di Antonietta Malito
La sera del 14 agosto, Lago ha accolto due mostre fotografiche allestite in due luoghi dal particolare valore storico e architettonico: l’androne di Palazzo Scanga, già scuola e caserma, e l’androne di Palazzo Barone. Una scelta capace di mettere in relazione la fotografia contemporanea con la memoria degli edifici e del paese, che ha trasformato spazi quotidiani e carichi di storia in luoghi di incontro e di cultura.
Protagonisti dell’iniziativa sono stati Nicola Scanga e Tanya Synkova, marito e moglie nella vita, che hanno proposto due percorsi differenti, accomunati però dalla capacità della fotografia di raccontare luoghi, atmosfere e forme attraverso uno sguardo personale. L’iniziativa ha registrato una significativa partecipazione di pubblico.

Tanya Synkova, ucraina di nascita ma trapiantata a Lago, ha presentato una serie di immagini dedicate a Kiev e al fiume Dnipro. Le sue vedute, ampie e attraversate da una particolare dimensione atmosferica, sono entrate in dialogo con l’architettura di Lago e, in particolare, con la presenza severa del campanile della Santissima Annunziata. Da una parte il grande fiume e la città ucraina, dall’altra le forme più ruvide e raccolte del borgo calabrese: due paesaggi lontani, accostati attraverso la sensibilità dello sguardo fotografico.
Nicola Scanga ha invece scelto l'albero come soggetto. Dodici piccole tele fotografiche, ciascuna delle dimensioni di 20 per 20 centimetri, hanno costruito un percorso fatto di forme, contrasti e differenti interpretazioni della natura.
Nelle immagini di Scanga non c’è un unico modo di guardare un albero. Un ramo di erica bruciato appare contorto, quasi segnato da una sofferenza; i rami del beniamino si trasformano in un abbraccio fitto e soffocante. Altrove la luce accende le tonalità dorate dei larici del Trentino, mentre il leccio emerge dalla terra arida del crotonese con una forza che sembra nascere direttamente dalla durezza del paesaggio. A completare il percorso, la presenza austera del pino loricato del Pollino, altra forma di resistenza e di radicamento.
Nella ricerca di Scanga, le forme vegetali diventano materia fotografica attraverso cui osservare il tempo, la resistenza, la fragilità e il rapporto tra vita e ambiente. È uno sguardo che nasce dall'osservazione per lasciare spazio alla percezione e all'interpretazione.
Per Nicola Scanga, inoltre, esporre a Lago ha un significato particolare. Nato nel paese nel 1955, vi è tornato a vivere dopo un lungo percorso personale e professionale che lo ha portato dalla formazione al Liceo Artistico di Salerno e all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ha studiato pittura con Armando De Stefano e fotografia con Mimmo Jodice. Fotografo, pittore, scrittore e studioso, Scanga ha insegnato discipline artistiche nella provincia di Brescia, ricoprendo anche l’incarico di dirigente scolastico.
Negli anni ha dedicato al suo paese fotografie e progetti espositivi, tornando a osservare luoghi conosciuti attraverso una prospettiva inevitabilmente diversa.










