Ocynarus, Sabatum, Savuto: un fiume tra storia e mito

Storia
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Un lembo della nostra terra comporta due condizioni storiche, sociali edambientali apparentemente contraddittorie: il fiume Savuto, infatti, hapresentato tuttora, sia le caratteristiche specifiche del relegamento, cioèdell'accantonamento isolante e conservativo delle esperienze umane, sia leprerogative che gli derivano dall'essere stato un luogo d'incrocio di vettoricommerciali ed umani (la Via Popillia, Capuam ab Regio); contrassegnato daalcuni noduli nevralgici (nell'antichità, ad esempio, Terina) capaci diaccogliere e smistare merci e modelli.

Anchesul piano strettamente geostorico vanno formulate alcune considerazioni:anzitutto, che la latitudine del territorio del fiume attuale è cambiata,essendo la linea di costa ben mutata già nelle diverse epoche dell'Evo antico,ad anche nel Medioevo e nell'età Moderna, sino ad allontanare sempre più,vistosamente, il mare aperto.

Altrariflessione va portata sul fatto che condizioni ecologiche molto simili aquelle del Savuto esistessero nell'Evo antico lungo l'intero percorso del fiumestesso, quanto meno dal ponte di Sant'Angelo, contrada Lupia di Scigliano (oponte di Annibale), in direzione della foce, che Dionigi di Alicarnasso eStradone già nella tarda antichità designavano come l'approdo dove si cambiava,nel traffico fluviale, di natante e di ciurma. Certe tenaci sopravvivenzeantropiche  per esempio di culture grechee preromane nel pieno dell'età imperiale, nidi di gente impaludata che parlavadiversi dialetti (si nota, nei diversi dialetti lungo il corso del fiume) siregistrano analoghe tra loro, sia che si tratti delle rive del basso Savuto,delle terre comprese nel ventaglio del fiume, sia che si tratti dei territori aNord, cioè in direzione dell'altopiano della Sila.

Occorre,quindi, soffermarsi sui bisogni, sui limiti e sui ritmi che il paesaggio delSavuto ha imposto già nell'Evo Antico ai suoi abitanti e ai suoi frequentatori:anzitutto la ricchezza delle pietre indispensabili all'edificazione, inparticolare pietre che dovevano essere trasportate a dorso di muli. Questasituazione favorì l'organizzazione di fornaci per produrre mattoni e tegole,almeno nei luoghi dove il terreno consentiva il recupero dell'argilla.

Un'altraconsiderazione sul paesaggio antropico del Savuto concerne l'impossibilità dirisalirlo tutto o la lentezza dei movimenti fluviali fino al ponte diSant'Angelo  quindi dei trasporti piùconsistenti ed onerosi a confronto diuna diversa velocità dei mezzi di trasporto animali della terraferma. Bisognainoltre aggiungere a ciò la strategia militare, che voleva il centro urbanodominare dall'alto del fiume, dove crebbero i vici (ossia villaggi che perlivello sociale e monumentale avevano le caratteristiche di piccoliinsediamenti umani).

Masui luoghi più interessanti agli scambi delle merci e dei prodotti, cioè lungola foce, luogo di approdi, le aree disponibili per le operazioni di carico escarico, nonché per lo stoccaggio, l'accumulo e l'immagazzinamento, eranoscarse e limitate.

Ciòcomportava il bisogno (ed il vantaggio) di operazioni sollecite. Se si tolgono,quindi, le ceramiche ed i bronzi di provenienza greca  che si sono trovate sul colle Sabazio, cioèTerina, alla foce del fiume Savuto lemerci che transitavano in questi territori, provenienti da scali lontani, nonavevano sull'immaginario della gente antica del Savuto tempi d'impatto tantolunghi quanto si sarebbe portati a ritenere.

Qualchealtra veduta dobbiamo mutare nel modo corrente di considerare il Savuto cometerritorio umano nell'Evo Antico.

Dobbiamoriformare la persuasione abbastanza diffusa, e mai seriamente discussa, chequel coacervo di specchi d'acqua, e di bracci fluviali, quell'alternanza didossi fossero considerati come luoghi malsani, dove si potevano trascorreresolamente momenti di vita cupa.

Èinfatti certo che la cultura comune considerava questo territorio comeun'entità peculiare, talvolta malagevole da penetrare e da possedere, ma per ilresto non si distaccava da immagini, da modelli, in fin dei conti, di diversimaturati in tempi successivi.

Lacultura antica considerava, infatti, i terreni vicino ai fiumi sotto aspetti inapparenza contrastanti: si credeva ai miasmi ed alle ombre fetide che siparavano dinnanzi al rematore di cespuglio in cespuglio, di ciuffo in ciuffo.

