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Oggi, 22 settembre, inizia l'autunno.

L' Equinozio d’Autunno ha una caratteristica particolare: è uno dei due giorni all’anno ( l’altro è l’Equinozio di Primavera ) in cui il giorno ha la stessa durata della notte.

Solo in quel momento la linea d'ombra che divide la zona della Terra illuminata dal Sole da quella in cui è notte taglierà contemporaneamente Polo Nord e Polo Sud.

Visto che le altre stagioni iniziano generalmente il 21 (marzo, giugno e dicembre) , alcuni credono che anche l'autunno inizi il 21, ma non è così.
L'equinozio d'autunno , il momento in cui, per il movimento di rivoluzione terrestre, il giorno è esattamente uguale alla notte, non cade infatti il 21 settembre. È da mille anni che questo evento astronomico non si verifica il 21: lo farà di nuovo solo nel 2092 e nel 2096.

Il momento in cui il giorno è esattamente uguale alla notte, arriva oggi, 22 settembre, precisamente alle 15:30.

Già, perché a differenza delle altre date che segnano il cambio delle stagioni (21 marzo, 21 giugno e 21 dicembre), la data convenzionale di inizio dell'autunno è fissata il 22 settembre e quest'anno viene rispettata, diversamente da quanto accaduto negli ultimi due anni, quando la stagione è entrata il 23 settembre.

La variazione della data dell'equinozio è legata al sistema di calendario gregoriano, introdotto da Gregorio XIII nel 1582 come correzione del calendario giuliano. Stabilito dal concilio di Nicea, la data fondamentale (sulla base della quale si calcola la Pasqua) è quella dell'equinozio di primavera, stabilita nel 21 marzo (ma può variare e più spesso cade il 20). In base a quella si calcolano gli altri.

Ma tale sistema non è perfetto: il nostro calendario divide un anno in 365 giorni, cioè circa un quarto di giro in meno di quanti la Terra ne compia su se stessa durante una rivoluzione completa attorno al Sole. La rivoluzione però dura 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 49 secondi.

La soluzione sono gli anni bisestili. Tutti sanno che ogni 4 anni, aggiungiamo un giorno, il 29 febbraio. Ma quel giorno non basta per riallinearsi.

Il nome deriva dal latino autumnus, o auctumnus, formato da auctus (participio di augere: 'aumentare, arricchire') e desinenza -mnos (dal greco μένος: desinenza propria dei participi medi e passivi), a significare la stagione ricca di frutta che segue l'estate e aumenta la ricchezza dei contadini.

Anna Maria Stefanini, insegnante 

 

 

L' autunno nei versi di VINCENZO CARDARELLI

Come varia il colore
delle stagioni,
così gli umori e i pensieri degli uomini.

Tutto nel mondo è mutevole tempo.

Ed ecco, è già pallido,
sepolcrale autunno,
quando pur ieri imperava
la rigogliosa quasi eterna estate. 

 

