di Antonietta Malito
Sono passati 23 anni da quel 16 agosto in cui Matteo Saccomanno si spense nella sua casa di Grimaldi, ma il suo ricordo è inciso nella memoria collettiva di una comunità che, grazie a lui, ha imparato a raccontarsi e a crescere.
Saccomanno è stato una voce, una guida, un promotore instancabile di cultura, identità e consapevolezza civica. In tempi in cui l'informazione locale rischiava di passare in secondo piano, lui decise di darle un nome e un volto. Lo fece con "Il Grimaldello", foglio artigianale ma pieno di passione e rigore, nato dal desiderio di accendere i riflettori sul piccolo paese del Savuto e la sua gente.
Nel 2000, l'amministrazione comunale di allora, guidata da Pino Albo, diede vita a "Grimaldi 2000", un periodico vero e proprio, che Saccomanno diresse con cura e lucidità, che ha raccontato storie, eventi, persone, sogni e difficoltà del territorio e ha creato un ponte con i grimaldesi emigrati all'estero. Un progetto importante che - anche per rispetto del suo lavoro - è proseguito dopo la sua morte, sotto la direzione prima del professore Antonio Guerriero - altra figura di spicco nella vita culturale grimaldese, scomparso nel 2015 - poi del giornalista Fiore Sansalone.
Matteo Saccomanno credeva nel giornalismo come servizio. La sua penna era ferma e onesta, mai compiacente. Critico severo ma sereno, come lo ricordano in molti, cercava verità. Una verità sempre raccontata con il rispetto dell’uomo, la forza del pensiero e il coraggio dell’onestà intellettuale.

Per chi ha iniziato a scrivere prendendo in mano una copia ingiallita di "Grimaldi 2000", Saccomanno è stato un maestro. Dalle sue pagine traspariva l'amore per la sua Grimaldi, il desiderio di migliorare le cose, l’urgenza di dare voce a chi voce non aveva. La cultura, per lui, era una leva di riscatto e progresso e in quest’ottica va letta la sua opera più grande, ovvero la costruzione di un’identità collettiva, attraverso la parola scritta, l’impegno, la scuola, il teatro, la politica, lo sport.
Uomo integerrimo, sindaco, sindacalista, direttore di ben quattro testate e di una TV privata, presidente della società sportiva, promotore della Compagnia Filodrammatica, Saccomanno era ovunque servissero passione e competenza.
Negli ultimi tempi, stava lavorando a un progetto che parlava ancora una volta di comunità e memoria: la raccolta delle opere di autori grimaldesi volta a dare vita a una biblioteca pubblica.
Il giorno del suo funerale, a rendergli omaggio fu anche Padre Fedele Bisceglia – recentemente scomparso – che concelebrò insieme a don Sergio, fratello di Matteo, e ad altri sacerdoti.
Alla sua memoria fu dedicata una rassegna poetica che, per diversi anni, portò a Grimaldi numerosi autori da tutta la Calabria, un omaggio al suo amore per la parola, per la bellezza, per la cultura.
Oggi, a 23 anni dalla sua scomparsa, chiunque desideri raccontare il proprio territorio dovrebbe, almeno una volta, fermarsi a leggere una pagina di "Grimaldi 2000".
Dentro quelle righe c’è tutto ciò che serve per comprendere il vero valore del giornalismo locale: passione, rigore, verità e amore per la propria comunità. E, soprattutto, c’è l’anima di Matteo Saccomanno.









