di Graziella Astorino
Su Google, la prima descrizione che compare digitando "Valle del Savuto" recita: "La Valle del Savuto è uno dei territori più belli dell’entroterra calabrese."
Eppure, se si chiede a chi poco conosce o poco vive questo territorio, la risposta è spesso disarmante: "Non c’è niente di che".

Marzi: Cascate di Cannavina
Mi sono resa conto che questa percezione nasce da una conoscenza superficiale, limitata, e talvolta totalmente assente di ciò che la Valle del Savuto realmente è: un territorio ricchissimo di bellezze paesaggistiche, storia, cultura e tradizioni, che merita di essere vissuto con occhi attenti e cuore aperto.
Da sette anni vivo nella Valle e sono profondamente felice di essere tornata alle mie radici, essendo i miei avi originari di Scigliano. Fin dal primo giorno, me ne sono innamorata. Nessuna emozione che mi regala, nessuno sguardo sulla sua bellezza, per me è scontato.
Mi soffermo spesso ad ammirare i tramonti da Porticelle, così suggestivi, con la vista che si apre fino alle Isole Eolie, accese di luce calda nelle sere d’estate. Ho visitato tutti i paesi della Valle, esplorandone angoli, piazze, chiese, e percorsi poco battuti. Ma ciò che più di ogni altra cosa mi ha colpita è il fiume Savuto, con i suoi 48 km di corso che scorrono tra storia e natura incontaminata.
Questo fiume è un filo d’acqua e memoria, che unisce e racconta: castelli medievali, ponti antichi, città sepolte, tratti ancora visibili della leggendaria Via Popilia, siti archeologici, palazzi nobiliari, chiese affrescate, e i paesaggi incantati delle cascate di Cannavina. Ogni scorcio è una scoperta; ogni pietra, una testimonianza viva del passato.
La Valle del Savuto è un luogo che continua ancora oggi a regalarci emozioni autentiche e una bellezza senza tempo. Un patrimonio culturale e naturalistico che merita di essere conosciuto, valorizzato e custodito.
Particolari dei Campi di Malito
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Nella foto di copertina: Cleto, castello di "Pietramala"









