di Antonietta Malito

“Tra campane e radici: l’anima devota di Rogliano e del Savuto” è il nuovo libro del giornalista roglianese Fiore Sansalone. Un lavoro che nasce dalla memoria, ma non si ferma al ricordo.

Attraverso feste religiose, devozioni, ritualità, testimonianze, immagini, parole dialettali e consuetudini ormai lontane dalla vita quotidiana, il volume restituisce al territorio del Savuto il volto delle comunità che per generazioni hanno costruito la propria identità intorno alla fede, alla terra, al lavoro e alla solidarietà.

Al centro del libro non ci sono soltanto le grandi celebrazioni religiose, ma c'è soprattutto la religiosità vissuta ogni giorno, nelle case e nelle campagne, davanti a una piccola immagine sacra, durante una processione, in una preghiera recitata sottovoce, nell’offerta fatta a un santo, nella promessa mantenuta anche dopo molti anni. È la fede della gente comune, quella che raramente entra nei libri di storia ma che ha accompagnato intere generazioni nei momenti di gioia, di paura e dolore.

Rogliano e i centri del Savuto diventano così i luoghi di un racconto corale. Rogliano, Grimaldi, Marzi, Carpanzano, Mangone, Belsito, Maione, Pittarella, Coraci, Aiello Calabro, Scigliano, Pedivigliano e le altre comunità richiamate nel volume sono protagonisti. Ognuno conserva una particolare espressione della devozione popolare, un patrimonio di feste, santi, Madonne, riti e consuetudini che, pur nelle differenze, racconta una medesima appartenenza. 

  

Belsito, processione di San Giovanno Battista

Le pagine dedicate alla fòcara di San Giuseppe, alle cone votive, a Sant’Antonio, al Corpus Domini, a San Giovanni e alle diverse devozioni mariane permettono di entrare in quella dimensione collettiva nella quale il sacro era intimamente legato alla vita. Il fuoco, i fiori, le candele, le processioni, gli animali benedetti, i balconi addobbati, le statue portate a spalla, le erbe raccolte secondo antiche credenze: ogni gesto aveva un significato e ogni consuetudine rappresentava un modo per affrontare l’esistenza, affidandosi alla protezione divina. 

 

Rogliano, Santa Maria nostra de Cuti

Particolarmente significativa è la dimensione legata a Santa Maria nostra de Cuti, dove la devozione assume anche il valore di appartenenza a una comunità. Il nome stesso della Madonna diventa memoria di un luogo e di una gente, di un’identità riconosciuta e condivisa. In quel sentimento religioso si incontrano la famiglia, il quartiere, il ritorno degli emigrati, l’attesa della festa e il bisogno di ritrovare, almeno per qualche giorno, ciò che la distanza e il tempo hanno separato.

È proprio il rapporto tra fede e appartenenza uno degli aspetti più intensi del volume. Nel Savuto la devozione non è stata qualcosa di separato dalla vita quotidiana perché ha accompagnato il lavoro nei campi, la cura degli animali, la speranza di un buon raccolto, la paura delle calamità, la malattia, le partenze e i ritorni. Ha seguito gli uomini e le donne anche oltre i confini della Calabria, quando l’emigrazione ha svuotato paesi e campagne senza però riuscire a cancellare il legame con la terra d’origine.

In questo senso il libro parla anche di chi è partito. Le offerte inviate dagli emigrati, le fotografie conservate nelle case, le immagini dei santi portate con sé, il desiderio di tornare per la festa patronale sono altrettanti fili che hanno continuato a collegare il Savuto alle sue comunità sparse nel mondo.

E poi c’è il dialetto, che nel libro assume un valore particolare. Le parole pronunciate dagli anziani, le formule della devozione, le espressioni tramandate oralmente conservano sfumature che una lingua diversa non sempre riesce a restituire. Dentro quelle parole sopravvivono sentimenti, paure, speranze e una precisa maniera di guardare alla vita.

Il volume ha dunque anche il valore di una testimonianza sulla civiltà contadina. Una civiltà segnata dalla fatica, dalla povertà e dalle difficoltà, ma capace di esprimere una straordinaria ricchezza umana. Il rapporto con la terra, il rispetto per il lavoro, il senso della famiglia e della comunità, la capacità di condividere sacrifici e momenti di festa emergono come elementi di un patrimonio che non dovrebbe essere considerato soltanto nostalgia del passato.

È qui che si comprende il significato della dedica che apre il libro. Il pensiero rivolto a chi non c’è più, alla gente semplice, a chi pur avendo avuto poco ha lasciato un’eredità fatta di valori, è una dichiarazione d’amore verso una generazione che ha costruito il proprio mondo con mezzi modesti e una grande capacità di resistere, credere e andare avanti.

