di Fiore Sansalone

Ha sfiorato la candidatura alle Regionali 2025, ma l’esperienza, anche se breve, gli ha lasciato entusiasmo e nuove prospettive.

Funzionario pubblico e volto noto della vita sociale roglianese, oggi guarda alla politica locale con spirito critico e voglia di riscatto per la sua comunità. In questa intervista racconta la sua esperienza, le riflessioni maturate e la sua idea per il futuro del paese.

La sua mancata candidatura alle Regionali 2025: come l’ha vissuta, personalmente e politicamente?
«Ero al mare, ospite di un amico in Calabaia (Belvedere), in una calda giornata d’agosto. Ho incontrato alcuni amici di vecchia data che, scherzando, hanno cominciato a parlarmi di una possibile candidatura nella Valle del Savuto. Da lì, però, la cosa è diventata più seria: sono stato contattato e invitato da dirigenti e politici nazionali per un colloquio in un noto resort sulla costa ionica.
Dopo una settimana ho ricevuto un’altra chiamata da amici presenti quel giorno al mare e, durante una pizza, mi è stata avanzata un’altra proposta di candidatura, sempre nell’area del centrodestra.
Capirà che, per uno come me che non ha mai fatto politica attiva, tutto questo interesse mi ha davvero sorpreso. Eppure ho affrontato il percorso con lucidità e serietà: ho partecipato a riunioni, incontri, aperitivi politici, seguendo tutti i passaggi necessari. Alla fine è stato scelto un uomo di partito, un “fedelissimo”, e la mia candidatura è sfumata. Ma non ho rimpianti: è stata un’esperienza breve ma entusiasmante, che mi ha dato fiducia e visibilità.
Devo però dire una cosa: se invece di accettare la prima proposta avessi seguito la seconda, arrivata da un segretario provinciale di un noto partito del centrodestra, forse oggi parleremmo di un risultato diverso, magari anche di una possibile elezione».

Crede che quella fase le abbia comunque dato visibilità o relazioni utili per il futuro?
«Certamente sì. Ho tanti amici e conosco un’infinità di persone che mi stimano, anche perché sono sempre stato al centro della vita mondana cosentina — tra sport, cultura e spettacolo — e da oltre vent’anni lavoro nella pubblica amministrazione, sempre “sul pezzo”.
Con un pizzico di presunzione posso dire che non è la politica ad avermi dato visibilità, semmai potrei essere io a dare nuova linfa e nuova verve alla politica. Ma lascio ai posteri questa ardua sentenza».

Che insegnamenti ha tratto da quell’esperienza?
«È durata poco, circa un mese, quindi non posso dire di aver maturato grandi insegnamenti politici. Però mi ha confermato una cosa: la politica seria mi piace. Mi considero un uomo dello Stato, lavoro nella scuola e ogni giorno mi impegno con passione e dedizione. Mi piace aiutare gli altri, e quando lo faccio provo orgoglio. Non cerco nulla in cambio, se non un sorriso e la stima delle persone».

Come è nato il suo avvicinamento all’area del centrodestra?
«La verità è che tutta la vita, in fondo, ruota intorno alla politica: nel lavoro, nelle relazioni, nel modo di porsi. La politica è ovunque, 365 giorni l’anno.
Il mio impegno politico, però, non è ancora cominciato: non faccio politica attiva, anche se vorrei farla. Credo di poter dare un contributo non inferiore a quello di molti amministratori attuali.
Lei dice che mi sono avvicinato al centrodestra: in realtà, sono stati gli esponenti del centrodestra — di livello provinciale, regionale e nazionale — ad avvicinarsi a me. Io non ho tessere di partito: mi identifico nella gente e nei loro problemi quotidiani».

Si parla di lei come possibile candidato al Consiglio comunale di Rogliano: cosa pensa di questa prospettiva?
«Caro direttore, verba volant, scripta manent. Le chiacchiere corrono, ma per me restano motivo d’orgoglio, perché dimostrano che la gente crede in me.
Per me la politica è prima di tutto un modo per aiutare chi ha più bisogno, senza vivere di apparenze. Ogni giorno incontro persone del mio paese che mi incoraggiano a fare questo passo. E rispondo sempre: perché no? Se ci saranno i presupposti e il consenso, potrei mettermi al servizio della mia comunità».

