di Omar Falvo 

Sono passati secoli ormai dal glorioso passaggio del sovrano spagnolo Carlo V, un passaggio che ha interessato i territori di una valle straordinaria, quella scalfita dal fiume Savuto e circondata da boschi millenari.  Ricchezze, potere, personaggi illustri, il Savuto è tutto questo.  Oggi, questi territori sono stati “colpiti” da decine e decine di frane, colpa della pioggia? Non solo ovviamente! Colpa anche dell’abbandono: non vediamo più i cantonieri impegnati nella pulizia di  ogni anfratto per permettere all’acqua un percorso privo di ostacoli, non intravediamo i colori delle coltivazioni, ormai migliaia di ettari sono abbandonati al triste destino delle sterpaglie.

 Colpa della politica? No! La politica arriva al potere, legittimamente, solo grazie al voto dei cittadini: questa è la pura realtà. L’estinzione di tanti borghi, di antiche frazioni, è certificata. Sopravvivono al tempo dei semplici “puntini” isolati sulle carte geografiche, spesso datate e custodite in qualche vecchio cassetto di archivio.

 Una vallata conosciuta nel corso della storia, una vallata che potrebbe ancora "scrivere" pagine indelebili. Eterni lavori stradali, ospedali depotenziati e servizi ai minimi storici. Il vero dato? Una “fuga”, stile Alcatraz,  per carenza di lavoro, in primis.

Una “partenza” di massa che colpisce tutto il Sud e non solo la valle del Savuto.  Una fuga “testimoniata” dalle case chiuse, da intere famiglie all’estero, e dai giovani alla ricerca di un lavoro fuori regione. Il futuro? Non basta la formula “panem et circenses” per un mese all’anno, e soprattutto non bastano le relazioni da  "boom" di turisti. Andrà tutto bene? Chissà!

 

Riceviamo e pubblichiamo

Ancora una volta, la professoressa Raffaela Albo, si rivolge a La Voce del Savuto per ricordare suo figlio Eugenio Miceli, scomparso prematuramente il 7 agosto 2010. E' questo per lei - come ci spiega - un modo per farci conoscere meglio il suo Eugenio, quel figlio amato immensamente la cui mancanza continua a fare chiasso nel suo cuore e nella sua anima, straziati da un dolore tanto grande. Ma è anche un modo per sentirsi accolta, come in un abbraccio, da quanti, leggendo i suoi scritti, continuano a manifestarle vicinanza e affetto.

In queste righe affidate al nostro giornale, la professoressa Albo, rivolgendosi al figlio, ci racconta del cursillos, un’esperienza spirituale che il giovane fece pochi anni prima di morire. Un incontro silenzioso e profondo con Gesù, che lasciò un segno importante nel cammino di fede di Eugenio. Ma anche una lettera commovente, che ci invita alla riflessione.


Sicuramente sarai contento, figlio mio, per questa foto ricordo scattata al termine del cursillos (in spagnolo piccolo corso), tenutosi nel Santuario della Madonna della Catena, a Laurignano, dal 3 al 5 marzo del 2005 e a cui tu hai partecipato con sommo piacere. E che meravigliosa opportunità l’incontro con monsignor don Franco Maio! Ricordo ancora la telefonata di quella sera! “Mamma, c’è monsignor Don Franco Maio! E lui: “Lella, sta’ tranquilla! Eugenio è con me”.
Il corso ha avuto nella tua vita, figlio mio, un’importanza basilare, fondamentale.
Il Tuo animo turbato, confuso, bombardato aveva bisogno proprio di un po’ di pace, di serenità, di lucidità e questo “piccolo corso” ti ha condotto, attraverso l’esperienza di gruppo, e quindi l’amicizia (non a caso gli aderenti si considerano e si chiamano tutti “fratelli”), a conoscere e riscoprire la parola di Dio, attraverso “lo
studio “; a fare opere di bene come hai fatto tu, attraverso il tuo altruismo, la tua bontà, la tua gentilezza nel tendere la mano a chi ne aveva bisogno e in modo semplice e umile (l’azione); a sentire nel profondo del tuo cuore che “Dio mi ama” (la pietà). E questo Dio tu l’hai sperimentato, figlio mio, nel profondo del tuo intimo, attraverso la conversione, attraverso la ricerca a cui ti aggrappavi, nel momento della tua massima sofferenza, nella solitudine estrema e nella disperazione …. . Il tuo, il vissuto di un “fratello” buono, generoso, umile, un dono di Dio, da cui proviene la speranza come da una grande sorgente, da un grande fiume in piena. Questo è l’amore di Dio, quel Dio che tu hai chiamato (Cristo, dove sei?); quel Dio che tu hai invocato, quel Dio a cui ti sei affidato … “ L’amore di Dio, l’espressione più alta di un amore forte e continuo da invadere ogni persona: basta cercarlo …! Peccato non averlo espresso apertamente! Non essere uscito allo scoperto con questo tuo grande dono che era la fede (la pietas), l’amore verso Dio, ma soprattutto l’ardore di quella carità cristiana, dettatati dalla consapevolezza nel capire il valore dei Sacramenti.
Poi, la proiezione in avanti di questo Dio: guardare al futuro sottolineando la dignità con cui hai vissuto, facendo sì che, con compostezza, avvenisse il passaggio umano perché “è il corpo che muore. Lo spirito, l’anima, vive e vivrà in eterno. Infatti, si ha sempre la risurrezione dopo la morte. La morte, pertanto, non esiste, l’abbattimento non esiste, il pianto non esiste. Possono esserci umanamente, ma chi ha questo dono, cioè Dio, ha tutto”.
Così è stato per te, figlio mio, che hai saputo leggere nel fondo della tua anima e sentire, percepire, accogliere quel richiamo amorevole che ti riportava e ricongiungeva al Padre!
Ed ecco allora il tuo messaggio meraviglioso, Eugenio, il messaggio di Cristo che tu hai accolto, vissuto e testimoniato, lasciando amore a chi ti ha conosciuto ma che vivrai nel cuore di ogni singola persona che ti conoscerà!
E per noi che aspettavamo da quell'esperienza un cambiamento di rotta visibile, una svolta drastica nella tua vita, un cambiare umanamente strada? Forse un’opportunità perduta! Noi che attendevamo, come gli Ebrei, un Cristo rivoluzionario, un uomo politico che li avrebbe sollevati socialmente, non abbiamo saputo percepire che il cambiamento c’era stato e c’era, ma nello spirito; che l’incontro col tuo Gesù era avvenuto, ma era una cosa tutta tua e che non aveva bisogno di chiasso; che i progetti e i disegni di Dio sono impiegabili, umanamente! Ed allora, ecco il tuo dono per noi: la conversione del cuore, come consolazione per lenire il nostro immenso dolore!