Fiore Sansalone, giornalista e direttore del giornale La Voce del Savuto, porta avanti, da molti anni e con passione, un lavoro strettamente legato al territorio e alla necessità di conservarne la memoria storica, attraverso fatti, persone, testimonianze e vicende che altrimenti rischierebbero di disperdersi. Questo libro rappresenta, in ordine di tempo, l’ultimo dei suoi lavori dedicati a questa lunga opera di attenzione verso il Savuto.

La sua non è una ricerca condotta da osservatore distante ma il rapporto diretto con i luoghi e le persone, la conoscenza di una realtà maturata nel tempo e soprattutto la consapevolezza che dietro ogni tradizione esiste una storia umana.

“Tra campane e radici” arriva in un momento nel quale molte delle pratiche raccontate appartengono ormai a una stagione che sta rapidamente scomparendo. Le campagne hanno cambiato volto, le comunità si sono assottigliate, molte case sono rimaste vuote e la trasmissione orale, affidata un tempo ai nonni e agli anziani, incontra molte difficoltà che non possono essere ignorate. Conservare queste storie significa perciò compiere un gesto concreto contro l'oblio.

Ma il libro non guarda soltanto indietro. La sua domanda più importante è rivolta al presente: cosa resta oggi di quella società e di quei valori? Che cosa possono ancora dire alle generazioni che non hanno conosciuto le veglie, le processioni, le feste preparate per settimane, i campi lavorati con fatica, i paesi riuniti intorno a una devozione comune?

La risposta passa attraverso la memoria. Perché conoscere il passato di un paese significa comprendere meglio anche le ragioni del suo carattere, delle sue relazioni, delle sue trasformazioni. Significa riconoscere nelle fotografie dei nostri nonni, nei nomi delle contrade, nelle feste patronali e nelle parole del dialetto qualcosa che appartiene ancora alla nostra storia personale.

Il progetto editoriale al quale il libro è legato, la collana ATLANTIDE – “SAVUTO. Terre, storie e tradizioni”, rafforza proprio la vocazione di mettere a disposizione della comunità uno strumento per conoscere e conservare il patrimonio culturale del territorio. La distribuzione del volume avviene attraverso una donazione di 10 euro destinata alle attività culturali dell’Associazione e, in particolare, al sostegno della collana.

Anche per questo il libro merita di essere letto. Da chi conosce il Savuto e vuole ritrovarlo sotto una luce diversa, da chi vive lontano e cerca nelle proprie radici una parte di sé, ma anche da chi non ha mai conosciuto questo mondo e desidera avvicinarsi a una Calabria più intima, lontana dagli stereotipi e raccontata attraverso la sua gente.

  
 
Grimaldi,festa di Sant'ANtonio: antico rituale della benedizione degli animali
 
 
ANTONIETTA MALITO
Author: ANTONIETTA MALITO
Biografia:
Antonietta Malito, giornalista e scrittrice, si è laureata in Scienze Economiche e Sociali presso l’Università della Calabria, dove ha conseguito anche un Master in Management Pubblico. Coltiva, sin da bambina, una profonda passione per la scrittura, che l'ha portata a costruire un percorso professionale ricco e variegato nel mondo del giornalismo e della cultura. Direttore responsabile di Diario Pontino - Magazine di Latina, collabora stabilmente con La Voce del Savuto, di cui è stata direttore, e con La Voce agli italiani. È coordinatrice nazionale del Centro Studi "Atlantide" per le Arti e la Letteratura. Ha scritto per le testate giornalistiche: Edizione della Sera, La Provincia Cosentina, Calabria Ora, Calabria.Live (dove ha curato la rubrica domenicale “Nextelling”), il periodico Grimaldi 2000, la rivista internazionale MedAtlantic, il magazine di moda Life & People, il giornale online Italiani.it (la rete globale degli italiani nel mondo), e per i portali internazionali Malta.it, Parigi.it, Madrid.it, Toronto.it. Ha diretto la rivista culturale Tracce di un tempo. Opere pubblicate: Grimaldi, viaggio nel 2008; Grimaldi, I tesori del borgo smeraldo (vol. I); Trasparente, pensieri e poesie (Atlantide Edizioni); Fino all’alba (Bertoni Editore). Opere in coautoria: Savuto, sprazzi di folclore; Riti e tradizioni della Settimana Santa nel Savuto; Lungo le vie del tempo (Atlantide Edizioni). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno culturale e giornalistico, tra cui il Premio Sabatum 2006 per il Giornalismo e il Premio Autori Italiani. Oltre alla scrittura, coltiva con passione anche la fotografia, l’arte, la natura e l’amore per gli animali.


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