Sirecitava, anche, che un largo fiume circondasse le terre destinate ad estremadimora dei trapassati, tanto che per traversarne indenni lo specchio occorrevasalire sulla imbarcazione di una creatura demoniaca come Caronte.

Maecco che proprio il valicare lo Stige impediva alle anime di perdersi deltutto, ed a qualcuno  che fosse unadivinità come Ercole o che fosse un eroe come Enea, od un cercatore diconoscenza come Ulisse, poteva riuscire di andarvi e di tornarvi, dopo avereascoltato le profezie.

L'acquacheta, quindi, introduceva alla salvezza od almeno alla parola che avvertiva dicome salvarsi nelle vicende avvenire.

Ribaltandoil parametro, e giungendo a conclusioni positive, anzi addirittura serene. Èimportante un passo di Dionigi di Alicarnasso, XX, 15, 5.6, che dice: “Illegname che si trova più vicino al mare e ai fiumi viene tagliato alla radice etrasportato ai porti più vicini senza essere stato segato. E ce n'è abbastanzada soddisfare la domanda di tutto l'Impero per la costruzione sia di navi chedi case”.

L'anticoOcynarus dei greci, Sabatum dei romani, nasce nella Sila, da una serie disorgenti a quota 1400 m., in località Spineto di Destro, dalla fontana delladro. Le prime sorgenti che costituiscono il corpo d'acqua originario sonocirca 37. A quota più bassa, oltre il margine dell'altopiano, dalla massa dellefilladi, scaturiscono altre sorgenti e quindi altri affluenti del fiume. Necitiamo alcune del territorio di Rogliano (CS): Merone, il torrente Cannavino,Mola, Lara e l'affluente Calabrice.

Perparlare delle risorse legate al Savuto, proprio nei pressi della localitàPovarella (frazione del Comune di Rogliano), vi è il lago artificiale a quota1160 m., con un bacino idroelettrico per la produzione di energia e relativacentrale. La centrale e il lago furono costruiti tra il 1921 e il 1923, sullabase della elaborazione di un piano che fin dal 1906 era stato redattodall'Ing. Angelo Omodeo.

Tral'alto corso del Savuto e le pendici occidentali dell'altopiano silano, siestende una zona ricca di storia e leggenda, dalla natura ancora intatta, dovea maggio esplode la ginestra e trasfigura gole e pendii.

Casolarisparsi, antichi borghi arroccati, grigie case di pietra, in gran parteabbandonate e testimoni di antica attività rurale, lungo il suo corso che sisnoda tra curve e pendenze, sotto gallerie di ontani, salici, pioppi, eincorniciato sulla sommità dei costoni da querceti, castagneti, oliveti e fichid'india. Colture, queste, necessariamente disposte a terrazze, data la naturascoscesa del suolo. Un terreno pietroso e secco che è sfruttato da sempre permagnifici e rinomati vigneti (famoso è il vino del Savuto, detto succo dipietra).

Ilfiume è cavalcato da 6 ponti: il primo detto di “Ischia Romana” sulla stataleRogliano-Parenti, crollato tre o quattro volte, e attualmente sostituito da unpiccolo viadotto, nei pressi c'è un altro ponte riedificato dagli spagnoli nel1582, sotto Filippo II e chiamato “Ponte della Balzata”. Prendendo la stradache dalla Balzata (frazione di Rogliano) porta alla frazione “Orsara” delcomune di Marzi, si scende verso il Savuto per poi risalire, ancora, per unaserie di tornanti. Dall'alto si scorge il ponte di “Tavolaria”(Tabula ria). Sulgreto del fiume, in un paesaggio selvaggio e di straordinaria bellezza, si odesubito un frastuono assordante che aumenta man mano che si procede verso Est,cioè risalendo il corso del fiume stesso. Questo è prodotto dalle cascate diCannavino, originate per l'appunto dall'affluente omonimo che, dopo un balzo dicirca 30 m., si butta nel Savuto. Bisogna recarsi personalmente sul posto perapprezzare appieno la bellezza e la suggestività di queste cascate, di cuipochissimi sono a conoscenza, nonostante si trovino a pochi chilometri di uncentro importante come Rogliano, ed a solo un centinaio di metri da una stradarotabile.

Vicinissimosi trova il ponte di Tavolaria, che alcuni storici fanno risalire ad epocaromana. Il toponimo Tabula-ria (cattiva tavola), deriva da una leggenda secondocui, nei pressi del ponte era posta una locanda, luogo di bivacco per iviandanti, i quali, prima venivano fatti ingozzare e storditi dal vino, esuccessivamente uccisi e depredati dei loro averi.

