L'esecuzione capitale del brigante Pietro Bianco a Cosenza

Storia
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Pietro Bianco, nato a Bianchi (piccolo paese della Sila cosentina) il 30 marzo 1839, è uno dei briganti più famosi della Valle del Savuto e di tutta la Calabria.
Riconosciuto dal Tribunale di Catanzaro colpevole di ben centosette reati contro la proprietà e di centodue contro la persona, fu condannato a morte e decapitato a 34 anni d'età, il 19 settembre 1873, nel vallone di Rovito a Cosenza.
Il bisettimanale "Il Calabro" (1869-1906), giornale ufficiale per gli annunci giudiziari, ci racconta la cronaca della sua decapitazione. Erano trascorsi sedici anni dall'ultima esecuzione capitale nella città di Cosenza. Pietro Bianco, prima della condanna a morte, era un pastore e, al passaggio di Garibaldi in Calabria, si arruola nei Mille e partecipa anche all'assedio di Capua (1860), un episodio del processo di conquista del Regno delle Due Sicilie, che portò alla proclamazione del Regno d'Italia. Sciolte le truppe garibaldine, imboccò la strada del delitto e divenne un feroce brigante. A Cosenza non c'era una ghigliottina per eseguire la decapitazione e, per questo motivo, fin dal 15 settembre, erano giunti in città una ghigliottina da Messina e un boia, Michele Garigliano da Catania. L'aiutante del carnefice, un certo Antonio Damiani da Trani (Puglia), arrivò qualche giorno dopo, il 18 settembre. Nella stessa giornata fu notificata a Bianco la sentenza della Corte di Cassazione che rigettava il ricorso e la conferma della sua condanna a morte. L'esecuzione era fissata per le ore 7 del mattino del giorno seguente: la notte si eresse il palco e, all'alba, un pubblico numeroso di ambedue i sessi e di ogni ceto sociale si affolla intorno al patibolo, per assistere alla macabra esecuzione. In mezzo ad un gruppo di preti e carabinieri, Pietro Bianco cammina lentamente, sale a stento i gradini del patibolo, ma, giunto sul pianerottolo, oppone resistenza. Si dimena. Benché sia legato nelle mani, il boia ordina che gli vengano legati anche i piedi. Dopo pochi minuti, viene decapitato. Così termina la storia del brigante Pietro Bianco.

Giuseppe Pizzuti, docente 

Nelle foto, Pietro Bianco
da: "Calabria Mystery"