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GRIMALDI – Una comunicazione scritta per segnalare i disservizi dell’ufficio postale, chiedere un potenziamento degli sportelli e la sostituzione del postamat, ormai obsoleto.
Il consigliere di minoranza Attilio Rino (Il Sogno per Grimaldi), firmatario dell'odierna missiva, si rivolge alla direzione provinciale Poste italiane di Cosenza, al direttore dell’ufficio postale di Grimaldi e al sindaco Roberto De Marco, chiedendo che si intervenga per risolvere problemi che sussistono da tempo.
Si tratta, in realtà, della seconda segnalazione scritta inviata dal consigliere, la prima risalente al 14 ottobre 2019.
«Devo constatare - scrive Rino - che, nonostante i mesi trascorsi, le cose sono maggiormente peggiorate: il personale non è stato potenziato e il postamat, che era già lentissimo, ora funziona a fasi alterne. Proprio in questo periodo, in cui sarebbero da evitare gli assembramenti - afferma - , siamo costretti a fare file estenuanti per arrivare allo sportello o per fare prelievi all'esterno. Chiedo pertanto, anche a nome di tantissimi utenti, che codesta direzione predisponga: il potenziamento del personale agli sportelli, l’installazione di un distributore ticket elimina code e la sostituzione del postamat».
Il consigliere sottolinea l’importanza che l’ufficio postale ha assunto nel tempo, per Grimaldi e i paesi limitrofi di Altilia- Maione, Malito e Belsito, ragion per cui – sottolinea - «vorremmo che mantenesse e potenziasse la sua centralità».
Infine, Rino si rivolge al sindaco De Marco chiedendogli «di intervenire per rafforzare la presente richiesta».

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ALTILIA - Si ispira a Novella 2000, il noto settimanale di gossip e spettacolo, e in paese ha già riscosso un certo interesse. Sto parlando de “Il nuovo Altilia 2000”, non un vero e proprio giornale, né una rivista, ma certamente un’idea geniale, che fa discutere piacevolmente.
Il suo ideatore, l'altiliese Giuseppe Miceli, 24 anni, appassionato di grafica, si diverte a creare delle copertine che, con immagini e titoli ad hoc, “raccontano” storie e pettegolezzi locali, suscitando curiosità e ilarità tra la popolazione.
Giuseppe, giovane creativo e con diversi interessi, studia Scienze e Tecnologie delle produzioni animali all'Università di Catanzaro. Durante l’estate, fa il barista a Capo Vaticano.
In questa breve intervista, ci dice qualcosa di più su questa sua iniziativa che in paese sta conquistando proprio tutti.

Giuseppe, com'è nata l’idea?
«Come tutte le migliori idee è nata per caso, quando, tra un chiacchiericcio e l'altro, ho pensato che qualcuno avrebbe dovuto realizzare un giornale in cui raccontare i pettegolezzi del paese, una sorta di “Novella 2000”, insomma».
Fai tutto da solo?
«Sì. Sfrutto le mie conoscenze di grafica per creare le copertine (finora 2, ma conto di farle uscire ogni qualvolta ci sia qualcosa da raccontare), in stile giornale di gossip, giusto per fare due risate con i miei compaesani».
Qualcuno si è lamentato finora?
«No. Ovviamente scherzo solo con chi so che non si offende e non riporto notizie scomode o che riguardino la politica».
Chi è la signora Angelina, diventata famosa per i suoi manicaretti? 
«È mia zia, provetta cuoca, che si prodiga a farsi fotografare mentre prepara da mangiare. Ma lei era già “famosa” in paese perché la “uso” continuamente per le mie storie su instagram. È genuina quanto divertente e le vogliono bene tutti».
Raccontaci un po’ di te...
«Amo questo paese e ci tengo molto, non lo dico per convenienza. Mi piace scherzare con tutti, chi mi conosce lo sa. Questa idea nasce proprio per questo, per il mio desiderio di far ridere un po’ le persone, senza alcuna malizia o cattiveria».
Pensi che possa diventare un giornale col tempo?
«Per ora mi limito alle copertine, in futuro, chissà». 

