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L'inattesa morte di un concittadino colpito dal coronavirus fa passare in secondo piano la notizia positiva, relativa a quei cittadini belsitesi che invece ce l'hanno fatta a sconfiggere il temuto virus. In una giornata come questa, di cordoglio, il sindaco invita al silenzio e alla riflessione, ed esprime vicinanza alla famiglia dell'uomo deceduto dopo aver contratto il Covid-19, ma anche a quella di un'altra concittadina venuta a mancare per cause diverse.
Questa la sua dichiarazione, pubblicata sul social Facebook nel primo pomeriggio: «Oggi è una giornata triste! Aspettavamo notizie positive, che sono arrivate e che ci portano la guarigione di alcuni nostri concittadini dal Covid-19. Ma restano in secondo piano rispetto ad altre bruttissime notizie. Due nostri concittadini non ci sono più. Uno in particolare, dopo essere stato a lungo ricoverato in terapia intensiva non ce l'ha fatta a vincere il covid. Esprimiamo le nostre condoglianze e la nostra vicinanza alla famiglia Barberio-Spina. Gli stessi sentimenti raggiungano anche i familiari di un’altra nostra concittadina, deceduta per motivi non legati al virus. Condoglianze alla famiglia Spina-Sposato. Oggi è la giornata del silenzio e della riflessione....».

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È giunta stamane una triste notizia per la comunità belsitese. Il 63 enne Pierino Barberio, risultato positivo al coronavirus e per questo ricoverato presso l'ospedale Annunziata di Cosenza da oltre un mese, non ce l'ha fatta. La sua morte lascia sgomenta l'intera popolazione del piccolo centro del Savuto. Dispiaciuto, il sindaco Antonio Basile, ha dichiarato: "Siamo tutti addolorati e scossi da questa triste notizia. Speravamo in un epilogo diverso, purtroppo in questo caso il virus ha vinto. Esprimo ai familiari il cordoglio di tutta la comunità". La notizia della morte di Barberio, che lascia moglie e figli, giunge dopo la comunicazione, al primo cittadino, che gli ultimi tamponi effettuati sono risultati negativi.

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È tornato a casa il sindaco Giovanni Altomare. Dopo una lunga degenza presso l’ospedale Annunziata di Cosenza, è finalmente ritornato dalla sua famiglia che lo attendeva con ansia. Colpito dal Covid-19, così come altri esponenti dell’amministrazione comunale da lui guidata, dopo ben 33 giorni di sofferenza, passati a lottare contro il grave virus, oggi ce l’ha fatta. Il primo cittadino, di una Rogliano che ormai non è più zona rossa, è di nuovo tra i suoi concittadini. Ad aiutarlo in questa dura battaglia, sono stati la grinta con cui ha lottato fino alla fine, sorretto dalla fede; i medici e il personale sanitario, che si sono presi cura di lui con professionalità e umanità; l’amore dei suoi cari, il cui pensiero non lo ha mai abbandonato neanche nei momenti di sconforto; il compagno con cui ha condiviso la stanza, il carabiniere di Rogliano ricoverato come lui per Covid-19. In questo intenso post, scritto al suo ritorno e pubblicato su Facebook, il sindaco parla del “terribile male” e ringrazia coloro che lo hanno aiutato ad uscirne. “Sono finalmente a casa, dopo avere pregato intensamente per arrivarci e avvertire i segni della guarigione, sotto la terapia amorevole della mia famiglia, alla quale devo la mia resistenza all’assalto del male. Un male terribile, aggressivo, dilaniante che provoca, nel profondo di sé, allucinazioni come flash in successione fotografica, nel luccichio sinistro di una lama pendente sul filo della vita. Lì, non c’è terapia che possa salvarti, se non quella dell’amore, se non l’immagine salvifica degli affetti più cari. Mia moglie Stefania e mio figlio Rosario, alternando, nel mio animo, ogni altra persona che porto nel cuore, mia Madre, mia Sorella, mia Suocera, mi hanno aiutato a darmi la forza necessaria per allontanare progressivamente l’incombenza della rassegnazione. Non mi è mancata la terapia sintetica delle premure umane e mediche della intera equipe dei reparti, Pneumologia prima e Malattie infettive dopo, dove ho trascorso la seconda degenza ospedaliera. Mi sono trovato tra eccellenze umane e sanitarie. Mi sento di esprimere loro la mia più profonda, sincera, riconoscenza. Grazie al primario di Malattie infettive, dottor Antonio Mastroianni, ai dottori Sonia Greco, Valeria Vangeli, De Santis, Apuzzo, Chidichimo. Grazie al primario di Pneumologia, dottor Albino Petrone, e ai dottori Enrico Scarpelli, Michela Quartieri, Maria Spagnuolo, Manuela Cancelliere, Lorenzo Manfredi, Clementina Columbro. Alla caposala Rosina Bartolotta. Grazie a tutte le infermiere, a tutti gli infermieri, al personale Oss al completo, agli ausiliari e al personale delle pulizie Valentina, Francesca, Tiziana, Saverio, Dario, Roberto, Stefania, Raffaele Ornella, Nunzia e Ilaria, le signore Ionela e Nida. Provvidenziale si è, sempre più, rivelata l’amicizia maturata con il mio compagno di stanza, l’appuntato scelto dei carabinieri, Vito Scornaienchi, con il quale ho condiviso le pene di quei giorni in uno scambio continuo e confortante tale da sorreggerci vicendevolmente con uno straordinario trasporto, destinato a ispirare un rapporto fraterno, che durerà tutta la vita. Avrei voluto rimanere accanto a lui, tanta è stata la condivisione. Ma lui stesso e il suo garantito miglioramento, con il comprensibile richiamo di casa, mi hanno indotto a lasciarlo. Ma sono sicuro che anche lui è spronato dalla imminente prospettiva di tornare tra i suoi cari. Forza Vito! Con sincerità fervida voglio ringraziare gli Amici di sempre e i numerosissimi Cittadini che mi hanno fatto sentire la loro consolante e incoraggiante solidarietà. Anche la loro vicinanza mi ha giovato ad uscire fuori dall’incubo e a portarmi sulla strada del chiarore primaverile. Dopo 9 giorni di malattia a casa e 33 di degenza, mi sento salvo. Altre due settimane di convalescenza – spero – mi restituiranno a me stesso e alla mia famiglia, alla mia comunità. Tutto possibile, perché così ha voluto Iddio. Che continuerò a pregare con tutto me stesso”.