Dal profondo del cuore della tua mamma

(Nella foto, il gruppo dei partecipanti al cursillos)

S. STEFANO DI R. – Dopo la buona notizia di ieri, dell’azzeramento dei contagi da Covid-19 all'interno del comune, il primo cittadino Lucia Nicoletti esprime il suo personale ringraziamento a medici e operatori sanitari, per l’ottimo lavoro svolto in questo periodo di pandemia e, a nome dell’intera amministrazione comunale, augura il meglio ai cittadini guariti e a tutta popolazione. Questo il suo messaggio di speranza.
«La notizia della guarigione della nostra concittadina, che attendevamo con ansia dalla fine di marzo, è stata accolta con immenso piacere da tutta la comunità. Sono stati due mesi e mezzo terribili, per l’Italia. In Calabria la preoccupazione era tanta, ma dobbiamo essere grati al personale medico e paramedico, che ha lavorato in maniera eccellente,  con grande professionalità. A loro, alla direzione sanitaria provinciale di Cosenza e al personale del 118, va il mio sentito grazie. Un altro sentito ringraziamento lo rivolgo alla “mia” popolazione santostefanese, che è stata speciale, perché ha seguito alla lettera le direttive impartite, e sono certa che continuerà a farlo. Se vogliamo che il “nemico invisibile”, come lo abbiamo definito, resti lontano, dobbiamo rimanere vigili, mantenendo le distanze, usando le mascherine, evitando gli assembramenti. Solo così possiamo difenderci per essere più forti domani. Inoltre, rivolgo un grande in bocca al lupo a tutti i commercianti del mio paese, e invito tutti i santostefanesi a comprare solo prodotti calabresi, e soprattutto a farlo nei nostri territori, perché insieme possiamo vincere anche l’altra grande battaglia della rinascita economica e sociale. Come amministrazione comunale abbiamo fatto e faremo sempre del nostro meglio per dare il massimo sostegno alle attività produttive e commerciali. Sia a livello provinciale che regionale, stiamo avanzando delle richieste al governo centrale, proprio per dare sostegno e supporto alle stesse. Insomma, ci stiamo muovendo su più direzioni, abbiamo cercato di fronteggiare al meglio questa pandemia e, devo ammettere, con ottimi risultati, adesso è il momento della rinascita e sicuramente daremo il meglio, ancora una volta. Insieme all'amministrazione comunale, voglio augurare tutto il bene alla famiglia Altomare, che ha attraversato un periodo terribile, perché da ora in poi il sole possa splendere ogni giorno nella loro casa, portando salute e tanta felicità. Ancora un grande “grazie” alla mia Santo Stefano di Rogliano».

In una situazione di emergenza Coronavirus, che ha colpito in particolare alcuni comuni del nostro comprensorio, i sindaci dei paesi interessati scrivono all'Asp di Cosenza, Servizio igiene pubblica, per chiedere che vengano eseguiti i tamponi ai soggetti positivi in quarantena da tempo. I primi cittadini in questione sono: Lucia Nicoletti (Santo Stefano di Rogliano, Orazio Berardi (Mangone), Giovanni Altomare (Rogliano), Antonio Basile (Belsito).

«Com’è noto – scrivono i sindaci – il Savuto rappresenta una delle zone della Calabria maggiormente colpite dalla diffusione epidemiologica da Covid-19. Tante sono le persone che nel comprensorio hanno patito la sofferenza fisica e psicologica del contagio. Fra queste, segnaliamo la triste vicenda di cinque nuclei familiari residenti nei nostri comuni che si trovano in quarantena da oltre due mesi. Per tali soggetti – sottolineano gli amministratori – appare quantomai necessario e urgente che il Dipartimento di prevenzione dell'Asp competente sottoponga a tampone i positivi e, soprattutto, comunichi ai soggetti interessati, in tempi rapidi, il relativo esito. Ciò, al fine di consentire ai suddetti nuclei familiari il ritorno a una vita normale».

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