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MARZI - E’ tanta la voglia di ritornare a vivere sane giornate all’aperto dopo le restrizioni per la pandemia, in particolare per quei lavoratori che nelle aziende hanno continuato a lavorare a ritmo serrato.
Così la decisione per gli operai dell’Alfagomma di Piano Lago e altri amici è venuta immediata; andare a trascorrere un giorno tutti insieme per sentieri, visitando antichi ponti, boschi incontaminati, costeggiando gli affluenti del fiume Savuto.
Un gruppo di venticinque persone, non rumoroso, che mantenendo le distanze per come previsto dalle disposizioni anticovid, ha trascorso in allegria un momento di svago lontano dalla fabbrica.
Per concludere al meglio, fermata obbligata alla Cantina Pironti, e più di uno spuntino per conciliare le “fatiche” della lunga camminata.
Una lunga passeggiata che verrà riproposta a breve, - fanno sapere gli organizzatori - con prossima tappa alla cascata di Cannavina e, tempo permettendo, un bagno salutare.
Piero Carbone, giornalista pubblicista

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ROGLIANO - L’artista Sandro Sottile farà parte dell’ambizioso progetto musicale “L’Italia in dialetto”, un tour artistico che lo vedrà protagonista, in questa stagione, nei maggiori teatri italiani e nei luoghi di culto, nel rispetto delle norme vigenti legate al Coronavirus.
Gli autori del progetto sono Antonio Nicola Bruno (Compositore, cantante, musicista) ed Enzo La Gatta. Collaborano, insieme a Sottile: Tony Cercola (Percussionista, scrittore, musicista) e Carlo Faiello (Cantautore, compositore). Da sottolineare la partecipazione di Peppe Lanzetta (Drammaturgo, attore e scrittore).
Sottile, che da qualche lustro si occupa di musica e canti popolari, si è detto soddisfatto per questa nuova importante opportunità.
Ed è proprio da questi momenti musicali che è nata la collaborazione con i sopracitati esponenti della musica popolare: musicisti dediti alla riscoperta delle musicalità e sonorità meridionali, che hanno in comune l'amore per la musica etnica, per i dialetti, per la tradizione, per i ritmi incontrastati della tarantella del Sud, che vede, sempre di più, accostarsi una folta schiera di giovani.
Il musicista cosentino ha così dichiarato al nostro giornale: «Sarà un’esperienza positiva, un momento di arricchimento e di orgoglio personale. L’iniziativa, come del resto le precedenti, mi permette di conservare nitidamente la memoria della mia terra d’origine. A dare un particolare fascino all’esecuzione dei vari brani, sarà l’utilizzo di alcuni strumenti propri della musica popolare calabrese. Fra questi, la regina è senza dubbio la chitarra battente. Verranno impiegate anche le tradizionali zampogne, le "pipite", la lira calabrese. Sono certo - conclude l'artista - che i numerosi brani proposti “attarantoleranno” gli spettatori, inducendoli a ballare e a cantare con noi».
Il musicista roglianese ha pure annunciato che è in cantiere il nuovo videoclip “Noi meridionali” in collaborazione con il cantautore partenopeo Eugenio Bennato, con il quale ha intrapreso da anni un’importante cooperazione artistica. Coronavirus permettendo, rimane sulla carta il tour estivo 2020 “Tarantella ca nun và bona”.
Ricordiamo che Sottile nasce a Rogliano nel ’62 e si avvicina da giovanissimo alla musica. A tredici anni, infatti, inizia lo studio della chitarra, della zampogna e della ciaramella, strumenti, questi ultimi due, che inizia a costruire artigianalmente nelle forme più arcaiche. Artista completo nell’ambito della ricerca antropologica musicale del meridione, è pluristrumentista, cultore e cantore delle tradizioni popolari.
La sua discografia comprende 6 cd: nel 2009- “C’è quel sud”; 2010:“Live@Rogliano” – Notte bianca; 2011: “Ex voto”; 2011: “Cantannu e sonannu”; 2012: “Sulle tracce dei terroni”; 2019: “Alchimia popolare”.
Ma da dove nasce la passione di Sandro Sottile per la musica popolare? :«La mia passione - spiega - nasce da lontano, sono proprio i suoni ed i ritmi della musica del sud che mi prendono e che sono fondamentali. Volevo citare alcune collaborazioni importanti che ho intrapreso nel tempo. Ad esempio con Eugenio Bennato, con il quale ho dei rapporti professionali costanti; e, poi, con Tony Esposito, ed ancora con il gruppo musicale “Zona Briganti” e con tutti quei musicisti calabresi con la EMME maiuscola. Un po’ di anni fa ho suonato anche con Danilo Montenegro. Nel 1981 ho fondato il gruppo di musica popolare “Narratiuncula”, con degli amici di infanzia, ed ho iniziato questo percorso musicale che si è protratto nel tempo fino ad arrivare all’ultimo lavoro che ho chiamato “Alchimia popolare”, una sorta di viaggio fantastico, una magia attraverso i suoni del sud. La nascita dell’associazione culturale del progetto “C’è quel sud” - conclude Sottile - si pone come obiettivo di mettere in evidenza la musica della Calabria e le eccellenze, una sorta di rivalutazione degli artisti presenti sul territorio».
Il nostro augurio va a questo formidabile cantautore che, con coerenza rara, ostinazione e coraggio, percorre le strade del sud cantando fatica e dignità, nuovi e antichi soprusi, solidarietà e riscatto.
Nella foto: Sandro Sottile insieme ad Eugenio Bennato

