Duro intervento dell’ex sindaca, che attraverso una nota critica l’attuale modo di amministrare e punta il dito contro quella che definisce una politica fatta di eccessiva comunicazione, protagonismo e scarsa apertura verso le iniziative che nascono dal territorio
di Fiore Sansalone
PATERNO CALABRO – «Meno pose, più fatti». È racchiuso in queste poche parole il senso del duro intervento dell’ex sindaca di Paterno Calabro Lucia Papaianni, che torna a intervenire nel dibattito politico locale con una nota dai toni ironici e fortemente critici.
Nel mirino dell’ex prima cittadina finisce quello che, con una provocazione, definisce «il selfie amministrativo»: una politica che, secondo Papaianni, tenderebbe a privilegiare fotografie, presenza agli eventi e comunicazione rispetto ai risultati concreti per il territorio.
Ma la critica va oltre l’aspetto comunicativo. Papaianni affronta anche i temi dei rapporti istituzionali, della collaborazione e dello spazio riconosciuto alle iniziative promosse da cittadini e realtà locali, contrapponendo autorevolezza e fermezza a quelli che considera atteggiamenti di arroganza e prepotenza.
Nel suo intervento trova spazio anche il confronto tra presente e passato amministrativo, fino alla domanda che l’ex sindaca rivolge indirettamente all’attuale maggioranza: «Ma rispetto a prima, cosa è realmente cambiato?».
Una presa di posizione politica netta, dunque, che Papaianni conclude con un invito altrettanto esplicito: meno protagonismo e maggiore attenzione ai fatti, alla collaborazione e al rispetto di chi si impegna per il territorio.
Di seguito la nota integrale dell’ex sindaca Lucia Papaianni.
“C’è una nuova disciplina olimpica nella nostra politica locale: 𝙄𝙡 𝙨𝙚𝙡𝙛𝙞𝙚 𝙖𝙢𝙢𝙞𝙣𝙞𝙨𝙩𝙧𝙖𝙩𝙞𝙫𝙤.
Consiste nel riuscire a comparire sempre in prima fila, possibilmente al centro dell’obiettivo, con l’aria di chi ha appena realizzato qualcosa di straordinario.
𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒆̀ 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒍𝒆. 𝑭𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒇𝒐𝒕𝒐 𝒆̀ 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒆.
E così eccolo puntuale: inaugurazioni, eventi, manifestazioni, strette di mano, sorrisi istituzionali… sempre pronto per lo scatto. Perché, si sa, se non c’è una fotografia, probabilmente non è successo.
Quanto ai risultati concreti per il territorio, quelli richiedono tempo, capacità e lavoro.
𝑰𝙡 𝙨𝒆𝙡𝒇𝙞𝒆, 𝙞𝒏𝙫𝒆𝙘𝒆, 𝙧𝒊𝙘𝒉𝙞𝒆𝙙𝒆 𝒔𝙤𝒍𝙩𝒂𝙣𝒕𝙤 𝙪𝒏 𝒔𝙚𝒄𝙤𝒏𝙙𝒐.
Poi c’è l’altra specialità: 𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲𝘇𝘇𝗮 𝘀𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝗿𝗿𝗼𝗴𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗲𝘇𝘇𝗮 𝘀𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗿𝗲𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮.
Perché collaborare, ascoltare e lasciare spazio alle iniziative degli altri richiede una certa sicurezza. Molto più semplice, evidentemente, pensare che tutto debba passare da una sola regia e che chiunque faccia qualcosa debba prima ricordarsi chi è che comanda.
E quando qualcuno del territorio organizza un’iniziativa senza chiedere il permesso di essere protagonista, sembra quasi scattare un piccolo allarme istituzionale:
“𝘾𝙤𝙢𝙚 𝙨𝙖𝙧𝙚𝙗𝙗𝙚? 𝙌𝙪𝙖𝙡𝙘𝙪𝙣𝙤 𝙨𝙩𝙖 𝙛𝙖𝙘𝙚𝙣𝙙𝙤 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙙𝙞 𝙢𝙚?”
Tranquilli: niente panico.
Basta una fotografia, una bella didascalia e il problema è risolto.
Particolarmente curioso è poi questo continuo bisogno di guardarsi alle spalle, di evocare ciò che è stato e di spiegare quanto fosse tutto diverso prima.
Una strategia davvero curiosa: quando si è concentrati sul presente e, soprattutto, sul futuro, normalmente non c’è tutto questo bisogno di ricordare il passato.
Forse perché certi confronti vengono spontanei anche senza nominarli.
E allora meglio non parlarne troppo… si rischierebbe di far venire in mente ai cittadini una domanda piuttosto scomoda:
“𝙈𝙖 𝙧𝙞𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙖 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖, 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙚̀ 𝙧𝙚𝙖𝙡𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙘𝙖𝙢𝙗𝙞𝙖𝙩𝙤?”
Domanda alla quale, stranamente, 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗹𝗳𝗶𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗿𝗶𝘂𝘀𝗰𝗶𝗿𝗲 𝗮 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮.
E soprattutto abbiamo tanta comunicazione. Perché quando i risultati si vedono poco, bisogna pur sempre fotografare qualcosa.
Per il resto, aspettiamo fiduciosi.
𝗠𝗲𝗻𝗼 𝗽𝗼𝘀𝗲, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶. 𝗘 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘀𝗲𝗹𝗳𝗶𝗲, 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗲𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗵𝗶 𝗳𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼”.