GIOVANNI ALTOMARE

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Piccolo passo avanti per le condizioni di salute del carabiniere della radiomobile di Rogliano, in provincia di Cosenza. Dopo il trasferimento del militare, positivo al coronavirus, dalla terapia intensiva dell’ospedale di Cosenza a Catanzaro, da qualche ora l’uomo respira da solo. Un vero e proprio sospiro di sollievo per tutta la valle del Savuto, soprattutto per la famiglia del carabiniere. Anche altri commilitoni della Compagnia di Rogliano, al comando del Capitano Mattia Bologna, sono risultati positivi al virus nei giorni scorsi. 

LA COMPAGNA DEL CARABINIERE RAGGIUNTA TELEFONICAMENTE

«Voglio ringraziare di vero cuore tutti per la vicinanza. Ho ricevuto migliaia di messaggi in queste ore difficili per me, ore piene di angoscia soprattutto per la mia famiglia. Ringrazio i tanti colleghi del mio compagno, e tutti gli abitanti della valle del Savuto per il loro sostegno. Ora dobbiamo aspettare e continuare a pregare».

Come richiesto dall'intervistata, tuteliamo il suo nome.

Il nostro scopo principale è quello di fare arrivare le sue parole, dense di emozione, alle tante persone vicine a questi eroi dei giorni nostri.

Anche lei è risultata positiva al coronavirus, fortunatamente senza alcun sintomo.
Coraggio ragazzi, siamo tutti con voi…

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Ore frenetiche in tutto il nostro Paese per la guerra al Coronavirus, nemico invisibile che volteggia nell'aria e non solo. L'intera Compagnia dei carabinieri di Rogliano, in provincia di Cosenza,  è impegnata in prima linea, da settimane, per combattere questa guerra dei giorni nostri. I militari, al comando del Capitano Mattia Bologna, rappresentano un baluardo di sicurezza, una vera e propria fortezza inespugnabile, un punto di riferimento per l'intera popolazione del Savuto. Dopo centinaia di controlli territoriali nella zona rossa, con svariati turni massacranti, per garantire una giusta fruizione dei vari decreti emanati dal Governo, i carabinieri, ancora oggi sono in trincea. Intanto dai Social, letteralmente inondati da messaggi,  emerge il sostegno al loro duro lavoro. Gesti di solidarietà, una colletta per garantire beni di prima necessità alle fasce più deboli, il supporto a varie associazioni locali, la distribuzione di  tablet, solo alcuni dei passaggi che hanno contraddistinto l'azione dei militari del Savuto, colpiti in prima persona dal virus.  "Siete eroi", "Grazie per il vostro lavoro", "Coraggio ragazzi", "Il Savuto è con voi", solo alcuni dei tanti messaggi che viaggiano sulla rete. Diverse le pattuglie impegnate nella valle in questi giorni. 

