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Avv. Carlo Salvo

L’Italia sta vivendo una crisi economica - sociale di particolare rilevanza, sicuramente la più importante dopo quella dell’ultima guerra mondiale. Se è vero che gran parte di colpa è da attribuire all’intera classe politica, non idonea a gestire le sorti di una nazione, è pur vero che i cittadini italiani, non sono esenti da responsabilità in quanto loro stessi hanno votato e sostenuto candidati, non in base al principio meritocratico, ma per convenienza clientelare del momento. Invero, una buona parte del popolo italiano ha perso non solo l’amore ed il rispetto per la nazione, quanto anche la dedizione ai valori ed alle tradizioni tipiche della nostra nazione. La politica dell’integrazione culturale e della finta accoglienza degli immigrati, operata dalle sinistre, è una politica estremamente dannosa per l’Italia che al contrario ha bisogno di riappropriarsi della propria identità e dei principali ed insostituibili valori nazionali. È evidente, quindi, che l’Italia deve necessariamente cambiare rotta e mal tollerare tutto ciò che riguarda l’integrazione culturale attraverso una forte avversione nei confronti del credo islamico ed operare altresì il blocco totale degli sbarchi dei clandestini in varie parti della penisola. L’Italia deve ritornare ad essere il centro della cultura mondiale, non certamente razzista, ma se per discriminazione si vuole intende difendere la religione cristiana da quella musulmana, difendere il crocifisso nelle scuole e l’ora di religione dalle intolleranze islamiche, difendere i diritti degli italiani, difendere le nostre donne dalle violenze dei clandestini, tutelare i diritti dei bambini e degli anziani, difendere i diritti dei lavoratori, creare occupazione e soprattutto rendere le nostre città più sicure, allora che ben venga la discriminazione.
Su questi principi, la Lega di Matteo Salvini ha sempre posto in essere un’azione politica a difesa della cultura e delle tradizioni italiane, attraverso la ferma opposizione nei confronti di chi si adoperava per la costruzione delle Moschee e di coloro i quali ritenevano necessario rimuovere il simbolo della cristianità nelle scuole così come l’ora di religione, ritenuta offensiva nei confronti degli immigrati di religione differente. La Lega è stato l’unico partito che attraverso la propria azione politica ha lavorato nell’interesse esclusivo della nazione, laddove gli altri partiti hanno preferito porre in essere un’azione politica interessata a problematiche differenti rispetto a quelle degli interessi degli italiani.
L’italia ha una tradizione storica ed una propria identità da difendere, un patrimonio culturale invidiato da tutto il mondo, personalità che hanno fatto la storia per essersi distinti in tutti i campi così da Dante a Michelangelo, da Bernini a Volta, da Leonardo Da Vinci a Verdi e tantissimi altri di non meno importanza, l’Italia è la nazione che ha il privilegio di avere la vicinanza del Pontefice, il maggior numero di Santi ed il patrimonio artistico più invidiato al mondo. Noi italiani, abbiamo il dovere di difendere la nazione dalla inconcepibile politica dell’integrazione, evitare così che la nostra storia, tradizione e cultura possa far posto alle pretese di clandestini ed extracomunitari di varie estrazioni, supportati dai rappresentanti delle sinistre, interessati a svendere l’immagine della nostra Italia e quella degli italiani.

