di Fiore Sansalone
Intervista esclusiva a Piero Petrisano, l'anima della community "Scigliano ti amo" che si prepara a diventare Associazione: «Siamo in 5.000, ma se diventiamo un popolo unito faremo risorgere Scigliano e l'intera Valle del Savuto dalle proprie ceneri».
PARTE PRIMA: LE RADICI E LA GLORIA
Piero, facciamo un salto indietro di quattro anni. Quando hai fondato il gruppo Facebook "Scigliano ti amo", cosa ti passava per la testa? Quali sono state le motivazioni profonde che ti hanno spinto a fare questo passo?
«È nato tutto da un bisogno viscerale, quasi un urlo d'amore per le mie radici. Vedevo un patrimonio immenso che rischiava l'oblio e sentivo che gli sciglianesi, sia quelli rimasti sia quelli andati via, avevano bisogno di un luogo dell'anima per ritrovarsi. Volevo azzerare le distanze e dare voce a un profondo senso di appartenenza. Lo scopo iniziale era semplice ma potente: raccogliere i frammenti della nostra storia per farne un mosaico vivo. Oggi quell'idea è diventata un successo travolgente con oltre 5.000 iscritti, trasformandosi in qualcosa di molto più grande: un manifesto per la rinascita di Scigliano».
Un manifesto che punta a valorizzare una storia monumentale. Per chi non conosce il territorio, ricordiamo che Scigliano nel XVII secolo era una potente "Città Regia" – una delle sole nove in Calabria – libera da feudatari e dipendente direttamente dalla corona spagnola. Una terra fiera che si è letteralmente "comprata" la libertà...
«Esatto! Per ben tre volte la città fu venduta ai baroni e per tre volte gli orgogliosi abitanti si autotassarono per riscattarsi. Il leggendario "Riscatto di Scigliano" del 1636 dimostra chi siamo sempre stati: un popolo unito e fiero. Eravamo una potenza economica e spirituale, protetta dall'influenza della potente Abbazia di Corazzo (oggi ridotta in suggestivi ruderi) e nota a tutti come "la città delle 40 chiese" per l'incredibile densità di luoghi di culto. Un territorio immenso che partiva dal basso Savuto e arrivava ai confini di Taverna, nella Sila Grande».
Un territorio dominato da un simbolo eterno che avete scelto proprio come logo del vostro gruppo: il maestoso Ponte di Annibale.
«Quel ponte, edificato sulla Via Popilia tra il 132 e il 121 a.C., sfida il tempo da più di duemila anni. Dopo secoli di oblio, oggi sta finalmente conoscendo la notorietà che merita. Come gruppo abbiamo avuto e continuiamo ad avere un ruolo propulsivo per la sua promozione. Pochi mesi fa persino Alberto Angela, sulla RAI, gli ha dedicato un documentario. Per me il Ponte di Annibale ha un'importanza archeologica paragonabile ai Bronzi di Riace: dobbiamo fare ogni sforzo per inserirlo stabilmente nei percorsi turistici ufficiali della Regione Calabria per il suo decollo definitivo. Anche perché ogni autunno si trasforma in un set vivente con una rievocazione storica straordinaria, dove attori in costume romano simulano una battaglia e sfilano sul ponte tra centurioni, consoli e damigelle».
Eppure, nel momento di massimo splendore, la storia di Scigliano viene sconvolta dall'apocalisse. Il 27 marzo 1638, l'antivigilia delle Palme, la terra trema. Cosa accadde in quel momento drammatico?
«Venne giù tutto. Fu una delle più grandi sciagure della storia italiana, con oltre 100 paesi rasi al suolo e fino a 20.000 vittime. Gli sciglianesi si ritrovarono senza casa, senza niente, solo con la forza della disperazione e il cielo sopra la testa. Ma da quelle ceneri nacque un miracolo: un esodo epico verso la Sila che diede vita a ben 27 nuovi paesi fondati dai nostri esuli. Lo storico Franco Emilio Carlino ha documentato che in questi centri – come a Petronà – ricorrono ancora oggi gli stessi nostri cognomi, si parla la stessa lingua e si festeggiano gli stessi santi. Recentemente, insieme al Sindaco, abbiamo fatto visita a Petronà e l'accoglienza dei nostri "fratelli di sangue" è stata commovente. Abbiamo riscoperto un cordone ombelicale mai tagliat».
PARTE SECONDA: IL RISCATTO E IL FUTURO
Un legame di sangue fortissimo. Ma oggi? Tra spopolamento e servizi che spariscono, Scigliano rischia di diventare solo una bellissima cartolina vuota?
«Il rischio c’è. Inutile girarci intorno. Ma io la parola "resa" non la conosco. Scigliano non è un museo da spolverare: è un vulcano pronto a rierompere. Abbiamo un centro storico che trasuda bellezza, percorsi mozzafiato sul Savuto, sapori che non trovi in nessun altro posto al mondo. Il problema? Ci siamo abituati ad aspettare. Ma nessuno verrà a salvarci se non lo facciamo noi».
Ed è qui che la community decide di fare il salto. "Scigliano ti amo" non sarà più soltanto una pagina Facebook, ma una vera Associazione di Promozione Sociale. Cosa cambia adesso?
«Cambia tutto. Il web ti fa incontrare, l'Associazione ti dà le armi per agire. Significa intercettare fondi, creare eventi di livello nazionale, riaprire luoghi abbandonati. Vogliamo portare i ragazzi a riscoprire i sentieri della Via Popilia, organizzare trekking nella storia, rilanciare il "Turismo delle Radici". Pensaci: migliaia di sciglianesi nel mondo sognano di tornare. Noi dobbiamo dare loro un motivo per farlo, tutto l'anno».
Dalle foto d'epoca ai piatti della tradizione, dai vecchi detti popolari ai ricordi d'infanzia... c'è un patrimonio immenso da raccontare.
«Un tesoro inestimabile! Ogni volta che sul gruppo qualcuno pubblica una foto sbiadita in bianco e nero, uno scorcio di infanzia o la ricetta originale dei nostri piatti tipici, si accende una scintilla. Quei volti, quei modi di dire che solo noi capiamo, le tradizioni dei nostri nonni... sono il nostro DNA. Non sono semplici ricordi: sono la benzina per il nostro futuro».
Un'ultima domanda, Piero. Un messaggio per la community?
«Giorgio Gaber cantava che “La libertà è partecipazione”. Aveva ragione da vendere. Essere 5.000 su una schermata è fantastico, ma adesso serve il vostro cuore, il vostro tempo, le vostre idee.
Tesseratevi. Iscrivetevi all'Associazione. Tirate fuori dal cassetto le vecchie foto della vostra famiglia, raccontateci le storie dei vostri nonni, condividete la vostra energia. Smarchiamoci dal ruolo di semplici lettori: diventate protagonisti, non restate a guardare dallo schermo. Scigliano ha un passato monumentale, ma il suo futuro lo scriviamo adesso. Insieme».