di Giovanna Manfredi

Ci sono luoghi in cui imparare significa molto più che acquisire conoscenze: significa ritrovare fiducia in sé stessi, superare i confini del proprio passato e riscoprire che il futuro può ancora offrire nuove opportunità. 

Il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) di Cosenza, diretto dal dirigente scolastico Prof. Francesco Talarico, rappresenta un’importante realtà educativa in cui l’istruzione diventa uno strumento di accoglienza, di crescita personale e di riscatto sociale.

Alla guida dell’Istituto, il Ds Talarico si distingue per professionalità, lungimiranza e profonda sensibilità umana. La sua autorevole direzione, accompagnata dalla capacità di ascoltare, comprendere e valorizzare ogni persona, costituisce un esempio concreto di leadership attenta ai bisogni della comunità scolastica e alle sfide educative del nostro tempo.

Con dedizione e passione, il Dirigente contribuisce a promuovere una scuola aperta, inclusiva ed innovativa, capace di mettere al centro non soltanto l’apprendimento ma anche la dignità, le aspirazioni e le potenzialità di ciascun individuo.

Il CPIA è proprio questo: un posto in cui ogni storia merita ascolto, ogni percorso può trovare una nuova direzione ed ogni persona ha l’occasione di rimettersi in gioco. 

E’ una scuola che non giudica i punti di partenza, ma accompagna verso nuovi traguardi, che trasforma le difficoltà in opportunità di crescita e restituisce valore alla conoscenza come strumento di emancipazione e libertà, perché educare significa anche ascoltare, incoraggiare ed offrire nuove possibilità.

Il CPIA “Valeria Solesin” è proprio questo, è la Scuola che valorizza, include, accompagna e non lascia indietro nessuno.

Dietro ogni studente straniero c’è una storia di partenze, sacrifici e speranze. C’è chi ha lasciato la propria terra, la famiglia, gli affetti e le proprie certezze per cercare una vita più dignitosa. Sono viaggi che non si misurano in chilometri ma nel coraggio necessario per ricominciare. Viaggi che portano con sé la nostalgia di casa, la paura dell’ignoto e nonostante tutto una speranza che resiste.

C’è chi tra i banchi trova non soltanto le parole per comunicare ma anche la forza di immaginare un domani diverso.

Per molti cittadini stranieri che frequentano le nostre scuole (sono disponibili diverse sedi sul territorio), il percorso scolastico comincia proprio così ossia con il desiderio profondo di costruire un futuro migliore per sé stessi e per le persone che amano. Arrivano da paesi diversi, parlano lingue differenti e portano con sé culture, tradizioni e storie di vita segnate talvolta da esperienze difficili e dolorose. Alcuni hanno affrontato viaggi pericolosi, altri hanno dovuto allontanarsi dalla propria casa e dalle proprie radici, per ragioni economiche, familiari o a causa dei conflitti e delle violenze, tutti loro però condividono un desiderio semplice ed universale: vivere con dignità, trovare un lavoro ed offrire ai figli opportunità che loro non hanno avuto.

Ritengo che sia importante fermarsi a riflettere su ciò che rappresenta la loro presenza nelle nostre aule, dietro ogni quaderno aperto c’è una scelta dolorosa, dietro ogni parola italiana pronunciata con fatica c’è un esercizio di coraggio, dietro ogni verifica affrontata c’è la volontà di superare un ostacolo ed avvicinarsi ad un obiettivo.

Per questo il CPIA “Valeria Solesin” svolge una funzione che va ben oltre l’insegnamento. E’ un luogo in cui la lingua diventa uno strumento di libertà, l’istruzione si trasforma in un’opportunità concreta e l’incontro tra persone diverse può generare conoscenza, rispetto e solidarietà quindi non solo studenti ma uomini e donne che investono nel proprio futuro.