Come giudica l’attuale situazione politico–amministrativa di Rogliano?
«Se le dicessi “un disastro”, cosa mi risponderebbe?
Amministrare la cosa pubblica è difficile, ma proprio questa difficoltà dovrebbe spingere a fare meglio. Rogliano ha perso la sua centralità nella Valle del Savuto.
Le criticità sono tante: manca una vera politica, e quella poca che c’è non riesce nemmeno a gestire l’ordinario.
Da cittadino vedo l’assenza di politici di razza, sostituiti da personaggi che confondono la politica — che dovrebbe essere servizio — con una scorciatoia per risolvere problemi personali.
Rogliano aveva un ospedale d’eccellenza, e non c’è più. Aveva uffici importanti — imposte, Inps — e sono stati chiusi. Aveva scuole di livello, un campo sportivo fiorente, un commercio vivace, un mercato domenicale che attirava tutta la provincia.
Avevamo un’acqua invidiata da tutti — “acqua e Merune” — e oggi la sera i rubinetti sono a secco. La villa comunale era un giardino, ora è abbandonata. Le strade erano asfaltate e curate, oggi no. Ma soprattutto Rogliano era una comunità unita, e ora non lo è più.
La politica divide, certo, ma il senso civico e l’appartenenza non dovrebbero mai perdersi, qualunque sia il colore politico».

Quali sono, secondo lei, le priorità per il territorio?
«Cambiare amministratori e amministrazione. Ritrovare il senso di comunità. Rogliano deve cambiare rotta e tornare a essere il paese trainante della Valle del Savuto».

Come vede il futuro politico di Rogliano nei prossimi cinque anni?
«Se non si riuscirà a trovare un punto d’incontro tra nuove figure politiche e giovani motivati, continueremo a vedere gli stessi personaggi che hanno portato la nostra comunità al declino, non solo economico ma anche sociale.
L’unica vera arma ce l’hanno i cittadini, con il voto: solo loro possono cambiare il destino di un paese che un tempo contava, e che oggi fatica perfino a riconoscersi come comunità.
Come si dice, “non tutti i mali vengono per nuocere”. Ma chi è causa del proprio male, pianga se stesso».

 

FIORE SANSALONE
Author: FIORE SANSALONE
Biografia:
Fiore Sansalone vive e lavora a Rogliano, in provincia di Cosenza. Editore e giornalista pubblicista, è iscritto all'albo della Calabria dal 2003. Ha studiato Scienze economiche presso l'Unical di Cosenza e Scienze politiche all'università "Aldo Moro" degli studi di Bari. Ha collaborato con il quotidiano "La Provincia cosentina". Dal 1998 dirige il periodico del territorio a sud di Cosenza, "La Voce del Savuto"; per alcuni anni ha diretto il mensile "Grimaldi 2000", edito dall'amministrazione comunale. Ed ancora, è stato editore e direttore responsabile de "La Voce del Savuto in Canada". È ideatore del "Premio Sabatum", un'importante rassegna che rende testimonianza ai protagonisti attivi delle arti, della cultura, delle scienze, dello spettacolo e del giornalismo che, negli anni, con passione e professione, hanno dato lustro alla terra del Savuto. Organizzatore di eventi, da un trentennio promuove concorsi letterari, mostre e rassegne culturali e musicali. Per 18 anni è stato direttore artistico del concorso regionale della canzone "Città di Rogliano". Studioso di tradizioni, da 22 anni pubblica "Il calendario del Savuto", ed è coautore in numerosi volumi sulla ricerca popolare. Nel 1980 ha pubblicato, insieme all'insegnante Brunella Aiello, "Trilogia della vita - Quannu sona la campana - Nascita, matrimonio e morte nella cultura contadina". È presidente dell'associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura", con sede a Rogliano (Cosenza) e Pegli (Genova). Suona la chitarra e ama la pittura, la fotografia e la poesia.


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