Il 13 agosto, nel Castello Angioino di Savuto, la prima nomina degli “Ambasciatori di Cleto”. Un riconoscimento agli italo-discendenti che, nonostante gli oceani, gli anni e le generazioni, continuano a portare il paese nel cuore
di Graziella Crisci
Ci sono partenze che hanno una data precisa. Un giorno, una valigia, una porta chiusa alle spalle. Ma ci sono ritorni che cominciano nello stesso istante in cui si parte.
Perché si può andare via da un paese senza riuscire mai davvero a portarlo via da sé.
È dentro questa storia antica, fatta di distanze, sacrifici, nostalgia e appartenenza, che nasce “L’Abbraccio – Le radici diventano ponti”, l’iniziativa annunciata dall’Amministrazione comunale di Cleto e in programma giovedì 13 agosto alle ore 19 nel Castello Angioino di Savuto.
Sarà una serata particolare. Forse, per qualcuno, persino difficile da raccontare senza emozionarsi.
Per la prima volta saranno infatti nominati gli “Ambasciatori di Cleto”: uomini e donne di origine cletese che vivono lontano, figli e nipoti di chi un giorno lasciò questa terra portandone con sé la lingua, i ricordi, le abitudini, i racconti di famiglia.
La storia dei piccoli centri calabresi è anche la storia di chi non c’è più.
È scritta nelle partenze verso il Nord, l’Europa, le Americhe e altri luoghi lontani. Nelle fotografie spedite ai parenti. Nelle lettere attese per settimane. Nei nomi italiani dati ai figli nati a migliaia di chilometri di distanza.
E soprattutto in quella frase pronunciata tante volte dagli emigrati: “Il mio paese”.
Anche dopo quarant’anni. Anche dopo una vita.
Cleto vuole riannodare proprio quel filo.
L’Amministrazione comunale sottolinea che essere Ambasciatore di Cleto significherà portare con orgoglio il nome del Comune nel mondo, raccontarne la storia, custodirne i valori e mantenere vivo un legame che il tempo e la distanza non sono riusciti a spezzare.
E nella nota diffusa dal Comune c’è una frase che racchiude forse il senso più profondo dell’iniziativa:
“Per noi non siete mai stati lontani. Siete parte della nostra comunità”.
Parole semplici, ma capaci di attraversare un oceano.
A tutti gli italo-discendenti presenti sarà consegnata una pergamena ufficiale con la nomina ad Ambasciatore di Cleto.
Un foglio, certamente. Un riconoscimento simbolico.
Ma dietro quel foglio possono esserci cento anni di storia familiare.
Può esserci un nonno partito con poche cose in una valigia. Una madre che continuava a cucinare come aveva imparato in Calabria. Un cognome conservato con orgoglio. Una fotografia ingiallita. Una casa mai dimenticata. Il desiderio, trasmesso ai figli, di vedere almeno una volta il luogo dal quale tutto era cominciato.
È questo che rende una radice qualcosa di diverso da un semplice ricordo.
L’iniziativa nasce da AICOTUR – Associazione Italiana Comuni Turismo delle Radici, presieduta dal sindaco di Cleto Armando Bossio, e sarà realizzata nei Comuni aderenti con l’obiettivo di costruire un ponte tra chi è partito e chi è rimasto.
La serata sarà anche occasione per incontrarsi, condividere ricordi, raccogliere testimonianze e cominciare a costruire una rete dei cittadini cletesi nel mondo.
E non sarà un episodio isolato. L’intenzione è quella di ripetere l’appuntamento ogni anno, consentendo a un numero sempre maggiore di figli e nipoti dell’emigrazione cletese di ricevere il riconoscimento.
Il programma dettagliato dei lavori sarà reso noto prossimamente.
Ci sono paesi che si misurano contando gli abitanti.
E poi ci sono paesi che bisognerebbe misurare contando anche quanti cuori continuano a pronunciarne il nome nel mondo.
Cleto, il 13 agosto, proverà simbolicamente a riunirli.
Chi è rimasto e chi è partito. Chi è tornato e chi torna soltanto d’estate. Chi conosce ogni pietra del paese e chi lo ha conosciuto attraverso i racconti di un padre o di una nonna.