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Sulla griglia di partenza la storica testata “La Voce del Savuto”. Da oltre due decenni, grazie alla caparbietà del direttore e fondatore Fiore Sansalone, il periodico rappresenta un fiore all'occhiello per tutto il territorio calabrese. Oggi, con una veste nuova, un raffinato abito interamente cucito con il sigillo della cultura e della sana informazione, riprende vita sulle pagine infinite della rete. Un piccolo scrigno pregno di passione, amore per il territorio e soprattutto ricco di scrittura, dove la linfa vitale della cultura plasma tutta la sua bellezza. Una pellicola, metaforicamente parlando, da prima serata e da rete ammiraglia, con una sceneggiatura interamente scritta da giornalisti provenienti da tutta Italia e non solo, uniti per il Savuto. Un format nuovo, dove il profumo della “parola” crea un miscuglio afrodisiaco con la tecnologia e con le nuove frontiere dell’informazione. Un sano contenitore, una vera e propria fortezza da “le mille e una notte". Attualità, cronaca, spettacolo, sport, politica, sono solo alcuni dei pilastri di questa piccola miniera, dove, con un pizzico di fiabesca immaginazione da parte del lettore, non si trova l’oro tanto narrato nei racconti di Jack London, bensì il sapere e lo scambio di idee. Di concerto con tutta la redazione, abbiamo deciso di dedicare questo importante traguardo, per tutti noi, al professor Dario Cozza, recentemente scomparso. Un piccolo segnale per una persona che ha dedicato tutta la sua vita allo studio e alla filosofia.

LA DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE RESPONSABILE

«Cari lettori, con una certa emozione e commozione , ho il piacere di annunciarvi che “La Voce del Savuto” ritorna nelle vostre case. Ripartiamo con lo spirito giusto, con tanta voglia di fare e di rinnovarci. La linea del nostro giornale non cambia: è e sarà sempre caratterizzata dalla libertà di pensiero e di critica, senza sconti per nessuno, con l’obiettivo di informare i cittadini con serietà ed onestà, anche sui temi più delicati. Amiamo le sfide e contiamo sul vostro contributo».

IL SOSTEGNO DELLA REDAZIONE A FIORE SANSALONE

La redazione sostiene con infinita stima il direttore Fiore Sansalone. «Chiunque decida di investire energia intellettuale e risorse economiche in un business che in Italia sopravvive a se stesso con estrema difficoltà (l’editoria di giornali), merita assolutamente un encomio “a priori”. Ci vuole coraggio e un immenso amore per questa meravigliosa, nobile e difficilissima professione».

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Con immenso piacere abbiamo rivolto alcune domande al signor Carmine Altomare, proprietario della "Tenuta Bocchineri", che, con impegno e passione, ha saputo dar vita ad una vera oasi naturalistica. Un habitat caratterizzato da uno splendido percorso nella natura, ove è possibile riscoprire anche la memoria degli antichi mestieri contadini.

 

- Parliamo della "Tenuta Bocchineri". Come e quando nasce l'idea di realizzarla?

 «La "Tenuta Bocchineri" è da sempre una proprietà di famiglia che nel tempo si è ingrandita perchè sono stati aggiunti altri appezzamenti di terreno. Complessivamente è costituita da un'area di circa 3 ettari di suolo e si estende dalla zona adiacente il "Palazzetto dello Sport" di Rogliano, sino a confinare, nella sua parte più estrema, con il fiume Lara».

 - Può spiegarci esattamente cos'è? Quali piante ospita? Che tipo di attività sono previste?

