Altilia. Caso positivo al Covid destinato a sgonfiarsi? Il diretto interessato racconta i fatti

Attualità e Società
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ALTILIA - La notizia diffusa ieri mattina sulla positività al Covid di un uomo residente nel centro collinare ha creato un allarme ingiustificato. Ne sono più che convinti il sindaco Pasqualino De Rose (nella foto), e il diretto interessato, che sono a dir poco arrabbiati. E come se non bastasse il fatto è emerso su alcune testate online ancor prima che lo stesso sindaco venisse informato dagli uffici Asp.
«Il nostro Comune - ha dichiarato De Rose - è restato fuori dai contagi fino ad ora per la massima attenzione dell’amministrazione che ha fornito i dispostivi necessari alla prevenzione del contagio, e alla chiusura di tutte quelle attività che potessero creare assembramenti. La cittadinanza ha osservato alla lettera le ordinanze».
L’eventuale preoccupazione per una diffusione del contagio però può dirsi rientrata, per come la stessa persona interessata ha avuto modo di riferire al cronista del Quotidiano del Sud. «Con mia moglie, - dichiara Antonio - ci siamo sottoposti circa dieci giorni fa a un test sierologico nel Comune di Belsito, l’esito per me è stato che gli IgG erano positivi e gli IgM erano negativi. Quindi la malattia l’avevo avuta e successivamente scomparsa. Per essere sicuro e per il lavoro che svolgo, entrando in contatto con persone, per coscienza, abbiamo fatto il tampone all’Usca di Rogliano. Mia moglie è risultata negativa, mentre per me risulta una leggerissima carica batterica che tra l’altro mi è stato spiegato non essere nemmeno infettiva: sarebbe quindi uno strascico finale del Covid. Tutto questo è nato, e lo voglio rimarcare, perché nel mese di marzo, mia moglie e il mio figlioletto che aveva tre mesi, hanno avuto una brutta influenza. Dopo il 15 dello stesso mese, ho avuto decimi di febbre, nient’altro. A questo punto ho attivato i canali segnalati per eventuali sospetti sul coronavirus, prima formulando il 1500, poi telefonando in ospedale a Cosenza ma non mi hanno dato credito. Sono arrabbiatissimo: quando avevamo bisogno non siamo stati considerati, mentre oggi si è scatenata la caccia all’untore, trattato come un appestato. Per fortuna, per caso, non so come definire la situazione, sono qui a poter raccontare i fatti».
Piero Carbone, giornalista pubblicista