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Mi sono chiesto, spesso, se l’idea sia di destra, di sinistra o di centro o se sia qualcos’altro. Non mi sono, però, mai impegnato a cercare, concretamente, una risposta. Non so perché, forse perché non avevo bisogno di dare, alle idee mie ed a quelle degli altri, una collocazione. Per me erano e sono solo idee e basta; discutibili quanto si voglia, ma solo idee.
In questi ultimi giorni, però, non se ne abbiano Platone e gli altri filosofi che se ne sono interessati e cui rivolgo, sin d’adesso, le mie più sincere scuse, solo per il fatto di provare a porle ad oggetto della mia riflessione, mi sento obbligato a farlo. Non tanto per chiarire a me stesso la mia posizione, che a me è fin troppo chiara (mi sento libera espressione della mia libertà, soprattutto quando maneggio le idee), quanto per soddisfare una curiosità; anche perché sono convinto che chiunque esprima delle idee non abbia nulla a che fare con le opinioni. È chiaro, pertanto, che io, personalmente, non mi sento di esprimere opinioni su chi elabora e propone idee. Sarebbe assurdo tacciare con le mie opinioni delle idee. Opinioni ed idee, fra l’altro, tra loro cozzano profondamente, tanto che dove ci sono le urne non ci possono essere le altre e viceversa.
Proprio per questo, allora, ho bisogno di riflettere accuratamente e lo faccio partendo dal termine preciso del contendere, la parola, che, in fondo, designa non solo il nome di qualcosa, ma la fa anche consistere in uno o più significati. La parola idea, così, al primo assaggio, mi rinvierebbe al verbo greco 'orào', esattamente all’infinito aoristo del verbo 'orào', cioè 'ideìn', che esprime il significato di “vedere” al passato. In questo senso l’idea è ciò che si vede; ciò che si vede di che cosa? Ciò che si vede di quel che si agita nella mente di chi pensa. L’idea, pertanto, in questo senso, sarebbe, anzi, è l’evidenza di ciò che l’uomo pensa; ed in quanto tale è il risultato di un’operazione universale e non soggettiva, perché l’idea è ciò che ogni uomo pensa, in quanto essere e non in quanto espressione di parte. Ma lo stesso termine mi richiama alla mente il perfetto oìda, perfetto del verbo 'orào', perfetto che ha il significato di “io so”; e con più precisione mi rinvia all’infinito perfetto eidènai ed al participio perfetto eidòs, eidùia, eidòs, cioè “saputo”. L’idea, allora, è l’evidenza di ciò, che il pensiero pensa in quanto sa, o di ciò, che il pensiero sa in quanto pensa. L’opinione, invece, è ciò, che uno reputa; ma ciò, che uno reputa, non propone l’esattezza e l’evidenza dell’idea.
Addirittura gli Stoici la consideravano “un assenso debole e fallace” (Cfr. N. Abbagnano, Dizionario di Filosofia, Utet, Torino 1964, p.622). Avere a che fare con l’idea, pertanto, significa rapportarsi a qualcosa che, secondo me, non può essere attribuita ad un contesto di parte; chi è di parte, in realtà, guarda all’idea da una prospettiva, che è appunto quella della parte, cui si sente di appartenere. Ma l’idea è tale da prescindere da tutte le prospettive e da tutte le parti; e ne prescinde, perché viene prima.
L’idea non è l’ideologia. Fra l’una e l’altra, secondo me, c’è la stessa differenza che c’è fra idea ed opinione. È chiaro, allora, che le idee, in quanto tali, non sono ideologicamente catalogabili. Chi esprime idee, pertanto, a prescindere dalla sua visione ideologica, l’abbia o non l’abbia fa lo stesso, nel momento in cui le esprime è un uomo non riconducibile, proprio in virtù di quelle idee che esprime, ad alcuna posizione di parte. È solo una libera espressione del pensiero, sul sentiero di ciò che unisce.
Mi pare giusto, a questo punto, concludere con la certezza di aver non solo soddisfatto la mia curiosità, ma di aver anche chiarito, a me stesso, il senso recondito di ciò che mi sollecita a scrivere.

 

 

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C'era una volta il risparmio e c'era pure la giornata del risparmio. La si celebrava e la si celebra ancora il 31 ottobre di ogni anno, ma un tempo era un'altra cosa. Alcuni Istituti bancari, in quei lontani anni cinquanta, in quella giornata, solevano invitare le Scuole alla manifestazione che celebrava il risparmio e regalavano un piccolo salvadanaio agli scolari delle scuole elemantari, che si portavano in Banca per l'occasione.

Era un modo per educarli al risparmio e per sollecitarli a deporre, di tanto in tanto, in quel salvadanaio che portava, fra l'altro, anche il nome dell'Istituto bancario di provenienza, una o due lire e, talora, anche cinque. Sì, perchè allora c'era la lira, la bella, indimenticabile e preziosa lira, una divisa molto importante per un Paese in crescita. Erano gli anni dell'immediato secondo dopoguerra, i primissimi anni cinquanta, anni difficili ma anche ricchi di voglia di riscatto e di speranza di farcela, anni che gradualmente preparavano le condizioni per il “boom” economico, che si sarebbe affacciato all'orizzonte del nostro Paese, appena pochissimi anni dopo. Il risparmio, allora, non solo veniva sollecitato ed incoraggiato, ma veniva anche adeguatamente tutelato dagli organismi competenti, in primis la Banca d'Italia. Il risparmio aveva, in sè, anche una funzione sociale e pure noi bambini sapevamo che, depositando quei pochi spiccioli, attraverso le banche, avremmo aiutato la ripresa. E la ripresa, piano piano, è venuta, c'è stata e quando noi, ormai giunti alle soglie dell'iscrizione all'Università, siamo passati a riscuotere, allo sportello bancario, i risparmi della nostra infanzia e della nostra adolescenza, quegli spiccioli erano diventati soldi. Oggi i risparmi se ne stanno andando, giorno dopo giorno, per il pagamento di bollette e tasse e per supporto alle spese quotidiane. Della pensione, del salario o dello stipendio non resta nulla, per cui non si riesce più a mettere da parte neppure qualche spicciolo. Ormai, per moltissimi, il risparmio è solo un miraggio e non esiste più la possibilità di accumulare, nel tempo, un gruzzoletto, sia pure modesto, da depositare su un libretto a risparmio o da lasciare sul conto corrente. Sono tempi difficili e non solo non si riesce a risparmiare, ma si è ormai dato fondo ai risparmi d'una vita per affrontare le difficoltà quotidiane, che sono proprio tante. C'è ancora chi riesce a mettere da parte qualcosa, ma non sa più come e dove investire. E' questo un problema che qualcuno già si pone da un pò di tempo a questa parte, da quando cioè ha cominciato a sentir parlare di “bail in”. Noi non sappiamo cosa significhi con esattezza, ma abbiamo sentito parlare degli effetti. Che dire? Siamo un pò spiazzati e senza parole. Nella nostra modesta esperienza di vita, siamo stati abituati a vedere le Banche come particolari Istituti abilitati nell'esercizio della funzione di comprare danaro, cioè acquisire risparmi di qualsiasi tipo (libretti a risparmio, ad esempio) e di qualsiasi natura (certificati etc.) e a venderlo attraverso prestiti, mutui o altro, operando sotto la sorveglianza della Banca d'Italia, che tutelava anche gli interessi dei risparmiatori. Sì, perchè il risparmio aveva una grande valenza ed un'importante funzione, nonchè anche un interesse sociale. Del resto, dietro il risparmio si muovevano e si muovono persone, c'erano e ci sono i sudori dei lavoratori, c'erano e ci sono famiglie e bisogni, sacrifici e speranze. Non a caso, i Padri Costituenti avevano previsto un articolo della Costituzione, l'articolo 47, che nel primo comma recita testualmente: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito”. Come sono cambiati i tempi! Come sono lontani quegli anni e come ci mancano quegli uomini!