 «Mi piace paragonarla ad una piccola oasi di pace, a quattro passi dal centro cittadino. Il percorso inizia dal cancello d'ingresso, realizzato da un bravissimo artigiano del paese. Subito dopo ci imbattiamo in un piazzale, fatto di pietre locali, dove è stata collocata una fontanella, ricavata da un tronco di castagno secolare (un tempo utilizzato come mangiatoia degli animali), ed ornata da un monoblocco di granito silano. Vi è anche un piccolo museo della civiltà contadina, con l'esposizione di vecchi attrezzi ed utensili degli antichi mestieri, ed una collezione di vini del Savuto. Nel giardino attiguo richiamano l'attenzione alcune radici di castagno secolare, raffiguranti sembianze di animali, e alcune pietre levigate dal fiume. Nelle vicinanze troviamo una casupola che conserva ancora il suo muro originario esterno. Al piano inferiore vi è un locale, anticamente utilizzato come pollaio, trasformato in una piccola cantina che ospita una "riempitrice", un utensile antico e raro che un tempo serviva per riempire le bottiglie di vino. All'interno sono custoditi anche altri attrezzi, tra cui la pompa a spalle di rame, che veniva utilizzata per dare il solfato alle viti. Nella tenuta troviamo alcune piante tipiche delle nostre zone montane, come la quercia secolare, che ha tutte le caratteristiche per essere denominata "albero monumentale", ed il "nespolo germanico", un albero assai raro, unico della specie in tutto il bosco».

 

- Ci sono delle cose che lei, come proprietario di questa oasi naturale, vorrebbe venissero effettuate? Alcuni miglioramenti? Quali sono i suoi progetti futuri?

 «Sarebbe utile che la fruizione di siffatti percorsi naturalistici e storici potesse avere scopi didattici ed educativi. L'idea di fondo è quella di salvaguardare gli habitat naturali, utilizzandoli in modo appropriato e valorizzare le nostre tradizioni come salvaguardia e promozione della memoria. Auspico che le scuole e le altre agenzie educative promuovano e sensibilizzino gli uomini e le donne di domani perchè com'è noto: "non si può parlare di futuro e presente se non si conosce il nostro passato". Eventuali miglioramenti possono avvenire se si costruisce una sinergia tra tutti gli attori del territorio, perchè l'azione individuale resterebbe costosa per chiunque e richiederebbe tempi lunghi per la realizzazione di qualsiasi progetto. Per quanto mi riguarda, resto a disposizione di chiunque volesse visitare gratuitamente la tenuta ed eventualmente estendere la passeggiata lungo un sentiero che conduce ad un mulino di antiche fattezze».

 

- Qual è il messaggio indiretto che il grazioso museo della civiltà contadina vuole trasmettere?

 «Il museo, come le altre attrattive della tenuta, ha insito lo scopo di riscoprire le nostre tradizioni, i mestieri e, quindi, le nostre origini, nell'ottica di far conoscere ai giovani d'oggi la realtà di un tempo passato che rischia di essere dimenticata e, quindi, mortificata».

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FALERNA (CZ) – Pro loco non è solo sinonimo di accoglienza, di promozione turistica, di valorizzazione del territorio ma soprattutto di solidarietà. In un momento complesso e difficile per l’intero Paese, angosciato dagli effetti e dai rischi della pandemia, il sodalizio falernese si è messo al servizio della comunità locale.

In occasione della Pasqua, alcuni soci e volontari dell’associazione, coordinati dal presidente Caterina Cario, hanno donato mascherine e dolci tipici a strutture socio-assistenziali del territorio: la R.S.A. “Ippolito Dodaro” di Falerna Centro e la Comunità alloggio per anziani “San Giovanni” di Gizzeria Lido, prossima all’abitato di Falerna Marina. Le mascherine, ausilio prezioso per operatori sanitari ed ospiti, sono state rigorosamente cucite a mano, con premura, dedizione, attenzione verso il prossimo. Nei prossimi giorni, i volontari ultimeranno altre mascherine, che saranno distribuite gratuitamente alla popolazione: un importante gesto d’amore e d’altruismo.