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La festa della Santissima Trinità, celebrata nella domenica dopo Pentecoste, glorifica la realtà trinitaria di Dio: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Ognuno di noi sa quanta importanza abbia la Trinità per la nostra fede. Eppure questa ricorrenza è relativamente moderna. Cominciò a diffondersi in Europa a partire dal X secolo: non aveva un carattere così solenne, essendo tutta la celebrazione liturgica un inno alla Trinità.
All'inizio, dunque, è stato un "fatto privato" di singoli religiosi o ordini monastici, specialmente in Francia e in Germania. Nel 1331 papa Giovanni XXII lo estese a tutta la Chiesa, prescrivendola come universale, cioè che deve essere celebrata da tutti. Più che una festa va considerata una riflessione sul mistero della salvezza, realizzata dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.
La "definizione" della Trinità è oggetto di dogma (in sintesi: La Trinità è una: le persone sono distinte ma relative fra loro) e già questo spiega la sua importanza. Alcuni papi e teologi ritenevano superfluo dedicarle una festa, perché liturgia, sacramenti, culto dei santi e catechesi hanno già come scopo l'adorazione a Dio uno e trino, e sono già sotto la benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a partire dai gesti più semplici come il segno della Croce.
Come viene raffigurata la Santissima Trinità? La tradizione rappresenta la figura del Padre come un anziano, Gesù Cristo un giovane con la Croce e lo Spirito Santo sotto forma di colomba.
Il mistero della Trinità si può definire in questo modo: Dio è una sola natura in tre persone uguali e distinte, come recitiamo nel "Credo". Se Dio è assoluto,non possono esistere più assoluti. Quale è il Padre, tali sono il Figlio e lo Spirito Santo. Tutte e tre le persone sono onnipotenti e "increate", cioè esistenti dall'eternità.
In quanto mistero, quello trinitario rientra negli atti di fede richiesti al cristiano. Ma un mistero non è "contro la ragione": è solo che la ragione non basta a comprenderlo. "La Santissima Trinità non è il prodotto di ragionamenti umani; è il volto con cui Dio stesso si è rivelato, non dall'alto di una cattedra, ma camminando con l'umanità, nella storia del popolo d'Israele e soprattutto in Gesù di Nazaret. E' proprio Gesù che ci ha salvato. Gesù è il Figlio che ci ha fatto conoscere il Padre misericordioso e ha portato sulla terra il suo fuoco, lo Spirito Santo, che dentro noi ci guida, ci dà delle buone idee, delle ispirazioni" (Dall' "Angelu"s di papa Francesco del 26 maggio 2013).
Giuseppe Pizzuti, docente

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La diffusione del Coronavirus (o, se volete, del covid-19) sta cambiando le nostre abitudini di vita.
Sono varie le figure, a cui la gente si riferisce in questo periodo di preoccupazione per il contagio.
La preghiera è rivolta sempre a Dio Padre, ma si sa che l'intercessione per ottenere grazie, miracoli e protezione può essere richiesta alla Madonna e ai Santi.
Ma quali Santi in particolare? A Palermo, nel 1624, S. Rosalia apparve in sogno a un cacciatore e a una malata, indicando la via per ritrovare le sue reliquie da portare in processione e liberare la città dalla peste.
A Milano, fu portato in processione il corpo di S. Carlo Borromeo, per combattere la peste del 1630, descritta da Alessandro Manzoni nei "Promessi Sposi".
Non sono pochi i Santi invocati contro le epidemie e le malattie contagiose, ma tre spiccano su tutti. Ecco le loro storie.
San Rocco, Patrono anche di Aprigliano, francese della città di Montpellier, lasciò le sue ricchezze e divenne pellegrino sulle orme di S.Francesco per dedicarsi ai poveri. Taumaturgo e guaritore vissuto nel Trecento, fu contagiato dalla peste in un ospedale a Piacenza. Cacciato dagli altri malati per i suoi continui lamenti, dovuti a un dolorosissimo bubbone all'inguine, si ritirò in una capanna, dove un cane portandogli ogni giorno un pezzo pi pane, gli permise di sopravvivere. Guarito, tornò in Francia e si dedicò nuovamente ai malati. E' il Santo più invocato fin dal Medioevo contro tutte le malattie contagiose non solo in Europa,ma anche in Asia.
San Sebastiano, Patrono di Cellara, anch'egli francese, del paese di Narbonne, venuto a Milano, era una guardia pretoriana e svolgeva attività caritativa versoi bisognosi. Fu condannato a morte mediante il supplizio delle frecce, ma sopravvisse miracolosamente ai colpi infertigli. L'imperatore lo fece uccidere a bastonate. Le ferite causate dalle frecce sono paragonate ai segni della peste: per questo ci si rivolge a lui sperando di salvarsi dalla malattia. Inoltre l'ira divina è paragonata alle frecce scagliate da un arco e, nel Medioevo, il diffondersi della peste fu visto come lo scatenarsi dell'ira di Dio.
San Cristoforo, infine, gigante palestinese, aiutava i pellegrini ad attraversare un fiume pericoloso e un giorno trasportò un bambino che diventava sempre più pesante: giunto faticosamente all'altra riva, riconobbe nel passeggero Gesù. Anche Cristoforo, convertito al Cristianesimo, fu condannato al martirio delle frecce, ma queste non lo raggiungevano e anzi colpivano i persecutori. Cristoforo è protettore dei viaggiatori ed è uno dei 14 Santi chiamati ausiliatori, invocati in occasione di gravi calamità o pericoli e la sua protezione era ricercata in particolare in tempo di peste.
Naturalmente anche Maria è una grande figura di protezione. La Madre della Misericordia, con il suo ampio mantello, difende dai pericoli di guerra, carestia e peste. Ad esempio, la B. Vergine della Consolazione, Patrona di Reggio Calabria, si è manifestata durante molte epidemie che hanno afflitto la nostra regione.
Giuseppe Pizzuti, docente