Scendendoil costone su cui si trova Rogliano ed imboccando un antichissimo sentierolastricato di pietre, una volta unica ed importante via di comunicazione cheportava a Carpanzano, si raggiunge un altro ponte storico, quello delle Fratte,che è posto a quota 344 m.slm. In base a studi e raffronti fatti dalla studiosaFloriana Cantarelli, si può ritenere come una ristrutturazione medievale di unponte di origine romana. Lungo circa 22 m., larghezza della passerella 2,80 m.,spallette 45 cm. circa, questo ponte serba la memoria di una roglianese che nel1806, inseguita dai briganti, per non essere sottoposta a sevizie, si coprì ilviso con la gonna, per non vedere il vuoto, e si suicidò nel fiume.

Ilquinto ponte si trova sulla statale 19, fra Marzi e Carpanzano: è chiamatoPonte nuovo ed è stato costruito sulla strada “Militare” poi “Murattiana”(strada fatta costruire da Gioacchino Murat). Successivamente, distrutto, furicostruito più a valle dai francesi. Proseguendo per una strada sterrata, checosteggia il fiume, ci si immerge in un paesaggio caratterizzato da unavegetazione rigogliosa e ormai incontrollata. Proprio qui, una volta, vi eranovasti orti chiamati “macchie”, con pescheti, aranceti che fornivano prodottisaporiti e genuini per il vicino mercato di Rogliano. Ora è tutto in preda airovi ed alla sterpaglia, in certi punti è addirittura difficile scorgere unpezzetto di cielo, a causa della folta vegetazione.

Unavolta, l'ultima metà del Savuto sino al mar Tirreno era affiancata dalla strada“Consolare” o Via Popilia (dal nome del Console Popillio Lenate), e alcunistorici, anzi, specificano che dalla pianura detta “dei Campi di Malito”, inpassato teatro di epiche battaglie, si buttava nel Savuto e scendeva verso ilmar Tirreno. Sotto questo ponte e lungo il corso del fiume si scorgono deiruderi storici: la gente del luogo li chiama “poste” e sono rozze costruzioniin pietra, munite di feritoie. Presumibilmente servivano per “appostarsi”, cioèper avvistare i Saraceni e gli altri corridori, che si narra, risalivano ilcorso del fiume nottetempo, una volta navigabile sino alla sua metà, perinfiltrarsi verso i paesi dell'entroterra.

Incontrasto con l'antico, di cui abbiamo parlato sinora, esiste il moderno,rappresentato dall'ardito viadotto dell'autostrada A3 SA-RC (Salerno-ReggioCalabria), sullo Stupino, un altro affluente del Savuto. Si può dire che oggil'autostrada, detta “del sole”, riveste la stessa importanza che aveva unavolta l'antica via Popilia, sia per gli scambi commerciali che per quelli sociali,ossia per lo sviluppo e per l'affrancamento della zona attraversata. Non perniente esse seguono un itinerario quasi identico, sia per quanto riguarda ilSavuto, sia per il resto del percorso.

L'ultimoponte è quello di S. Angelo, nella contrada Lupia del territorio di Scigliano(CS) e, che la tradizione popolare attribuisce, ingenuamente ed erroneamente,al Generale cartaginese Annibale. Ed infatti nella zona, ma anche nelle guideturistiche, viene additato come ponte di Annibale.

LaTabula Peutingeriana e l'Itinerarium Antonimi, portano a XVIII miglia daConsentia la statio ad fluvium Sabatum, che presumibilmente dovrebbecorrispondere al ponte situato sulla via consolare o viam Regio ad Capuam.Questa attraversava Malito (CS), nella pianura chiamata “dei Campi” (Gian PieroGivigliano, Sistemi di comunicazione e topografia degli insediamenti di etàgreca nella Brettia, Cosenza, 1978) e si buttava nel Savuto.

Ilponte, ad una sola luce, è ormai ridotto in misero stato. È naturale che intanti secoli d'incuria molte opere secondarie siano rovinate; tuttavia resta loscheletro dell'arco, tutto a grandi massi rettangolari di un tufo grigiastro,frequente nella zona di Altilia (CS), sovrapposti solo, e non legati, sembra,con calce.

Chiguarda il ponte con le spalle alla foce, vede a sinistra un corpo avanzato, unaspecie di terrapieno, che in altri tempi doveva ugualmente essere rivestito diun muro a grandi massi, ma che ora mostra la sua struttura interna ad opusincertum.

Anchei parapetti sono crollati, e sul piano stradale, non si vede traccia dicrepidines, cioè marciapiedi laterali (Edoardo Galli, Notizie di scaviarcheologici, in “Archivio storico per la Sicilia Orientale”, anno II, fasc.II).

