di Monica Vendrame
Dal 1° ottobre la Rai dedica un intero canale all’Italia dei territori.
Si chiama “Italiana”, occupa il numero 57 del digitale terrestre ed è disponibile anche su RaiPlay. Al centro della programmazione ci saranno borghi, paesaggi, artigianato, imprese, enogastronomia, folklore, musica popolare e quelle storie che spesso nascono lontano dai grandi centri e dai riflettori.
Un progetto che parte da un’idea semplice ma tutt’altro che scontata: raccontare l’Italia uscendo dagli studi televisivi e andando nei luoghi, tra la gente. La nuova rete attingerà al grande patrimonio Rai, dai programmi legati al territorio alle produzioni di Rai Cultura e delle Teche, per poi ampliare progressivamente l’offerta con nuovi contenuti e dirette dalle principali manifestazioni nazionali.
La programmazione sarà organizzata in tre blocchi quotidiani di otto ore, per un totale di circa 720 ore mensili. Tra i filoni previsti figurano Ritorni, borghi, nuovi abitanti, Sapori, Storie, Comunità, Paesaggi, Memorie e Viaggi, insieme a spazi dedicati ai mestieri, alle eccellenze italiane, alla natura e al patrimonio culturale.
Non mancheranno immagini e programmi provenienti da trasmissioni ormai entrate nell’immaginario televisivo italiano, come Linea Verde, Linea Blu, Linea Bianca e Il Provinciale, oltre a materiali custoditi negli archivi Rai. Secondo quanto annunciato, la prima fase sarà soprattutto costruita su programmi già realizzati e opportunamente riproposti; successivamente arriveranno produzioni originali e collegamenti in diretta.
Ed è forse proprio qui l’aspetto più interessante: in un tempo in cui tutto sembra correre velocissimo, la televisione pubblica sceglie di tornare a guardare i piccoli paesi, le tradizioni, i dialetti, la civiltà contadina e i mestieri che rischiano di scomparire.
Per territori come il Savuto non è una questione secondaria.
Da anni associazioni, studiosi, piccoli giornali e appassionati cercano di conservare parole, racconti, riti, fotografie, proverbi e testimonianze che altrimenti andrebbero perduti. Vedere oggi un grande mezzo di comunicazione nazionale dedicare spazio proprio a questo patrimonio significa riconoscere che la storia dell’Italia non vive soltanto nelle grandi città o nei grandi eventi, ma anche nelle piazze dei paesi, nelle botteghe, nelle cucine, nelle feste patronali e nella memoria degli anziani.
La sfida, naturalmente, sarà evitare che i territori diventino soltanto belle cartoline televisive. Raccontarli davvero significa entrare nella loro storia, ascoltarne le voci e rispettarne l’identità.
Se “Italiana” saprà farlo, il canale 57 potrebbe diventare qualcosa di più di una nuova rete televisiva: una finestra aperta su quell’Italia minore che, minore, in fondo, non lo è mai stata.