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GRIMALDI - «Ma quella sul muro cos’è? Il viso di un uomo, incredibile!». Una signora appena uscita assieme al marito dal Casale della scenografia, dopo aver visitato la mostra fotografica in corso, ha esclamato queste parole, richiamando l’attenzione di chi in quel momento era in attesa per entrare e vedere l’esposizione. Attimi di incredulità, poi volgendo lo sguardo alla parete di una casa posta in vendita su corso Umberto, tutti hanno potuto notare effettivamente come si vedesse nitidamente una immagine somigliante a un volto sul muro, posta appena sotto una finestra e ad un’altezza elevata rispetto alla strada. Sono così iniziati i commenti a chi potesse somigliare quella immagine. «È il volto di Gesù, no somiglia a un nobile del paese, ad un abitante della zona, a un rivoluzionario, a un disegno di epoca manzoniana».
Al di là delle interpretazioni sulle somiglianze e sui significati che vi si vogliano attribuire, ognuno ha diritto ad esprimere la propria opinione, e farsi un’idea in merito.
La notizia, e non poteva essere diversamente, si è rapidamente diffusa in paese e così ha avuto inizio un andirivieni per capire se qualcuno abbia voluto fare una burla oppure realmente sulla parete fosse visibile una testa d’uomo. I più, che hanno visto la singolare immagine, propendono per un fatto casuale dovuto all’umidità sulla parete che ha creato condensa di vapore acqueo, le cui macchie a loro volta hanno lasciato una sorta di disegno, il quale ha però rubato la scena alla mostra fotografica in corso, tra l’altro molto seguita.
Piero Carbone, giornalista pubblicista 

