di Fiore Sansalone
La politica calabrese ha emesso il suo verdetto ancora prima del voto: per la Valle del Savuto non c’è posto.
Per le elezioni regionali del 5 e 6 ottobre, a parte Franco Iacucci, consigliere uscente, pare che nessun candidato originario di questo territorio a sud di Cosenza abbia trovato spazio nelle liste ufficiali presentate dal centrodestra e dal centrosinistra.
Un’esclusione che sa di beffa, ma che per gli abitanti della zona ha il sapore amaro della normalità. “Come al solito, a rappresentare gli interessi del Savuto in Consiglio regionale è gente che non conosce il nostro territorio”, commenta uno degli esclusi dalla competizione elettorale. “Anzi, - aggiunge - viene a fregarsi i voti per i propri interessi personali”.
La denuncia è chiara e senza mezzi termini: il sistema politico regionale continua a considerare il Savuto un serbatoio di voti da conquistare in campagna elettorale e da dimenticare una volta assegnati gli scranni potenti di Reggio Calabria.
I partiti, tutti, preferiscono candidare figure provenienti da aree più popolose o già consolidate nei giochi di potere, relegando questa valle a un ruolo di comprimaria, quando va bene.
“Non poteva essere che così”, prosegue: “Il Savuto, ormai, non rappresenta nulla nella vita politica regionale. È stato messo ai margini”.
Questa ennesima esclusione non è che l'ultimo capitolo di una storia più lunga di abbandono e sottosviluppo. Il territorio a sud di Cosenza, con i suoi borghi, le sue potenzialità enogastronomiche, paesaggistiche e culturali, vive da decenni il paradosso di essere il cuore pulsante di una Calabria autentica e poco contaminata, ma di essere trattato come la sua Cenerentola.
Come la famosa eroina della favola, il Savuto lavora silenziosamente, nel settore agricolo e in quello turistico, tra mille difficoltà, e aspetta che qualcuno si accorga del suo valore. Ma quando arriva il "ballo" della ripartizione del potere, degli investimenti e della rappresentanza, viene sistematicamente lasciato a casa, dimenticato ai margini della stanza, mentre gli altri ballano. I suoi voti, però, sono sempre ben accetti e contesi, come scarpette di cristallo da calzare per raggiungere il potere, per poi essere abbandonati una volta vinta la corona.
La denuncia è chiara e senza mezzi termini: il sistema politico regionale continua a considerare il comprensorio sud cosentino un serbatoio di voti da conquistare in campagna elettorale e da dimenticare una volta assegnati gli scranni.
Così, anche stavolta, il nostro territorio resta senza voce.









