di Salvatore Cutellè
Oggi vi voglio parlare dello scrivano. Quella dello scrivano è una professione ormai scomparsa, era colui che scriveva per conto di altri.
In un’epoca in cui pochi sapevano leggere e scrivere era una figura fondamentale. Soprattutto a causa dell’emigrazione, la lettera era uno strumento importante per mantenere i contatti nelle famiglie. Ma pochi sapevano leggere e scrivere. Allora ci si rivolgeva ad un parente, un amico, un vicino, che era andato a scuola, sia per scrivere le lettere ai familiari lontani, sia per farsi leggere le lettere che da questi si ricevevano. Erano lettere che iniziavano sempre allo stesso modo: “Caro figlio io sto bene e così spero di voi …”. Questo succedeva nei paesi. Invece nelle città c’era lo scrivano pubblico, che scriveva le lettere a pagamento.
Un famoso scrivano lo troviamo nella scena “Viva l’ignoranza” del film “Miseria e Nobiltà” del 1954 con Totò. La scena può essere vista in internet al seguente indirizzo:
Mentre il film completo si trova al seguente indirizzo:
Anche dopo l’alfabetizzazione di massa, la figura dello scrivano ha continuato ad esistere, aggiornandosi. Quando si doveva scrivere una lettera ad un ufficio pubblico, in una forma corretta, ci si rivolgeva allo scrivano, che la scriveva anche a macchina.
Ricordo negli anni 1970-80 a Vibo Valentia un’anziana signorina (mi sembra che si chiamasse Di Renzo) che scriveva lettere a macchina. Abitava nella piazza dove c’era il capolinea degli autobus, per cui anche per chi veniva dai paesi era comodo trovarla. In quella piazza il sabato c’era il mercato.
Perché, si chiederanno i miei 4 affezionati lettori, adesso che siamo negli anni 2000 dopo Cristo ci dobbiamo occupare ancora della figura dello scrivano?
Sempre per colpa della burocrazia, che è il male eterno ed immutabile dell’Italia.
Vi sarete accorti che in certi uffici pubblici i cittadini vengono guardati male, e visti con fastidio, perché con la loro presenza turbano l’andazzo quotidiano.
Addirittura qualche volta è successo che i parenti che andavano a visitare gli ammalati in ospedale venivano trattati con fastidio da parte del personale, perché con la loro presenza camminando nei corridoi li sporcavano. Vi sarà capitato che, entrando in un ufficio pubblico vicino all’orario di chiusura, l’impiegato si guarda l’orologio, per farvi capire che quello non è orario di entrare.
Ovviamente non tutti sono così, c’è stato l’impiegato che è rimasto in ufficio dopo l'orario di servizio per aiutare un cittadino a rifare una pratica che aveva redatto in modo sbagliato; c’è stato il cittadino che oltre ad aver sbagliato la pratica l’aveva presentata allo sportello sbagliato, e l’impiegata lo aveva accompagnato allo sportello giusto presentandolo come un proprio parente per farlo aiutare.
Ma in generale meno gente entra negli uffici e meglio è.
La grande affermazione di questo principio c’è stata con la pandemia di coronavirus del 2020, per cui si sono bloccati gli accessi agli uffici, e bisognava sbrigare le pratiche burocratiche tramite internet. Dopo la fine della pandemia molti uffici hanno conservato questa pratica, non ricevono i cittadini e gli dicono “andate in internet”.
In generale questa è una cosa buona, perché non si è legati agli orari di apertura degli uffici, e si possono fare le pratiche anche quando gli uffici sono chiusi, anche la domenica e anche di notte.
Ma quando una “cosa buona” cade nelle mani dei burocrati diventa una cosa negativa. Come fanno le persone anziane e quelle che non hanno familiarità con la tecnologia? Come si faceva un secolo fa: si devono rivolgere allo scrivano: lo scrivano informatico, che ha familiarità con le nuove tecnologie e svolge le pratiche in internet a pagamento. E questo non riguarda solo gli anziani: anche i giovani, tecnologici e informatizzati, spesso hanno difficoltà ad operare sui siti della pubblica amministrazione.
Vista questa situazione uno si immagina che ci sarà una grande competenza tecnologica nella pubblica amministrazione, ma non è così. Ecco un esempio.
Un amico si rivolge a me perché deve consegnare un documento ad un ufficio pubblico, ma l’ufficio si rifiuta di accettarlo, gli hanno detto di mandarlo tramite internet. Faccio un’immagine del documento (per chi se ne intende in formato JPG) e la mandiamo all’ufficio. Dopo qualche giorno lo contattano dall’ufficio per dirgli che non riescono ad aprire il documento in formato immagine e di rimandarlo in formato testo.
Un altro problema è che i siti dei ministeri (e della pubblica amministrazione in generale) sono inutilmente contorti e non sempre è facile capire come operare. Ecco un altro esempio. Un amico mi chiede aiuto perché deve fare una pratica sul sito di un ministero romano. Ci mettiamo a fare la pratica. Ci impieghiamo una mezza giornata. Qualche giorno dopo mi fa conoscere un suo amico che deve fare la stessa pratica: ci impieghiamo 10 minuti. Questo perché i siti sono fatti male, si impiega molto tempo a capire come funzionano. Una volta che si è capito poi si può operare velocemente. Ecco quindi chi è lo scrivano informatico: è una persona che sudando, lottando e litigando è riuscita ad operare su un determinato sito, ed una volta che ci è riuscita può farlo per altri velocemente a pagamento.
Poi c’è l’abitudine dei burocrati dei ministeri romani di fare gli “aggiornamenti”. Una volta che uno ha capito come funziona un determinato sito, i burocrati decidono di “aggiornarlo” e sconvolgono tutto. Bisogna ricominciare ad imparare tutto da capo. Un altro amico mi ha raccontato che era riuscito a redigere una pratica complessa da mandare sul sito di un ministero romano. Quando è andato per inserire la pratica ha dovuto ricominciare tutto da capo, perché nel frattempo i burocrati avevano cambiato il logo.
Una pratica in cui prima o poi tutti devono incappare è quella del rinnovo della patente di guida. Per avere il rinnovo della patente bisogna fare 3 versamenti e fare la visita medica. Una domanda sorge spontanea: perché fare 3 versamenti? Non se ne può fare uno solo con la cifra totale? E poi i vari enti si spartiscono il malloppo?
Una volta era possibile fare i versamenti alla posta, adesso bisogna farli in internet usando lo SPID e il sistema PagoPA collegandosi al sito internet Portale dell’automobilista. Quando ho chiesto perché tale innovazione complicata mi hanno risposto che c’era gente che faceva alla posta un versamento di un euro, poi correggeva la ricevuta e ci scriveva la cifra per il rinnovo della patente. Ma allora non sarebbe stato meglio distribuire dei bollettini postali prestampati con l’importo stampato scritto in cifre e lettere, specificando che il pagamento si può fare solo con quei bollettini e che non si accettano ricevute con gli importi scritti a mano? Come fa chi non ha pratica di internet? Si deve rivolgere allo scrivano informatico che espone il cartello che vedete nell’immagine.
Comunque i burocrati non dormono mai e si inventano continuamente novità. Ormai lo SPID (il Sistema Pubblico di Identità Digitale) esiste da molti anni e molti cittadini hanno imparato a utilizzarlo. Da notizie di stampa che circolano in questi giorni pare che abbiano intenzione di abolire lo SPID.









