di Fiore Sansalone

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Giuseppe Tiano, attivista sociale e sindacale, che risponde pubblicamente a un recente post dell’assessore ai Lavori Pubblici di Rogliano, Fernando Sicilia, sulla delicata questione della RSU e sul futuro dei lavoratori della Presila cosentina. Sicilia aveva lanciato un appello al “senso di comunità” per affrontare insieme le sfide imminenti.

 

 

di Fiore Sansalone

A meno di un anno dalle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale, a Rogliano, si muovono i primi tasselli della partita politica. Un gruppo trasversale di “strateghi” locali – noti per la capacità di orientare i consensi spostando pacchetti di voti da una parte all’altra ad ogni tornata elettorale – ha individuato il proprio candidato alla carica di sindaco: si tratta di un avvocato molto stimato in paese, che in passato aveva già declinato proposte simili.

 

di  Massimo Reina

Nel 2024, secondo Istat, Save the Children e Caritas, 1 milione e 250 mila bambini italiani vivono in condizioni di povertà assoluta.

Non “relativa”, non “temporanea”, ma assoluta. Vuol dire che non mangiano abbastanza, o mangiano male. Che in molte periferie – da Milano a Napoli, da Palermo a Roma – un bambino su tre cresce in un contesto di disagio economico cronico, dove un regalo di compleanno è un lusso, e un paio di scarpe decenti un evento.

Uno su dieci non ha accesso regolare a una dieta equilibrata. L’abbandono scolastico, nel Sud, supera abbondantemente il 20%. Stiamo crescendo una generazione che non conosce neanche il sapore della dignità, ma si abitua in fretta a quello dell’umiliazione. Bambini che non hanno mai visto una torta con le candeline, ma hanno già imparato a vergognarsi dei loro vestiti. A scuola si nascondono. A casa non si riscaldano.

Nel frattempo, però, l’Italia invia armi a Kiev, rifinanzia le missioni NATO, sigla nuovi accordi con i fabbricanti di morte e – udite udite – aumenta la produzione bellica interna. Perché il business della guerra, si sa, non conosce recessione. E l’Europa dei “valori” non batte ciglio: i bambini italiani* possono pure crepare di fame, purché Zelensky riceva puntualmente i suoi lanciarazzi.

Perché l’Ucraina “va difesa fino all’ultimo ucraino”. In Italia, dove il carovita ha trasformato i supermercati in trincee, i soldi per gli armamenti spuntano come funghi in autunno. Ma quando si tratta di bambini italiani, quelli in carne e ossa, niente da fare. Muti. Distratti. Oppure pronti a spiegarti che “non si può fare tutto”. Già: missili sì, merende no.

E allora la domanda è semplice, brutale, necessaria: che razza di democrazia è quella che spende miliardi per far saltare i ponti a Mariupol, ma lascia i suoi bambini senza uno zaino, una visita medica, un posto sicuro dove crescere? Che cos’è questa civiltà che fabbrica bombe intelligenti e cittadini ignoranti, missili teleguidati e giovani senza guida, cacciabombardieri da 80 milioni e scuole che crollano?

Ce lo spiega la cronaca: è la civiltà dell'ipocrisia. Quella che si indigna per la fame in Africa, e poi fa la fame in periferia. Quella che esalta la resistenza ucraina, ma lascia soli i bambini italiani con madri depresse, padri violenti, insegnanti stremati e servizi sociali al collasso. Quella che pretende di esportare la democrazia col cannone, e intanto calpesta ogni giorno quella interna, con il silenzio, la disattenzione, la miseria pianificata.

È l’Europa che arma, non che sfama. In Germania, dove l’inflazione corre e i cittadini si coprono con due maglioni per non accendere i termosifoni, il governo “progressista” trova i miliardi per Zelensky. L’Italia che finanzia carri armati, non carrozzine. Un continente che si proclama “baluardo dei diritti” mentre lascia i suoi figli crescere nella vergogna, nella solitudine, nel gelo. La vera guerra, oggi, non è solo in Ucraina. È nelle camerette spoglie dove un bambino guarda la muffa sul soffitto e si chiede se è normale non aver mai avuto un giocattolo nuovo. È nelle scuole senza riscaldamento. È nei frigoriferi vuoti. È nei cuori svuotati.

Chi lascia che questo accada non è uno Stato - e in tal senso il riferimento è anche per le cosiddette opposizioni, PD in testa, più impegnati a sfilare ai cortei e a elemosinare Like sui social, che a fare qualcosa di concreto, se non appoggiare sottobanco anche “lei” la corsa alle armi - è un’industria della colpa. E chi osa ancora parlare di “democrazia occidentale” dovrebbe avere il coraggio di guardare in faccia questi bambini e spiegare loro perché li abbiamo condannati a un’esistenza da scarti. Non per mancanza di fondi. Ma per scelta. Pianificata, precisa, spietata. Una scelta da cui – se esistesse ancora la decenza – dovremmo soltanto imparare a vergognarci. 

*: per “bambini italiani” si intendono tutti quelli che vivono e crescono in Italia, senza distinzioni di origine o cittadinanza. Essere italiani non dipende dal sangue, ma dalla vita che si condivide ogni giorno in questo Paese.

 

 

di  Fiore Sansalone

Nel Consiglio comunale di Marzi, anche l’opposizione gioca un ruolo cruciale. Ne è convinto il capogruppo di "Marzi Democratica", che in questa intervista ci parla del suo impegno politico, del rapporto con l'amministrazione Tucci, della recente uscita di un consigliere dal gruppo, e delle priorità per il futuro del paese.

 

di Fiore Sansalone

A Rogliano, la macchina elettorale per le amministrative del 2026 si è già messa in moto, e tra indiscrezioni e prime manovre, l’attenzione si fa sempre più viva. Dopo le voci su due possibili candidati sindaci, entrambi architetti, ecco che una nuova notizia scuote il panorama politico locale: il possibile ritorno in campo di un ex amministratore, figura ben nota nella recente storia politica del paese.

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