di Stefania Pettinato

Una vera e propria cerimonia accompagnava questo rito antico che, una volta l’anno, si ripeteva in quasi tutte le famiglie calabresi, soprattutto nei centri dell’area presilana. L’allevamento del maiale rappresentava infatti una delle risorse alimentari più importanti e indispensabili per la sopravvivenza delle comunità contadine, costituendo una riserva fondamentale di carne per l’intero anno.

Solitamente il giovane porcello da ingrassare, chiamato passaturu, veniva acquistato tra i mesi di gennaio e l’inizio della primavera, fino a marzo o aprile. La compravendita avveniva nelle piazze dei paesi, animate dalle fiere dei maialetti novelli, dove i porcari giungevano dai centri della Sila. Il commercio era particolarmente intenso nei giorni prossimi alla festa di Sant’Antonio Abate, celebrata il 17 gennaio, santo protettore degli animali e in particolare dei porcellini.

L’acquisto del maiale era un evento molto atteso dalle famiglie contadine e rappresentava un momento cruciale, dal quale dipendeva in parte l’economia domestica. A occuparsi della scelta era spesso ‘u zianu, l’uomo più esperto della famiglia, che osservava con attenzione ogni animale. Il porcello doveva rispondere a precisi requisiti: buona altezza delle zampe posteriori, corpo lungo e robusto, segni evidenti di salute e vigore. Dopo un’attenta valutazione, le bestie venivano soppesate una ad una per stabilirne il valore.

Seguiva poi la fase più delicata e combattuta: la contrattazione. Lunghe discussioni, gesti eloquenti e parole accese scandivano il confronto tra venditore e acquirente, fino a raggiungere l’accordo definitivo e concludere l’acquisto.

Una volta portato a casa, il porcello doveva ambientarsi nel luogo a lui destinato, spesso angusto e poco confortevole, chiamato kathojio o zimma. Dopo alcune settimane, se l’animale era maschio, veniva sottoposto alla castrazione, una pratica dolorosa ma ritenuta necessaria per garantire una migliore crescita. Superata questa fase, iniziava il lungo periodo dell’allevamento.

Per mesi la famiglia si prendeva cura dell’animale con grande dedizione, affrontando sacrifici quotidiani e lavoro costante. Il maiale veniva nutrito con avanzi, granaglie e prodotti della terra, fino a diventare ben ingrassato e pronto per il momento più atteso e temuto: la mattanza.

Il giorno precedente l’uccisione, l’animale veniva lasciato digiuno per favorire lo svuotamento delle budella, che dovevano essere accuratamente pulite per la preparazione degli insaccati. La macellazione avveniva rigorosamente nei cosiddetti “giorni buoni”, il sabato o la domenica, mai di venerdì, ritenuto giorno di cattivo auspicio. Un rito antico, duro e solenne, che segnava profondamente la vita della comunità e scandiva il ritmo dell’anno contadino

 

STEFANIA PETTINATO
Author: STEFANIA PETTINATO
Biografia:
Maria Stefania Pettinato Vive a Scigliano, è madre di due figli e lavora nel comparto scuola come operatrice addetta alle aziende agricole. Ha studiato come agrotecnico e operatore agrituristico. Il suo mondo ruota attorno alla famiglia, alla natura, all’agricoltura e al silenzio che queste sanno offrire. Dal 2009 al 2023 ha conseguito vari attestati, tra cui: • Corso di potatura dell’olivo a vaso policonico • Tecniche agronomiche di potatura e innesto a vari livelli • Conservazione della biodiversità Ha partecipato a sei campionati regionali calabresi di potatura dell’olivo, classificandosi anche al terzo posto. Nel 2010 è nato il suo sogno: “Antica Fattoria – Azienda Agricola Elicicola di Stefania Pettinato”, dedicata all’allevamento e alla vendita di lumache da gastronomia. Nel 2018 ha avviato anche la produzione di caffè di cicoria, bevanda usata nel periodo di guerra e resa celebre dal commento di Totò come “una ciofeca”... ma che, in realtà, è un caffè salutare e benefico. Sin da bambina, grazie alla fortuna di crescere con i nonni, conosce le erbe aromatiche, selvatiche e officinali: una passione che ancora oggi coltiva preparando tisane, unguenti, oleoliti e creme. È in possesso di patente agricola e forestale, appassionata di trekking e qualificata anche come operatrice socio-sanitaria. Ha frequentato un corso di formazione per volontari della Croce Rossa Italiana. E poi… ama sorridere, essere empatica e vivere profondamente la vita e la terra: godere del sole, della pioggia, della neve e delle stagioni. Ama la vita e la libertà di viverla.


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