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RENDE - Nasce, su iniziativa del professore di filosofia Sergio Tursi Prato (nella foto), l'idea di dar vita ad un Movimento d’opinione apartitico e solo con finalità culturali e sociali, che è quello dei liberi pensatori.
La conferenza di presentazione,aperta a tutti,si terrà martedì 16 giugno alle ore 19.00, presso la “Cantina del Contadino-Residenza di Campagna”, in Via Alessandro Magno n. 476 a Rende, nei pressi dell’Universita’ degli Studi della Calabria. I lavori saranno moderati dal Giornalista Letterio Licordari, mentre la relazione introduttiva,in videoconferenza registrata,sarà tenuta dall’avvocato Vincenzo Ferrari, ordinario di Diritto Privato presso l’Universita’ degli Studi della Calabria, con la ripresa integrale di Miga Web Tv. A seguire,alle ore 21.00, la cena di gala su prenotazione, al costo di euro 18.00.
Ecco il pensiero del giornalista Sergio Tursi Prato riportato sulla sua piattaforma facebook lo scorso 10 giugno: «Qualcuno si illudeva di avere la forza di fermare il mio attivismo sociale,politico e culturale,portato avanti sempre con onestà,trasparenza ed alla luce del sole. Senza padrini e padroni, supportato dai limiti e pregi dell’agire umano, ma anche dall’affetto di tanti amici.Oggi mi sento più forte, stimolato e motivato di prima».
Sergio Tursi Prato, ordinario di Storia e Filosofia nei Licei e giornalista pubblicista, è stato direttore responsabile di un'emittente televisiva locale per tanti anni. Adesso è il direttore responsabile di MIGA WEB TV, della quale la proprietà e gli editori sono Michele Rucchetto e Gabriella Ruggiero.
Lucia De Cicco, Odg Calabria
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Il Corpus Domini ("Corpo del Signore"), solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo tra le più sentite a livello popolare, viene celebrato il giovedì successivo alla domenica della Santissima Trinità oppure, in alcuni Paesi tra cui l'Italia, la domenica successiva, ed è la festa dedicata alla santa Eucarestia.
Durante la giornata del Corpus Domini, dopo la celebrazione della Messa, si porta in processione, racchiusa in un ostensorio sottostante un baldacchino, un'ostia consacrata ed esposta alla pubblica adorazione: viene adorato Gesù vivo e vero, presente nel Santissimo Sacramento. A Roma la processione del Corpus Domini è presieduta dal Papa.
La volontà di istituire una festa dedicata esclusivamente al Corpo e al Sangue di Cristo fu espressa da Cristo stesso in una visione a Santa Giuliana (1192 circa-1258), madre priora di Mont Cornillon a Liegi, in Belgio. Da giovane la monaca avrebbe avuto una visione della Chiesa con le sembianze di una luna piena, ma con una macchia scura, a indicare la mancanza di una festività. Nel 1208 ebbe un'altra visione, ma questa volta le sarebbe apparso Cristo stesso, che le chiese di adoperarsi perché venisse istituita la festa del Santissimo Sacramento, per ravvivare la fede dei fedeli e per espiare i peccati commessi contro il sacramento dell'eucarestia. La Santa si fece portavoce di questo desiderio.
In seguito, nel 1263, a Bolsena, comune della provincia di Viterbo nel Lazio, avvenne un "miracolo eucaristico". Si racconta che un prete boemo, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a dir messa a Bolsena ed al momento dell'Eucarestia, nello spezzare l'ostia consacrata fu assalito dal dubbio che essa contenesse veramente il corpo di Cristo. A fugare ogni dubbio, dall'ostia allora uscirono alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino liturgico (attualmente conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell'altare (tuttora custodite nella Basilica di Santa Cristina a Bolsena). Venuto a conoscenza dell'accaduto, Papa Urbano IV nel 1264 istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini.
Quest'anno la festa si celebrerà il 14 giugno.
Giuseppe Pizzuti, docente 

