe tranquillamente diventare un fenomeno da baraccone per spettacoli triviali di quart’ordine, quale, appunto, la kermesse della lega a Catania in cui si è esibito insieme ad altri colleghi di pari rango.
In questo caso, alimentando una vera e propria diffusione di idee retrive, antidemocratiche e di odio verso la diversità; ovvero verso quelle idee di accoglienza e di solidarietà messe in atto, proprio qui in Calabria, dal compagno Mimmo Lucano e dalla mirabile esperienza della Riace di cui ormai si parla in tutto il mondo. Non a caso, attaccata ferocemente dal leghismo veicolato dagli Spirlì, dai Trifoli e dai loro capi e capitani.
Per questo, facciamo nostre le preoccupazioni espresse dal compagno Mario Vallone, coordinatore dell’Anpi calabrese, e dallo sportello “Soumaila Sacko” della Piana, e denunciamo con loro le pervasive forme di apologia del razzismo e del fascismo veicolate da tali personaggi.
Che, attenzione, e qui ci rivolgiamo ai tantissimi cittadini democratici, non vanno scambiate per forme di espressioni popolari contro il politicamente corretto, ma vanno identificate per quello che sono: macigni sotto cui si tenta di seppellire, in questo mondo ancora “grande e terribile”, la democrazia, le relazioni sociali e la nostra capacità stessa di Restare Umani.
Presidente Santelli, il signor Spirlì è libero di dire quello che vuole a casa sua ma se afferma talune bestialità mentre svolge un ruolo istituzionale diventa, al contempo, complice ed istigatore delle tante, troppe violenze quali quelle cui abbiamo assistito anche di recente. E Lei, restando in silenzio, ne diventa correa.

* Segretario provinciale Cosenza del PRC-SE