La visita di questa mattina a Carpanzano del consigliere regionale Francesco De Cicco ha riportato sotto gli occhi di tutti una realtà che i cittadini conoscono bene: la situazione è disastrosa. Non servono più parole, ma interventi immediati.

La frana che ha colpito la viabilità e isolato il paese non è solo un problema tecnico o infrastrutturale. È il simbolo di un territorio lasciato troppo a lungo ai margini, di una comunità che da anni paga il prezzo dell’abbandono e dell’incapacità della politica di programmare e prevenire.

Lo ha detto chiaramente lo stesso De Cicco:
«La cosa più deludente, che rappresenta il fallimento della politica calabrese, è la Media Savuto. Milioni e milioni di euro sperperati. Non è stata l’alluvione a creare questi disagi, ma la malapolitica».

Parole pesanti, che suonano come una sentenza su decenni di promesse mancate. Perché quando una strada crolla, quando un paese resta isolato, quando i cittadini sono costretti a vivere nell’incertezza quotidiana, non si può più parlare di fatalità. È il risultato di scelte sbagliate, di ritardi, di incuria.

E allora l’appello non può che essere rivolto direttamente ai carpanzanesi.

Non abbassate la guardia.
Non rassegnatevi.
Non fidatevi delle promesse facili.

Questo territorio appartiene prima di tutto a chi lo vive ogni giorno. A chi ci cresce i figli, a chi lavora, a chi continua a credere che restare qui abbia ancora un senso.

È il momento di far valere le proprie ragioni, di pretendere risposte vere, di chiedere conto a chi governa e a chi ha governato. Perché un paese non può essere trattato come una periferia dimenticata.

Carpanzano non deve chiedere favori.
Deve pretendere diritti.

Il diritto alla sicurezza.
Il diritto alla viabilità.
Il diritto a un futuro.

La politica, troppo spesso, ha dimostrato di arrivare sempre dopo, quando i problemi sono ormai esplosi. Ma una comunità che si unisce e difende il proprio territorio non può essere ignorata.

Riprendetevi ciò che è vostro:
la vostra terra, la vostra dignità, il vostro futuro.

Perché un paese che smette di reagire è un paese che muore.
E Carpanzano non può permetterselo. 

 

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