Le parole di Caterina Cario, presidente della Pro Loco, sono illuminanti e rivelano il senso profondo dell’impegno: «Pasqua è soprattutto la celebrazione della speranza. Mai come in questo momento è necessario coltivarla. La nostra organizzazione, per statuto, “promuove e sviluppa attività di solidarietà, attraverso iniziative nel settore sociale e del volontariato a favore della popolazione locale”. Per queste ragioni, malgrado la sospensione obbligata di tutte le attività dell’Associazione, abbiamo deciso di far sentire la nostra vicinanza alla nostra comunità, in modo concreto. Socie e volontarie della Pro Loco hanno speso amorevolmente il loro tempo e le loro energie per regalare frammenti di gioia alla parte più debole e fragile della popolazione: così, i dolci pasquali sono finiti sulle tavole dei nuclei familiari in difficoltà e delle residenze sanitarie per anziani del nostro territorio. La nostra gratitudine va, quindi, a Raffaela De Cario, Maria Letizia Di Marzio, Enza Renda, Rosaria Di Fiore e Cinzia Iuliano per l’incalcolabile aiuto nella preparazione dei dolciumi, nonché ad Elisabetta Strangis per l’impegnativa realizzazione delle mascherine.

Comunicato stampa – Associazione Turistica Pro Loco Falerna (CZ)
A cura della Segreteria (Ref. Armido Cario, tel. 3392000896)

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GRIMALDI - Non è più con noi da un anno esatto Pino Miniaci, ma soltanto fisicamente, perché le belle persone non si dimenticano, dunque non muoiono mai veramente. Proprio per questo, oggi sento il desiderio di ricordare il grande pittore e scultore grimaldese, ma anche l’uomo e la sua nobiltà d’animo.

Ho deciso, quindi, di dedicare a lui la rubrica “Creare in quarantena”, pensata per ospitare quegli artisti, poeti, scrittori, musicisti che in questo periodo, in cui è necessario rimanere in casa, stanno condividendo con noi le loro creazioni.
Se Pino Miniaci fosse ancora qui, sono sicura che ci delizierebbe, ancora una volta, con un dipinto dai suoi colori vividi e brillanti e dalle linee leggere e infinite come voli di rondine.
Ma lui non c’è e allora mi permetto di scegliere per voi una delle sue opere più belle e intrise di significato: la monumentale Via Crucis, visibile lungo il centro storico di Grimaldi. Realizzata dall’autore in tre anni (dal 2002 al 2005), l’opera consta di quindici rilievi in bronzo fuso a cera persa e riproduce figure note nella società e nel mondo ecclesiastico, oltre ad alcuni elementi architettonici del paese.
“In questo lavoro – spiegava Pino nel suo scritto Verso la morte per la vita – ho voluto tradurre in immagini realistiche gli episodi essenziali della passione di Cristo, basandomi su dati evangelici, ma anche sulle indagini sindoniche, proponendo così una visione del tutto nuova degli eventi. Lo sfondo di ogni singolo episodio riporta ad elementi architettonici del paesaggio urbano grimaldese, inseriti nell’intento di giungere ad una perfetta fusione tra l’opera e l’ambiente circostante che, in tal modo, diventa anch’esso protagonista”.
I quindici rilievi bronzei mettono particolarmente in risalto la grande sensibilità dell’artista e la sua profonda fede, visibile anche nel Cristo di Montescuro, nota scultura in ferro.
Pino Miniaci, che viveva con la sua famiglia a Malito, insegnava al Liceo Artistico Lucrezia della Valle, di Cosenza. Rimane indimenticato e indimenticabile per i suoi modi estremamente gentili e garbati, per il suo sorriso dolce e gioviale, per la bellezza delle sue opere e della sua anima.

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CARBONARA DI ASPARAGI

 

Ingredienti per 4 persone:

350 g di pennette rigate

300 g di asparagi

3 cucchiai di olio extra vergine di oliva

150 g di pancetta

4 uova

2 o 3 cucchiai di parmigiano o pecorino

Sale q.b.

Pepe nero q.b.

 

Procedimento:

tagliate gli asparagi a pezzetti ed eliminate la parte più dura. In una padella versate l’olio e fate rosolare la pancetta, aggiungete gli asparagi, fateli insaporire per qualche minuto e dopo versate, poco per volta, l’acqua di cottura della pasta fino a quando gli asparagi raggiungono la cottura.

Nel frattempo fate cuocere i rigatoni in abbondante acqua salata.

In una ciotola mescolate le uova con il formaggio grattugiato, il sale e il pepe.

Scolate la pasta al dente, versatela nella padella con la pancetta e gli asparagi, aggiungete le uova con il formaggio grattugiato e il pepe nero, mescolate bene e servite.

 

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