di Antonietta Malito
Roberta Sicolo, grimaldese, laureata in Storia Moderna, è docente e scrittrice appassionata. Da poco tempo è anche presidente e cofondatrice dell’Accademia delle Lettere, delle Arti e delle Scienze. Dopo il successo del suo libro Mio Novecento (Amazon, 2023) – sei storie intense di vita comune, tradotte anche in inglese – ha deciso di mettere al centro della sua azione culturale l'idea forte e condivisa della parola come strumento di bellezza, dialogo e trasformazione. In questa intervista ci racconta la nascita e la visione dell’Accademia, un progetto ambizioso che punta a diventare un punto di riferimento per la crescita culturale del territorio e delle nuove generazioni.

Roberta Sicolo, docente e scrittrice, ora anche ideatrice e presidente dell’Accademia delle Lettere, delle Arti e delle Scienze. Qual è il filo conduttore che unisce tutte queste identità? Come si riflettono l’una nell’altra?
«Il filo conduttore è rappresentato dalla parola, in tutte le sue sfaccettature: che sia scritta, insegnata o condivisa in un progetto culturale, è sempre generatrice di bellezza, pensiero e conoscenza. Con l’insegnamento ho il privilegio di ascoltare e trasmettere non solo nozioni, ma curiosità, e con la scrittura ho potuto trasformare le emozioni in narrazione. L’Accademia è la sintesi di queste esperienze perché le mette in relazione tutte, attraverso il dialogo con gli attori della cultura e i loro linguaggi diversi, nel segno di una visione condivisa».
Quale sogno o necessità ha dato origine a questo progetto? E cosa rappresenta, oggi, questa nascita per il territorio?
«Il sogno, che era in cantiere da un po’ di tempo, è stato quello di creare uno spazio dove la cultura potesse esprimersi al meglio, un bene comune, vivo e condiviso. Dopo la rassegna “Grimaldi Letteraria”, dove circa venti autori si sono incontrati e confrontati nello scorso mese di agosto nel chiostro del Convento di Sant’Antonio, la necessità di concretizzarlo, attraverso una visione importante, ha preso forma. Penso che il nostro territorio ha bisogno certo delle proprie radici, ma anche di un progetto che sia proiettato verso nuovi orizzonti. L’Accademia è un luogo di incontro, dove si intrecciano esperienze culturali diverse che generano confronto e, quindi, crescita».

La data di domani, 13 settembre, segna l’inizio ufficiale di un percorso già in movimento. Può anticiparci come si svolgerà questa giornata e quali emozioni la accompagnano mentre si avvicina questo momento?
«Il 13 settembre, dopo il 26 agosto, data di presentazione a Rogliano, sarà un momento importante per l’Accademia: un pomeriggio in cui ci sarà spazio per illustrare le finalità del progetto, per dialogare con autori e artisti presenti, per dare voce anche ai più giovani, in un intreccio di voci ed esperienze differenti. Non sarà una semplice presentazione, ma un momento in cui sentirsi parte di un progetto comune. L’emozione che prevale è la gratitudine: per le persone che hanno creduto nell’idea e per il Comune di Grimaldi che ci ospita».
L'Accademia conta già numerosi iscritti tra artisti, scrittori e poeti. Come si immagina il dialogo creativo tra queste diverse voci?
«Accompagnata dall’esperienza del giornalista e scrittore Luigi Michele Perri, cofondatore dell’Accademia, ho pensato a diversi ambiti entro cui la stessa potesse operare. Immagino il dialogo creativo come un’orchestra: ogni iscritto porta il suo timbro e ogni esperienza la sua nota, ma tutte insieme compongono un’armonia nuova. La forza del progetto Accademia risiede proprio in questo: la somma delle singole parti porterà ad un dialogo creativo e armonioso che nasce proprio dalla diversità, dall’incontro tra linguaggi e sensibilità differenti. È lì che la cultura si rinnova e diventa generativa».
Qual è il ruolo della cultura nella società contemporanea?
«Penso che la cultura sia l’ossigeno invisibile della società. Spesso non ne siamo pienamente consapevoli, ma è ciò che ci permette di essere comunità pensante. Attraverso la cultura si forma e cresce la coscienza critica e offre visioni alternative al presente. In un’epoca frenetica e frammentata, la cultura può e deve restituire profondità e senso alla vita di ciascuno».
Quanto è importante che la cultura si radichi negli spazi pubblici e sia accessibile a tutti?
«È fondamentale perché rappresenta l’idea che la cultura appartiene a tutti, che non ha barriere o limiti. Significa renderla vicina e familiare. Significa offrire a chiunque la possibilità di entrare, scoprire, partecipare. E l’Accademia nasce proprio con questo spirito: è aperta a tutti quelli che vogliono prenderne parte, condividendo esperienze e proponendo idee».
Guardando al futuro, quali sono le principali sfide e le ambizioni dell’Accademia? In che modo intende coinvolgere le nuove generazioni?
«La sfida più grande è che l’Accademia sia davvero uno spazio inclusivo, capace di parlare e di accogliere tutte le fasce d’età. Sin dall’inizio, oltre al coinvolgimento di autori, artisti, studiosi e personalità della cultura, i giovani hanno avuto la possibilità di esprimersi. L’Accademia vuole renderli protagonisti, offrendo loro spazi e progetti creativi in cui poterlo fare al meglio».










