Piazza Giuseppe Amantea gremita per il procuratore di Napoli. Una serata di legalità, ma soprattutto un appello alla Calabria che non vuole arrendersi. Dai giovani costretti a partire alla sanità, dalla ’ndrangheta alla politica e all’economia: il futuro può ancora essere scritto qui

 

di Fiore Sansalone

GRIMALDI – Ci sono uomini che arrivano in una piazza e parlano. E poi ci sono uomini che, quando prendono la parola, costringono una comunità a guardarsi dentro.

Ieri sera, in una Piazza Giuseppe Amantea gremita, Nicola Gratteri ha fatto soprattutto questo.

Non è stata soltanto la presentazione di Cartelli di sangue – Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano, il volume scritto insieme ad Antonio Nicaso. È stata una lunga riflessione sulla Calabria, sulle sue ferite e sulle sue possibilità. Su ciò che siamo diventati e, soprattutto, su ciò che potremmo ancora essere.

La piazza era piena. Persone in piedi, giovani, famiglie, cittadini arrivati per ascoltare uno dei magistrati che più di ogni altro ha legato il proprio nome alla lotta contro la ’ndrangheta.

E Gratteri non ha cercato parole comode.

Ha parlato con la concretezza di chi il potere criminale lo conosce da vicino e sa che la mafia non è soltanto pistole, omicidi e uomini d’onore. È denaro. È economia. È capacità di infiltrarsi, condizionare, comprare consenso e alterare il mercato.

In un recente intervento dedicato proprio a Cartelli di sangue, Gratteri ha ricordato che le mafie restano pericolose anche quando non sparano: i proventi della cocaina consentono loro di acquistare attività economiche e di penetrare settori della società e dell'informazione.

Ed è forse qui che il discorso di Grimaldi è diventato ancora più dolorosamente vicino alla Calabria.

Perché si è parlato dei giovani che partono.

Di ragazzi formati nelle nostre scuole e università che prendono una valigia e cercano altrove quello che la loro terra non riesce più a garantire. Di intelligenze che la Calabria cresce, prepara e poi consegna al Nord o all'estero.

Si è parlato anche dei medici che vanno via, di una regione che troppo spesso perde professionalità proprio nei settori nei quali avrebbe maggiormente bisogno di competenza, qualità e coraggio.

E allora la legalità smette di essere una parola da convegno.

Legalità significa anche creare le condizioni perché un giovane possa restare. Significa premiare il merito invece dell'appartenenza. Significa costruire un'economia nella quale chi lavora onestamente non debba sentirsi più debole di chi dispone del denaro e delle relazioni della criminalità.

Significa una politica capace di tornare a essere servizio.

Significa istituzioni impermeabili agli interessi criminali.

Significa poter scegliere di vivere in Calabria senza avere la sensazione di aver scelto una strada più difficile.

Il messaggio rivolto ai giovani è stato, nella sostanza, un invito a non consegnare questa terra a chi la vuole rassegnata.

Restare, quando è possibile. Lottare. Studiare. Pretendere. Cambiare.

Non perché partire sia una colpa. Nessuno può chiedere a un ragazzo di sacrificare il proprio futuro. Ma perché una Calabria che perde sistematicamente i suoi giovani migliori perde, ogni volta, un pezzo della propria possibilità di rinascere.

Ed è significativo che il tema emerga attorno a Cartelli di sangue. Il libro di Gratteri e Nicaso racconta infatti una criminalità che ha superato da tempo i vecchi confini territoriali: il narcotraffico è una rete internazionale nella quale cocaina e capitali attraversano continenti, economie e mercati.

Combatterla, dunque, non significa soltanto arrestare i mafiosi.

Significa togliere alle mafie il terreno sul quale prosperano.

Povertà. Bisogno. Paura. Mancanza di opportunità. Sfiducia nelle istituzioni. 

Presentando lo stesso volume in altri incontri pubblici, è stato sottolineato proprio questo principio: alla cooperazione investigativa e antimafia deve accompagnarsi la capacità di liberare i territori dal bisogno e dalla paura, restituendo dignità e fiducia alle comunità e offrendo ai giovani un ambiente fondato sulla responsabilità e sulla legalità.

È forse questa la parte più importante della lezione arrivata ieri sera da Grimaldi.

