di Massimo Reina
Non è uno sketch dei The Jackal. Non è una puntata di Camera Café. È solo la politica italiana, signore e signori, che tra guerre, salari da fame, ospedali al collasso e bollette da infarto, riesce a regalarci l’ennesima perla di autismo istituzionale.
Ma che freddo fà...
Se pensavate che il fondo lo avessero toccato nel 2007 Rocco Buttiglione (UDC) e Albertina Soliani, (L'Ulivo), che a nome di molti altri colleghi inoltrarono all’epoca una richiesta presso i questori del Senato per ottenere nella buvette del Senato della Repubblica anche il gelato, per “migliorare” il tenore di vita nel Palazzo (poveri cuccioli...), rimmarrete stupiti.
A Montecitorio fa freddo. Troppo freddo. A dirlo non è un pinguino, ma l’onorevole Patrizia Marrocco (Forza Italia), che ha solennemente denunciato — udite udite — l’aria condizionata assassina. Non per i costi, non per l’impatto ambientale, ma per il rischio di... ammalarsi.
Poverina. Lei, vittima del gelo polare d’aula, mentre fuori, nella plebe, ci sono muratori, rider e netturbini che si sciolgono al sole per 7 euro l’ora, ma vuoi mettere il disagio della Marrocco?
Tranquilli, Rita Dalla Chiesa corre in suo soccorso, probabilmente ricordando le battaglie per i condizionatori nei tribunali militari o sulle panche di Forum. Tutte unite contro il vento del nord che sferza gli scanni di Montecitorio, come se fossero i ghiacci di Novosibirsk.
La rivolta dell’opposione... Anzi, no
A spezzare la brezza — e la farsa — ci ha provato Francesco Emilio Borrelli, che ha osato far notare alla collega che mentre lei patisce il freddo del potere, fuori la gente muore di caldo e di precariato. Un barlume di coscienza sociale? Una fiammata di dignità civile? Macché.
Poco dopo, intervistato, ha aggiunto che “la collega non ha tutti i torti”, solo che “ha sbagliato il momento”.
Ah. Quindi non è il contenuto surreale ad avergli dato fastidio, ma il tempismo. Tipo quelli che non si indignano se uno urina in chiesa, ma solo se lo fa durante la messa.
Del resto, aspettarsi che il Parlamento italiano si occupi di problemi reali mentre fuori si cuoce a fuoco lento un’intera generazione è come chiedere a Calenda di rinunciare a una conferenza stampa o a Renzi di tacere per più di due minuti.
Siamo al paradosso definitivo: le élite soffrono il freddo dell’aria condizionata, il popolo quello della fame, e nessuno fa niente per spegnere davvero il motore.
Nel frattempo i termosifoni dell’indecenza continuano ad arroventare il Palazzo, dove c’è chi discute della temperatura come se stessimo al bar sotto l’ombrellone e non nel cuore del potere legislativo italiano. Se c’è una cosa che davvero raffredda Montecitorio, non è l’aria condizionata, ma il gelo morale di chi ci abita.
E quello, purtroppo, nessun tecnico potrà mai regolarlo.