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SCIGLIANO – Una partecipazione numerosa è stata registrata nella prima escursione didattica del corso per accompagnatori di escursionismo Calabria in ambito Fie (Federazione Italiana Escursionismo) organizzata da Aps trekking Albicello Calabria, di concerto con la delegazione territoriale Fie Calabria, Fie Italia, e il comune di Scigliano. Durante l’evento “Sulle tracce della via Popilia” si è svolto il corso, primo in Calabria, che ha formato oltre trenta partecipanti, molti dei quali già esperti conoscitori dell’ambiente montano e punti di riferimento per le attività escursionistiche delle associazioni di appartenenza. Per l’occasione erano presenti, Mimmo Pandolfo, presidente di Fie Italia che ha diretto le operazioni escursionistiche, il sindaco di Scigliano Raffaele Pane, la consigliera federale Elvira Romeo nonché tutor del corso insieme ad Angela Valenzise, il delegato territoriale calabrese Paolo Latella e componenti delle dieci associazioni regionali affiliate.
Dopo il sentiero naturalistico che conduce al torrente Bisirico, è stato attraversato il borgo di Scigliano, per poi arrivare all’antichissimo ponte sul Savuto al confine tra i comuni di Altilia e Scigliano dove gli escursionisti hanno potuto degustare il cotto di capra piatto tipico sciglianese insieme alle prelibatezze di casarecce di Calabria, e le delizie del panificio Cuti il tutto con vino doc prodotto dalle cantine antiche vigne Pironti, e Colacino wines, questi ultimi tutti partners che non si mai tirano indietro quando si tratta di promozione territoriale.
Durante la presentazione gli escursionisti, sono stati salutati da Fiorangela d’Ippolito, neodirigente dell’istituto comprensivo di Scigliano, e durante la passeggiata sono stati allietati dalla musica di Paola e Federica che per l’occasione hanno presentato il progetto musicale Out concert. Il presidente di Fie Italia, Domenico Pandolfo, ha così commentato: «una giornata da incorniciare per il clima di amicizia, per l’efficienza dell’associazione Trekking Albicello Calabria, del suo infaticabile presidente, e di tutto lo staff, e la grande ospitalità della comunità di Scigliano manifestata dal sindaco Raffaele Pane».
Il presidente dell’Aps Trekking Albicello Calabria si è detto lusingato per la presenza di Pandolfo e ancor di più dopo aver ascoltato le sue parole al termine della bella e interessante giornata escursionistica trascorsa: «Il commento del presidente Fie Italia ci gratifica e nel contempo ci sprona per continuare sulla strada intrapresa».
Piero Carbone, giornalista pubblicista

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A Mangone, nella seconda settimana di settembre, si celebra la festa della Madonna dell'Arco, Patrona del paese.
Tutta la settimana è allietata da serate musicali e giochi popolari.
Il giorno della festa, dopo la Santa Messa, processione con banda, musica dal vivo e fuochi d'artificio.
Quest'anno, però, i festeggiamenti si svolgeranno nel rispetto delle misure imposte dalle regole per l'emergenza sanitaria Covid-19.
La Chiesa della Madonna dell'Arco, tanto cara ai Mangonesi, è stata restituita ai fedeli e al popolo qualche giorno fa, il 4 settembre, dopo essere stata in gran parte restaurata e riportata al suo antico splendore. 

La devozione dei Mangonesi alla Madonna dell'Arco, risale a più di cinquecento anni fa. Ciò è testimoniato dall'iscrizione, in lingua latina, che si legge sul portale del Santuario: "Fanum hoc quod 1620 anno sacelli nomen meruit et anno 1670 meliorem recepit frugem hoc quod infrascripto anno fuit per admodum Rdm d. Franciscum Laureati absolutum 1792". Traduzione: "Sappiamo che nell'anno 1620 questo Santuario fu eretto per ricordare questoluogo sacro e nell'anno 1670 venne arricchito. Nell'anno sotto scritto 1792 fu definitivamente completato dal Rev. Francesco Laureati". 

Si racconta che il culto della Vergine fu importato a Mangone da una famiglia proveniente dalla Campania e l'origine del nome è legato a un episodio avvenuto proprio in questa regione. A Sant'Anastasia, comune della città metropolitana di Napoli,il lunedì di Pasqua del 1450, due giovani stavano facendo una gara di bocce e, vicino al campetto, sorgeva un'edicola votiva, sulla quale era dipinta, sotto l'arco di un antico acquedotto romano (da qui il nome di Madonna dell'Arco), un'immagine della Madonna con il Bambin Gesù. Il giocatore che perse la gara, adirato, prese la palla e, bestemmiando, la scagliò violentemente contro l'immagine sacra, colpendola sulla guancia sinistra: come se fosse di carne, l'immagine cominciò a sanguinare prodigiosamente, facendo così gridare al miracolo la gente accorsa. 

Riguardo al Santuario di Mangone, c'è anche una leggenda popolare. Nel luogo dove sorge, si sarebbe visto un luccichio intenso e abbagliante, forse una fiamma o forse altro; proprio lì, comunque, sarebbe apparsa la Madonna col Bambino. 