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O Dio, sono out!

Nei piccoli centri il vivere quotidiano è influenzato dall'ambiente che ci circonda. Una realtà spesso bigotta, chiusa. Un peso enorme per chi invece vuole essere normale, solo normale come i nostri simili che vivono in città o in altre parti del mondo. In questo contesto quasi sempre si crea in noi uno scontro interno e profondo che porta a delle crisi intime e interiori e, se non si reagisce, si rischia di recare danni irreparabili alla propria psiche.

Quante volte sentiamo dire in famiglia o con gli amici le solite frasi “a vrigogna de a gente”, e “chi fugura ce fai cu u paise”. Tutto quello che fai deve esser fatto per il piacere della gente, dei paesani che sono i nostri giudici come noi stessi siamo i giudici degli altri, è tutto un giudicare se ci pensiamo bene siamo giudici di tutti ma, guai ad esserlo di  noi stessi.

Hai voglia di cambiare partner in quanto stufo del maritino tutto pantofole e gioco delle carte? Non sia mai! È meglio tradire, aiuti il gossip locale e non fai cadere i capelli a qualche componente della famiglia, di nascosto fai quello che vuoi.

Sei stufa di “portare il lutto” vestita in black dalla testa ai piedi per un quarto della vita? No, no, non ci siamo, è cosi che hai rispetto di tuo marito? Si, ma io l’ho amato, gli ho portato tutte le mattine il caffè a letto, ho sopportato tutte le angherie, e che c’entra? “U paise parla”, “chi figura ce facimu cu a gente”?.

A cinquant'anni hai voglia di rifarti il look? Non se ne parla nemmeno se non vuoi essere nelle prime pagine dei giornali virtuali door to door. Ma siamo pazzi? La vita è fatta di regole precise: il Natale in famiglia (la cosa non mi dispiace); il Capodanno in famiglia (la cosa mi dispiace); la Pasqua? Ma scherzi c’è l’agnello pasquale (cinque milioni di agnellini sgozzati, il tutto  per la tradizione).

Ai matrimoni? Megainviti. Invita tutti anche quelli che non ti degnano di uno sguardo: “amu de ricoglire e buste ca amu datu” è la regola mettitelo bene in testa.

Le vacanze? Ma che vacanze, è roba da “spaentusi” da single, i soldi è meglio metterli alla posta “ca te puanu servire un se sa chi succeda dumani” (questi portano sfiga meglio evitarli), dobbiamo pensare a finire la casa (venticinque anni di lavoro se va bene).

Una serata al cinema? Uffa! Ma sei veramente noioso, ho Telepiuuuuuuuù. La sera mi sdraio sul divanetto mi metto le ciabattine ed è una goduria, altro che cinema. La partita me la vedo con la scheda pirata che vuoi più della vita. Per chi mi hai preso, “pe nu fissa”?

Pensandoci bene credo di essere veramente out, eppure i miei amici insistono col dirmi che sono un tipo in, ufffffffffffffffffffff! Non ci capisco più un tubo, ho una confusione in testa sto scoppiando, sono agitato; calma, calma ci vuole un po’ di calma. Sento aumentare il mio self control. Ok ci siamo, ah si, dov’eravamo rimasti? ah si, sono out e non lo sapevo; che figura di pirla credevo di essere trend, e invece? Ok da oggi cambio tutto, inizio con il  look?

Mocassini di tela possibilmente bianchi, con calzini beige, pantaloni con pence anch’essi beige e al posto della cintura un bel cordone con cui farci un bel nodo davanti, camicia  comprata all’Emmezeta (possibilmente con quadratini e cuciture sfilacciate), orologio comprato dal “vù cumpra” un amico che fa ottimi prezzi. In estate ci vogliono i bermuda. Per quest'estate mi farò un bel completino sul blu da usare con  un bel paio di  mocassine vellutate, con su un bel paio di calzini bianchi ed il sabato per completare il tutto con un Euro prenderò il mio carrellino per fare la spesa al Carrefour comprerò le brioscine e tornerò a casa felice e contento di esser vivo. E vai, baby.