Omar Falvo

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Il Comune di Marzi colpito da un grave lutto

Una notizia che trasuda di tristezza da ogni angolazione possibile. La prematura scomparsa del professor Dario Cozza, arrivata come un fulmine a ciel sereno sulla  comunità di Marzi, ha inondato con  una ventata  di dispiacere ogni stradina del piccolo borgo del Savuto. Un “soffio” gelido, metaforicamente parlando, che blocca letteralmente  il respiro di una valle intera. Uomo di cultura, filosofo, consigliere comunale, di una gentilezza disarmante,  autentico, questo era Dario Cozza. Era? Affatto, questo è Dario Cozza! Si perché il suo ricordo non tramonterà mai, non percorrerà mai il sentiero dell’oblio.

Il rispetto verso il prossimo, l’educazione e soprattutto il garbo nelle sue espressioni sono, e saranno per sempre, il ricordo più bello di una persona raffinata e dallo stile inconfondibile.

I social in queste ore sono densi di pensieri rivolti al nostro caro amico Dario. Non è stato facile per me poter scrivere queste frasi. Voglio concludere questo articolo, che mai avrei voluto scrivere, con un pensiero di Fabrizio Perri, da sempre grande amico di Dario.

Quando muore un Filosofo è come quando muore un Poeta…non lo vedi, non lo senti…ma lascia un gran vuoto”.

Ciao Dario…

Omar Falvo

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Senza pietà, senza ritegno, senza un minimo di umanità, né di vergogna, mossi dalla viltà e con l'intento, certamente premeditato, di uccidere una povera creatura innocente. Oggi, giorno di Pasqua, intorno all'ora di pranzo, qualcuno, che denuncero', ha ucciso il mio cane donandogli un boccone avvelenato. Era un meticcio di taglia grande, estremamente dolce e buono, che non aveva mai dato fastidio a nessuno nelle poche ore in cui rimaneva libero, nella piazza vicino casa mia. Lo avevo adottato dopo che era arrivato stremato, in fin di vita, nella mia proprietà, pochi mesi fa. Era un essere straordinario per l'affetto che mi ricambiava quotidianamente, un cane docile e intelligente, con l'anima negli occhi. Quell'anima pura, che appartiene solo agli animali. Tanto che oggi, senza esitazione, si è avvicinato al suo aguzzino, che gli ha teso una trappola mortale. E lui, fidandosi, ha mangiato ciò che l'infido e vigliacco gli ha dato. Io ero in casa, con la mia famiglia, a "festeggiare" la Pasqua, e solo nel momento in cui sono uscita per controllare se fosse arrivato, siccome non l'avevo visto in giro per qualche ora (era solito allontanarsi un po'), mi sono accorta che era disteso a terra, a pochi metri di distanza dalla mia casa, in preda a violente convulsioni e con la bava alla bocca. Ho urlato disperata, sono corsa in casa a prendere la bottiglia dell'acqua ossigenata che avevo in bagno, gliel'ho versata nella bocca, ho provato anche a fargli ingurgitare acqua mista a sale, ma niente. Ha continuato a soffrire, tra spasmi atroci, fino a spirare. E io, impotente e disperata, non ho potuto aiutarlo, non ho potuto neanche lenire le sue sofferenze.
Non è la prima volta che accade una cosa del genere a Grimaldi. È già accaduto diverse altre volte, e ne hanno fatto le spese molti cani e gatti. Tutto questo è inammissibile. Tutto questo non deve accadere. Chi compie questi reati deve essere individuato e punito. E mi auguro davvero che ciò accada presto. Non si può accettare tutto questo male, soprattutto quando a farne le spese sono degli animali innocenti, incapaci di difendersi. Non si può accettare che fatti del genere accadano ancora. Non si può accettare che fatti ignobili del genere accadano il giorno di Pasqua. Non mi aspetto che un messaggio del genere possa essere compreso da un miserabile senza sentimenti. Ma mi aspetto, anzi lo pretendo, maggiori controlli da parte delle autorità competenti.

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