Nelle foto, festa del Corpus Domini a Rogliano

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L'Associazione "Discovering Reventino", che ha lo scopo di scoprire e raccontare il senso e la bellezza dei luoghi dell'Alto Savuto, segnala che la "Grotta del Brigante" a Bianchi, in località Malisirici, che costeggia il fiume Corace, non è più accessibile per il danneggiamento delle poche infrastrutture di legno costruite per raggiungere la grotta.
Anche l'Amministrazione comunale si associa all'appello di "Discovering Reventino" per la difesa e la tutela di questo luogo incontaminato della presila cosentina, meta di escursioni e la cui storia si innesta col brigantaggio e Risorgimento calabrese.
La grotta ospitò il brigante Pietro Bianco, i suoi venti seguaci e fu, per un certo periodo, il suo rifugio.
La storia racconta che Pietro Bianco, nato a Bianchi il 30 marzo 1839 da Domenico Bianco (pastore) e Rosa Bianchi (filatrice) era un pastore, un contadino. Prima di darsi alla "macchia" e diventare un brigante, Michele Chiodo nel suo libro "Patrioti, liberali e ribelli in Calabria" racconta che Bianco, all'età di 22 anni, partì volontario, arruolandosi nei Mille di Garibaldi e partecipò all'assedio di Capua (1860). Tutto ciò significa che nell'animo di Bianco esistevano buoni valori morali e anche la speranza di migliorare la propria vita. Una scelta questa sottolineata anche dagli scrittori Vincenzo Padula, Nicola Misasi e Luigi Settembrini.
Conclusa l'Unità d'Italia, Pietro Bianco, deluso e amareggiato, si ribellò alla classe dominante e alle leggi, spargendo sangue e morte.
Stando alle cronache più o meno ufficiali,il brigante iniziò la sua "carriera" dopo una lite fra lui e un altro "furse" pastore. Con i suoi compagni imperversò nella zona di Bianchi tra i pini della Regia Sila e nel Crotonese. La sua leggenda racconta di numerosi tesori nascosti in luoghi misteriosi e fa del brigante un "Robin Hood" calabrese,pronto a difendere i deboli dai soprusi dei ricchi. Il 15 marzo 1866 fu arrestato, insieme alla sua compagna Generosa Cardamone, anch'essa brigante, dai Carabinieri Reali della Guardia Nazionale. Riconosciuto colpevole dal Tribunale di Catanzaro di 107 reati contro la proprietà e di 102 contro la persona, fu decapitato, all'età di 34 anni, nel vallone di Rovito a Cosenza. Ma questa è un'altra storia, che vi racconteremo nei prossimi giorni. 

Ingresso della Grotta di Pietro Bianco (Foto E.Eufemio). L'mmagine è tratta dal libro di Antonio Elia "Storia di Bianchi dal Seicento all'Ottocento"

da: Bianchi on line

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