Dopo il forte terremoto che colpì Mangone, il 4 ottobre 1870, i sopravvissuti in segno di gratitudine, si recarono con le "jacchère", fiaccole accese,nel luogo dove sorgeva la Chiesa dedicata alla Madonna dell'Arco. Qui ritrovarono il quadro della Vergine e lo portarono nella Chiesa di San Giovanni Evangelista, situata nel punto più alto, da dove avrebbe potuto proteggere l'intero paese. A ricordo di questo triste evento, ancora oggi, dopo oltre cento anni, si porta in processione la Madonna con una suggestiva fiaccolata.
Giuseppe Pizzuti, docente 

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ROGLIANO - Ha creduto nella sua passione e ce l'ha fatta. Oggi vi parliamo di Giacomo Magliocchi, un signore 50enne (ex consigliere comunale di Rogliano) che ha optato per una scelta di vita ben precisa, abbandonando la sua attività di elettricista per dedicarsi all'agricoltura. E proprio per raggiungere il suo obiettivo ha conseguito recentemente, con il massimo dei voti, il diploma di agrotecnico, presso l'Istituto Tecnico Agrario di Scigliano. Secondo alcuni ricercatori dell'Università di Oxford, riprendere a studiare in età adulta aiuta le persone a ritrovare fiducia in se stesse e le incoraggia a provare nuove sfide. E visto i risultati ottenuti dal signore in questione, che peraltro era già in possesso di un diploma di perito elettrotecnico, non possiamo che dargli ragione. Egli ha tradotto la sua inclinazione in un'attività vera e propria, in grado di produrre reddito e benessere per se stesso e la sua famiglia.

Ma ripercorriamo con lui le tappe di questa bella avventura: «Causa della crisi attuale, ho dovuto chiudere la mia ditta di impianti elettrici e buttarmi nel campo agrario, facendo di un hobby un lavoro. La mancanza di professionalità nella zona mi ha portato ad intraprendere un corso extrascolastico di potatura ed innesti e, successivamente, a conseguire il diploma di agrotecnico. Ho messo a frutto tutto ciò che ho acquisito grazie alla professionalità dei docenti ed alla capacità del dirigente scolastico di allora, la prof.ssa Petrisano. Nel frattempo ho ampliato alcune attività della mia azienda agricola "La fattoria delle tradizioni", che si trova in agro di Marzi, nella località Costa. Parlo dell'allevamento di avicoli per la produzione di uova alimentari e di produzione, ed avicoli a scopo ornamentale ed alimentare. Oltre a questo, ho intrapreso l'allevamento degli agnelli e degli ovini di razza per la produzione del latte ad alto contenuto di grassi, ideale per confezionare ottimi formaggi e derivati. Non manca la fornitura di ricotta e formaggio con il metodo tradizionale: latte crudo in un paiolo di rame e rametto di fico. Il ciclo si conclude, come natura vuole, con la produzione di orticole da agricoltura integrata, dove si alterna il biologico ed il chimico con saggezza, parsimonia e professionalità».

E non finisce qua perchè il signor Magliocchi, grazie all'uva, ha preparato il suo "Brunello di Giacomino", che quest'anno si preannuncia ottimo! Sfornerà anche dell'ottimo miele dal suo apiario. E per non farsi mancare nulla, ad agosto, ha conseguito il terzo diploma di enotecnico, presso l'Istituto Istruzione Superiore "Mancini-Tommasi" di Cosenza, con il massimo dei voti e la lode. «Sono impegnato tutti i giorni, sabato e domenica compresi, nonché nelle feste principali (Natale, Capodanno, Epifania e Pasqua), però, sinceramente, ne vale la pena!». E con questa simpatica affermazione, il nostro abile imprenditore agricolo, ha voluto sottolineare la sua grande dedizione ed il suo amore immenso per quest'attività. Come dice egli stesso, «l'obiettivo è quello di continuare nel solco delle tradizioni, tenendo fermo il timone su qualità e sicurezza, e garantire professionalità, conoscenza, sapori e saperi di una volta».

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