di Stefania Pattinato
C'è una parola, nel Reventino, che racchiude una scelta potente: "restanza".
Non significa semplicemente restare, ma scegliere di costruire il futuro nella propria terra, con coraggio e caparbietà. È la storia di Luca Gentile e di sua moglie, giovani sposi che nell'autunno del 2000 trasformarono la passione per i liquori fatti in casa in una missione: mettere le essenze della loro terra in una bottiglia. Oggi, il Liquorificio Gentile di Carlopoli (CZ) non è solo un'eccellenza artigianale premiata a livello mondiale, ma un faro di resistenza e amore per le aree interne. In questa intervista, Luca ci racconta come è nata questa avventura, il legame viscerale con il territorio e il nuovo sogno dello zafferano, sempre con un unico, chiaro obiettivo: restare.

— Ci può raccontare le origini della sua distilleria? Com'è nata la passione per la produzione di liquori artigianali?
“Liquorificio Gentile nasce da un’idea imprenditoriale mia e di mia moglie, allora giovani sposi. Era l’autunno del 2000 quando, preparando del liquore in casa per uso familiare, decidemmo di lanciarci in un progetto un po’ più grande: mettere le essenze della nostra terra in delle bottiglie, passando a una produzione che superasse i confini domestici. Iniziammo dunque a novembre l’iter burocratico, che terminò con il primo imbottigliamento nel luglio del 2004. Era nato il Liquorificio Gentile, così, per gioco, per passione e per esigenza: l'esigenza di fare qualcosa per noi e per la nostra terra. In quel momento avrebbe potuto essere qualsiasi tipo di attività, ma il volere del destino ha scelto questa.”
— Quanto è importante il legame con il territorio calabrese e quali prodotti locali utilizza per creare i suoi liquori?
“Amiamo talmente tanto la nostra terra che, quando abbiamo avuto la possibilità di lasciarla, non l’abbiamo fatto. Ancora prima di iniziare l’attività, avevo trovato lavoro fuori dai confini calabresi: non ho mai preso un biglietto del treno e sono rimasto caparbiamente qui. Idem mia moglie, rientrata dopo qualche anno d’insegnamento nella Capitale. Utilizziamo, nei limiti del possibile, materia prima della zona. Ci serviamo da aziende locali per le progettazioni grafiche, per le scatole, per la stampa delle etichette, per l’acquisto delle bottiglie e tanto altro ancora.”
— Qual è il liquore della sua produzione a cui è più legato e che meglio rappresenta la filosofia della sua azienda?
“I miei prodotti sono come figli: non ce n’è uno in particolare, non ho preferenze. Ognuno di essi rappresenta la nostra filosofia, che punta sull’artigianalità e sulla serietà aziendale.”
— Qual è la parte più difficile e, al tempo stesso, più gratificante del mantenere viva una tradizione artigianale oggi?
“Non vorrei elencare i punti difficili del mantenere un’attività artigianale, per non scoraggiare i giovani: mi rivedo ancora in loro, eravamo poco più che ragazzini quando abbiamo iniziato. È stato grazie ai nostri genitori, alle nostre famiglie, che ci hanno supportato e risollevato il morale nei momenti di sconforto. Perché, ahimè, purtroppo, i momenti di sconforto ci sono stati, e tanti. Avere delle persone a fianco che ti aiutano a superarli ti fa sentire gratificato solo a pensare di essere un artigiano che opera nelle aree interne della Calabria. Un artigiano che può vantarsi di aver portato i suoi prodotti a essere premiati come migliori infusi al mondo (2022/23/24) e che, di contro, grazie al loro successo, viene conosciuto e premiato anche lui.”
— Oltre alla produzione, avete modi per far conoscere i vostri prodotti ai visitatori? (es. degustazioni, visite in azienda...)
“Attualmente copriamo gran parte della Calabria, anche se è nella provincia di Catanzaro che siamo più conosciuti. Abbiamo anche tanti rivenditori sparsi per l’Italia. Partecipiamo a numerose fiere internazionali e siamo aperti a visite, anche scolastiche. Inoltre, con la nostra associazione, Amaro Letterario – nata sul cammino di Santiago insieme alla nostra amica Angelina Pettinato – organizziamo degli Urban Trekking Letterario per il nostro paese, con visite finali ad alcune realtà imprenditoriali, tra cui il nostro liquorificio.”
— La nuova sfida: da liquorificio a produttore di zafferano. Com'è nata l'idea di aggiungere questa nuova coltivazione al vostro panorama?
“Quella dello zafferano non è una sfida, ma un altro sogno che cercheremo di realizzare per creare un nuovo indotto e nuove possibilità di lavoro nel nostro paese. Oltre allo zafferano, coltiviamo e invasettiamo altre erbe e spezie locali, tutte specie che utilizziamo nella preparazione dei nostri liquori.”
— Avete già in mente come unire queste due passioni? Lo zafferano diventerà presto l'ingrediente di un nuovo liquore?
“Le due passioni sono unite da un unico filo conduttore: restare in Calabria, cercando di trasmettere il più possibile questo valore della ‘restanza’ ai nostri figli (…e anche ai vostri).”