Guardandopoi  le fiancate, sembra evidentel'intenzione dei costruttori, che era quella di restringere artificialmente,ridurre quanto più era possibile la valle, per oltrepassarla con un soloarditissimo arco. Questo è alto all'incirca 13 m. e largo il doppio, manell'antichità doveva restare sospeso in aria ad una altezza vertiginosa,poiché è risaputo che, fra i fiumi della Calabria, il Savuto è uno dei più notie temuti per piene e devastazioni.

Quindinon v'è dubbio che in più di duemila anni, il fiume abbia colmato una buonametà dell'altezza primitiva. Infatti non si vedono i pilastri, su cui poggia lavolta, poiché sono sotterrati nella ghiaia. Oggi il fiume scorre a livellodella corda dell'arco. Questo interramento, sicuramente, come era nello stiledei romani, può nascondere qualche possibile iscrizione, che può trovarsiscolpita sui pilastri. Scavi accurati da parte della SovrintendenzaArcheologica potrebbero risolvere il dubbio.

Sempresu questo ponte, ricco di storia, hanno trovato la morte: Isabella d'Aragona,caduta da cavallo (pare suicida), ove è stata tumulata nel Duomo di Cosenza inun bel sarcofago, eseguito da maestranze francesi (fatti venire da Chartres),nella qualificazione limpidamente gotica e chartrense, datata e documentata nel1271, a pochi anni dalla data di instaurazione della dinastia degli Angioini;ed Enrico “lo zoppo”, figlio di Federico II.

Vicinoal ponte ci sono i ruderi di un'antica chiesetta dedicata a S. Angelo (che hadato il nome al ponte), e nei pressi si tiene ogni anno una popolarissima eremota fiera di animali e artigianato locale, il lunedì dell'Angelo.

Lecose più interessanti, le scoperte più affascinanti si possono fare, però, soloinoltrandosi a piedi lungo il corso del fiume, che parla di leggende e distoria: il passaggio dei Greci, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Normanni edAngioini, Spagnoli, Francesi, Borboni e di Giuseppe Bonaparte che, pare,ricevette il messaggio della nomina a Viceré proprio mentre attraversava questofiume, e per finire di Giuseppe Garibaldi e dei Mille.

Scendendolungo il corso del fiume, vi è una radura piena di vegetazione, rigogliosa conuna infinità di cespugli che rendono il luogo di estrema suggestione.Percorrendo l'Autostrada A3 SA-RC si giunge alla foce del Savuto: da qui sivede che, dopo essere stato attraversato da altri tre ponti di recentecostruzione, quello di Martirano (CZ), della ferrovia e della Statale 18, rendela sua acqua al mare, senza non prima avere irrigato vaste coltivazioni. Neldelta vi si coltivano svariati prodotti agricoli, in prevalenza cipolle,destinati ai mercati dell'entroterra.

Allafoce, il fiume, una volta detto Ocynarus, scorre nei pressi del colle Sabazio,le cui radici una volta erano bagnate dal mare, vi sono i resti di una anticacittà, la quale si presume sia Terina, ed in tempi passati sono state scopertecondotte di piombo dell'acquedotto, con queste iscrizioni: L. APIUS MAGISTERVIARUM.

Licofroned'Alessandria, Isacco ed altri storici dell'antichità, parlando della città diTerina accennavano a Ligia o Ligea, una sirena che fu sepolta nel fiumeOcynarus, il quale fiume, per la sua violenza, veniva definito come: “robusto,e avente le corna di un bue per il suo strepito”.

Gliabitanti di Terina segnavano sulle monete la Sirena Ligia con vicino una tuba euna lira e sull'altra faccia la vittoria alata sedente su uno scranno, con inmano una corona, e talvolta l'aquila con l'iscrizione greca ÔÅÑÉÍÅÏÍ.

Sempresulla Sirena Ligia, Gabriele Barrio, in Antichità e luoghi di Calabria, dice:"Presso Terina morì Ligia, una delle tre Sirene. Presso la foce delSabazio è possibile vedere il suo sepolcro, con una iscrizione greca".

Ilviaggio attraverso il Savuto è terminato, anch'esso ha esaurito il suo cammino.È bello trovarsi verso il tramonto nei pressi della spiaggia di Nocera Terinese(CZ), ove sfocia il Savuto, e godere lo spettacolo dei colori, sentire ilprofumo della salsedine e l'udito per suono prepotente della risacca. Il Savutoha reso le sue acque al mare, così come l'uomo rende la sua anima a Dio!

Scigliano: ponte di Sant'Angelo

Nella foto, in alto: ponte di Tavolaria
nella frazione Balzata di Rogliano