Nessuno vuole fare il sindaco di Rogliano e Mangone. Almeno ufficialmente. Tra i papabili, però, tutti lo vorrebbero fare. Se scrivi un nome, l’interessato se la prende. C’è addirittura chi minaccia querele preventive, una nuova frontiera del diritto amministrativo applicato all’ansia elettorale. È assurdo, ma ogni reazione conferma una regola non scritta della politica locale: più uno si offende, più ci tiene.
I migliori tra i politici preferirebbero che non se ne parlasse affatto, come se il silenzio potesse congelare le ambizioni. Peccato che non funzioni così. I cittadini devono sapere ed essere informati su ciò che fanno partiti, movimenti e gruppi civici, gruppi che lavorano alacremente, spesso in stanze riservate, con riunioni fitte, telefonate discrete e sorrisi di circostanza. Una sorta di massoneria senza grembiule, ma con la lista pronta nel cassetto.
Nel frattempo, pubblicamente, nessuno è candidato. Tutti sono “al servizio”, “disponibili se serve”, “inermi di fronte al dovere civico”, ma pronti a scattare al primo segnale utile. Si giura di non pensarci, mentre si fanno i conti: voti, parentele, alleanze improbabili e amicizie rispolverate all’ultimo momento. Un gioco delle parti che va avanti da mesi, tra smentite categoriche e sguardi che tradiscono più di mille comunicati stampa.
Nei comuni interessati si voterà nella primavera del 2027. C’è ancora tempo, diranno in molti. Eppure il clima è già quello della campagna elettorale permanente, dove nessuno corre ma tutti si scaldano. La poltrona, insomma, non la vuole nessuno… ma è sufficiente ipotizzare un nome diverso per far saltare equilibri e nervi.