I nostri discenti meritano di essere raccontati attraverso la loro determinazione, non attraverso gli stereotipi. Sono persone che scelgono di dedicare tempo allo studio anche quando devono lavorare, occuparsi della famiglia o affrontare difficoltà economiche ed organizzative. Alcuni siedono tra i banchi dopo una giornata faticosa, altri affrontano l’insicurezza di esprimersi in una lingua ancora nuova, eppure continuano, perché comprendono che ogni parola assimilata, ogni competenza acquisita ed ogni traguardo raggiunto può aprire una porta. In questo impegno c’è una forma di dignità che merita rispetto. Non è facile ricominciare in un paese diverso dal proprio. Occorre imparare nuove regole, comprendere abitudini diverse, costruire relazioni ed affrontare talvolta la solitudine. La scuola diventa così il luogo in cui la fragilità si trasforma in possibilità. Un ambiente nel quale nessuno si sente giudicato per il proprio accento, per le difficoltà iniziali o per il tempo necessario ad imparare, perché l’apprendimento non è una gara ma un cammino personale nel quale ogni progresso ha valore, e quando uno studente supera un esame desiderato da tempo, quel risultato non riguarda soltanto la scuola ma è una conquista personale, un motivo in più per guardare al domani con fiducia per costruire un nuovo percorso di integrazione.

L’integrazione nasce dalla conoscenza e dal rispetto reciproco, parlare di integrazione significa parlare di un impegno condiviso. Non può essere soltanto la responsabilità di chi arriva in Italia, cosi come non può ridursi ad una parola pronunciata nei discorsi pubblici. L’integrazione prende forma attraverso la conoscenza della lingua, il rispetto delle leggi, l’accesso all’istruzione, la partecipazione alla comunità e la disponibilità ad incontrarsi senza pregiudizi. Ma lo scambio non è mai a senso unico, anche chi insegna impara perché ogni classe è un intreccio di esperienze, culture e sensibilità differenti. In questo percorso un ruolo fondamentale appartiene ai dirigenti, ai docenti, al personale amministrativo ed ai collaboratori scolastici che ogni giorno contribuiscono al funzionamento ed alla crescita dei Centri.

Una comunità cresce quando sa offrire opportunità ma anche quando riconosce il valore di chi si impegna per coglierle. Investire nei CPIA, significa investire nelle persone ed affinché questa missione possa realizzarsi pienamente, è necessario sostenere i CPIA con risorse adeguate in quanto l’istruzione degli adulti non dovrebbe essere considerata un settore marginale del sistema educativo ma una componente essenziale di una società che vuole essere più giusta, preparata e capace di affrontare le trasformazioni del presente.

Dare valore agli studenti stranieri, ma anche a quelli italiani che hanno interrotto il proprio percorso scolastico, significa riconoscere che non sono soltanto allievi da accogliere ma persone con progetti da realizzare. Ogni individuo merita di essere riconosciuto anche per il coraggio con cui prova a cambiare il proprio destino, perché non è mai tardi per imparare, non è mai troppo tardi per cambiare, e non dovrebbe mai essere troppo tardi per sentirsi parte del futuro! Una scuola si misura anche dalla sua capacità di  accogliere chi torna, di sostenere chi fatica e di non considerare nessuno una causa persa, perché i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti non offrono soltanto un’opportunità di apprendimento ma restituiscono voce ai sogni rimasti in silenzio, perché ogni volta che qualcuno trova la forza di ricominciare, non conquista soltanto una nuova conoscenza ma riscopre il valore di sé e la bellezza di sentirsi, ancora una volta, protagonista della propria vita. 

 

 

GIOVANNA MANFREDI
Author: GIOVANNA MANFREDI
Biografia:
Mi chiamo Giovanna Manfredi, sono nata a Carpanzano, in provincia di Cosenza, e sono laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne. Attualmente sono docente presso il CPIA “Valeria Solesin” di Cosenza. L’insegnamento è sempre stata la mia più grande passione. Fin da bambina, sognavo di diventare insegnante e, dopo tanti sacrifici, impegno e determinazione, sono riuscita a realizzare il mio desiderio. Mi considero una persona fortunata, perché non tutti hanno la possibilità di trasformare la propria passione in una professione. Per me, insegnare non significa soltanto trasmettere conoscenze, ma anche accompagnare gli studenti nel loro percorso di crescita, incoraggiarli a credere nelle proprie capacità e aiutarli a scoprire nuove possibilità. La parola insegnare richiama l’idea di lasciare un segno, di incidere positivamente nella vita degli altri. Ed è proprio questo che spero di aver fatto nel corso della mia esperienza professionale: aver lasciato un piccolo segno nel cuore e nel percorso di ciascuno dei miei numerosi studenti, contribuendo, anche solo in minima parte, alla loro crescita umana e culturale. Perché, in fondo, la soddisfazione più grande per un insegnante non è soltanto ciò che riesce a trasmettere, ma ciò che rimane nel tempo nelle persone che ha incontrato lungo il proprio cammino.