di Antonietta Malito
Nel giorno in cui avrebbe compiuto cento anni, l’intera comunità di Cleto si stringe nel ricordo affettuoso e riconoscente di Francesco "Ciccio" Falsetto, primo sindaco del dopoguerra e figura cardine della vita pubblica del paese per oltre tre decenni.
Nato nel 1925, Ciccio Falsetto fu un educatore, un uomo delle istituzioni, un riferimento umano e morale per intere generazioni. Rimasto orfano in giovane età, si distinse sin da ragazzo per la sua tenacia e il desiderio di istruzione. Con i sacrifici immensi della madre Giovanna, riuscì a diplomarsi al liceo classico "Torquato Tasso" di Salerno, dando inizio alla sua carriera di insegnante, vera passione della sua vita. Il maestro prima di tutto, ricordano in tanti. Rigoroso ma mai distante, sapeva entrare in relazione profonda con i suoi alunni, usando il sapere non come strumento di autorità, ma come ponte per avvicinare, incuriosire e far crescere. Era noto per la sua capacità di trasformare le lezioni in racconti vivi, esperienze condivise, storie apprese sul campo e restituite in aula con passione e semplicità. Chi l’ha avuto come insegnante, ancora oggi ne custodisce la memoria con affetto. Ma la sua vocazione all’impegno non si fermava alla scuola.
Terminata la guerra, in un’Italia devastata e affamata, fu nominato commissario prefettizio e, nel 1953, eletto sindaco di Cleto. Da allora, fino al 1980, resse le sorti del paese con un impegno instancabile. La sua guida fu segnata da una visione chiara: dare dignità a una comunità provata, costruire futuro partendo dai bisogni reali della gente. Fu protagonista della rinascita di Cleto, intercettando risorse, avviando opere pubbliche, creando infrastrutture essenziali come acquedotti, fognature e persino, in anticipo sui tempi, impianti di depurazione. Soprattutto, investì nell’istruzione con nuove scuole, asili, locali per l’infanzia ovunque ce ne fosse bisogno, anche nelle frazioni più piccole. Per lui, la cultura era il primo passo per uscire dalla povertà. Falsetto non dimenticò mai le sue origini. Aiutava chi non poteva permettersi neppure il viaggio per emigrare e trovare lavoro all’estero. In molti, ancora oggi, lo ricordano con gratitudine da Canada e Stati Uniti, dove si recò in visita tra abbracci e lacrime.
Uomo di valori forti, aderì alla Democrazia Cristiana, schierandosi nel tempo con la corrente più attenta ai temi sociali. Seppe farsi ascoltare nei palazzi romani, tornando a casa con risultati concreti per il suo paese. Non inseguì mai interessi personali, ma ciò che lo guidava era il volto della sua gente, le difficoltà quotidiane, le ingiustizie da sanare. Anche dopo la sconfitta elettorale del 1980, mantenne lo stile di sempre, caratterizzato da dignità, sobrietà, rispetto. Si ritirò dalla vita pubblica con la stessa coerenza con cui l’aveva vissuta. Morì il 30 gennaio 2004, lasciando un vuoto profondo e un esempio indelebile.
Oggi, nel centenario della sua nascita, l’amministrazione comunale di Cleto ha scelto di onorarlo pubblicamente, portando avanti l’iniziativa di intitolargli un luogo simbolico del paese. Un gesto sentito, che nasce dalla volontà di raccogliere le istanze di molti cittadini, ancora legati alla sua memoria.