La ’ndrangheta non si combatte soltanto nei tribunali.

La si combatte quando un concorso viene vinto dal più bravo e non dal più vicino.

Quando un imprenditore può lavorare senza cercare protezioni.

Quando un ragazzo non deve conoscere qualcuno per ottenere ciò che gli spetta.

Quando la politica seleziona competenze anziché fedeltà.

Quando un medico sceglie la Calabria perché qui trova condizioni nelle quali può lavorare dignitosamente.

Quando essere onesti non significa essere ingenui.

Prima dell'incontro, i saluti istituzionali del sindaco di Grimaldi Paolo Stilla e della presidente del Consiglio comunale Ramona Bruni. A dialogare con Nicola Gratteri, accompagnando il pubblico nei diversi temi della serata, Fabio Mandato, avvocato e giornalista, e Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell'Antimafia all'Università della Calabria.

Ma alla fine, più dei ruoli e del cerimoniale, rimane l'immagine della piazza.

Una piazza del Savuto piena per ascoltare parlare di libri, mafia, giustizia, giovani e futuro.

Ed è già una risposta.

Perché per troppo tempo della Calabria abbiamo raccontato soprattutto ciò che non funziona. La criminalità, la disoccupazione, l'emigrazione, la sanità fragile, le occasioni perdute.

Ma esiste anche un'altra Calabria.

È quella delle persone che non chiedono favori. Degli amministratori onesti. Degli insegnanti che educano alla libertà. Degli imprenditori che resistono. Dei magistrati e delle forze dell'ordine che servono lo Stato. Dei ragazzi che studiano. Di quelli che partono e continuano ad amare questa terra. E di quelli che decidono di restare.

Ieri sera Nicola Gratteri non ha regalato illusioni.

Ha fatto qualcosa di più difficile: ha ricordato che cambiare richiede responsabilità.

E mentre la sera scendeva su Grimaldi e sulle montagne del Savuto, rimaneva una domanda che riguarda ciascuno di noi:

che Calabria vogliamo lasciare ai nostri figli?

Una terra dalla quale preparare la valigia appena diventati adulti?

Oppure una terra nella quale valga ancora la pena immaginare il proprio futuro?

La risposta non può darla soltanto Nicola Gratteri.

La risposta dobbiamo darla noi.

Ogni giorno.

Con le nostre scelte.

Perché una Calabria diversa non nascerà quando qualcuno verrà a salvarla.

Nascerà quando i calabresi decideranno, insieme, di non lasciarsela più portare via. 

 

FIORE SANSALONE
Author: FIORE SANSALONE
Biografia:
Fiore Sansalone vive e lavora a Rogliano, in provincia di Cosenza. Editore e giornalista pubblicista, è iscritto all'albo della Calabria dal 2003. Ha studiato Scienze economiche presso l'Unical di Cosenza e Scienze politiche all'università "Aldo Moro" degli studi di Bari. Ha collaborato con il quotidiano "La Provincia cosentina". Dal 1998 dirige il periodico del territorio a sud di Cosenza, "La Voce del Savuto"; per alcuni anni ha diretto il mensile "Grimaldi 2000", edito dall'amministrazione comunale. Ed ancora, è stato editore e direttore responsabile de "La Voce del Savuto in Canada". È ideatore del "Premio Sabatum", un'importante rassegna che rende testimonianza ai protagonisti attivi delle arti, della cultura, delle scienze, dello spettacolo e del giornalismo che, negli anni, con passione e professione, hanno dato lustro alla terra del Savuto. Organizzatore di eventi, da un trentennio promuove concorsi letterari, mostre e rassegne culturali e musicali. Per 18 anni è stato direttore artistico del concorso regionale della canzone "Città di Rogliano". Studioso di tradizioni, da 22 anni pubblica "Il calendario del Savuto", ed è coautore in numerosi volumi sulla ricerca popolare. Nel 1980 ha pubblicato, insieme all'insegnante Brunella Aiello, "Trilogia della vita - Quannu sona la campana - Nascita, matrimonio e morte nella cultura contadina". È presidente dell'associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura", con sede a Rogliano (Cosenza) e Pegli (Genova). Suona la chitarra e ama la pittura, la fotografia e la poesia.


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