Da Rogliano a Grimaldi, da Scigliano a Mangone, il caro vita entra nelle case e svuota i portafogli. Tra carburante, bollette e alimentari, tante famiglie sono costrette a rinunciare anche alle piccole cose. E nei paesi cresce un malessere che non può essere ignorato

 

di Fiore Sansalone

Una volta si entrava al supermercato con la lista della spesa. Oggi, sempre più spesso, si entra con una cifra in testa: quella che non si può superare. Si guardano i prezzi, si confrontano le offerte, si fanno i conti mentalmente davanti agli scaffali. E quando il totale rischia di diventare troppo alto, qualcosa torna al suo posto. Una confezione di carne, un pezzo di formaggio, qualche prodotto che fino a poco tempo fa si acquistava senza pensarci troppo.

È il volto più amaro del caro vita nella Valle del Savuto. Una crisi che non si misura soltanto con le statistiche, ma con le rinunce di ogni giorno, con le preoccupazioni di chi lavora e con la mortificazione di chi, dopo una vita di sacrifici, deve ancora chiedersi se riuscirà ad arrivare alla fine del mese.

Da Rogliano a Santo Stefano di Rogliano, da Mangone a Cellara, da Grimaldi a Malito, da Scigliano a Belsito, fino ai centri più piccoli dell'entroterra, la domanda che accompagna tante famiglie è sempre la stessa: come si fa ad andare avanti quando tutto aumenta e i soldi non bastano?

Il problema non è più soltanto rinunciare al superfluo. Il problema è che, per molte persone, anche ciò che dovrebbe essere normale comincia a diventare difficile da sostenere.

Fare la spesa, riempire il serbatoio, pagare una bolletta, acquistare un medicinale, accompagnare un figlio a scuola o raggiungere un ospedale. Gesti ordinari che, messi insieme, possono trasformarsi in un peso enorme.

E nel Savuto, dove le distanze e la carenza di collegamenti rendono spesso indispensabile l'automobile, il caro carburante rischia di diventare una tassa quotidiana sulla necessità di vivere.

Chi abita in un piccolo centro lo sa bene. Per andare al lavoro bisogna spostarsi. Per una visita specialistica può essere necessario raggiungere Cosenza o altre strutture sanitarie. Per accompagnare i figli alle attività scolastiche e sportive si devono percorrere chilometri. E ogni chilometro ha un costo.

Non è una questione di comodità. È una questione di necessità.

A Rogliano, Antonio, un lavoratore che ogni mattina prende l'auto per raggiungere il proprio impiego. Il suo stipendio deve bastare per il mutuo o l'affitto, le utenze, la spesa e il carburante. Il pieno non è più un gesto automatico, ma una voce del bilancio familiare da calcolare con attenzione.

A Grimaldi, la situazione di Giovanni rappresenta quella di tanti padri di famiglia che cercano di tenere insieme le spese ordinarie e gli imprevisti. Basta una riparazione all'automobile, una bolletta più pesante o una visita medica per mandare all'aria i conti del mese.

A Scigliano, Stefania incarna la fatica di chi entra nei negozi con un elenco preciso e ne esce dopo aver eliminato qualcosa. Non perché non serva, ma perché bisogna scegliere. Prima il pane, il latte, la pasta, i prodotti indispensabili. Il resto, quando si può.

A Mangone, Francesco rappresenta invece la condizione di tanti pensionati che hanno lavorato una vita e oggi devono misurare ogni euro. Persone abituate a non chiedere nulla, a fare sacrifici in silenzio, che si ritrovano a rinunciare perfino a qualche piccolo piacere da condividere con i nipoti.

Sono quattro dichiarazioni raccolte direttamente, che descrivono difficoltà e meritano di essere ascoltate e raccontate.

Perché dietro ogni scontrino c'è una storia. Dietro ogni rinuncia c'è una famiglia. E dietro ogni famiglia c'è una dignità che non dovrebbe essere messa continuamente alla prova.

I dati nazionali sull'inflazione aiutano a comprendere il contesto, ma non riescono a raccontare fino in fondo quello che accade nei piccoli paesi.

Non raccontano la preoccupazione di una madre che deve acquistare tutto il necessario per i figli. Non raccontano l'anziano che aspetta il giorno della pensione per saldare alcune spese. Non raccontano il lavoratore che rinuncia a un'uscita perché deve conservare i soldi per andare al lavoro la settimana successiva.

E soprattutto non raccontano quella sensazione di impotenza che nasce quando, pur facendo il possibile, ci si accorge di non riuscire più a mantenere lo stesso tenore di vita.

La rabbia cresce proprio qui.

Non è necessariamente una rabbia che esplode nelle piazze. Spesso resta chiusa nelle case, nelle conversazioni tra vicini, davanti al bancone di un negozio, nelle discussioni familiari a fine giornata.

È la rabbia di chi sente parlare continuamente di ripresa economica, investimenti e sostegni, ma poi deve confrontarsi con una realtà molto più semplice e dura: i soldi finiscono prima del mese.

Nel Savuto questa condizione assume anche un significato sociale particolare.

I piccoli comuni combattono da anni contro lo spopolamento, la riduzione dei servizi e le difficoltà occupazionali. Se a questi problemi si aggiunge un costo della vita sempre più pesante, il rischio è che restare nel proprio paese diventi ancora più difficile, soprattutto per i giovani.

Per una famiglia, vivere in un centro dell'entroterra dovrebbe rappresentare una scelta di appartenenza, di affetti e di qualità della vita. Non una penalizzazione economica.

Eppure, quando per lavorare, studiare o curarsi bisogna continuamente mettersi in macchina, anche la distanza diventa una spesa.

Le recenti proteste degli agricoltori e degli autotrasportatori in Calabria hanno portato alla luce una parte importante di questo disagio. Chi produce denuncia costi crescenti. Chi trasporta lamenta il peso del carburante. Chi acquista si trova davanti prezzi che incidono sempre di più sul bilancio domestico.

È una catena di difficoltà nella quale nessuno sembra riuscire a respirare.

E mentre si discute di contributi, bonus e misure straordinarie, nei paesi del Savuto continua la vita di tutti i giorni. Con le sue scadenze, le sue bollette, le sue necessità.

Si rinuncia alla pizza del sabato sera. Si rimanda l'acquisto di un vestito. Si riducono le uscite. Si rinuncia a un viaggio, a una giornata fuori, a un regalo.

Piccole cose, si potrebbe dire.

Ma sono proprio quelle piccole cose che rendono la vita qualcosa di più della semplice sopravvivenza.

Quando una famiglia deve eliminare sistematicamente tutto ciò che non è strettamente indispensabile, il problema non riguarda soltanto il portafoglio. Riguarda la serenità, le relazioni, la possibilità di guardare al futuro senza paura.

E c'è un altro aspetto che non può essere ignorato: la dignità di chi non si lamenta.

Nel Savuto vivono tante persone che hanno costruito la propria esistenza sul lavoro, sul sacrificio e sul rispetto degli impegni. Persone che non pretendono privilegi, che non chiedono di essere mantenute, ma soltanto di poter vivere senza l'angoscia continua dei conti da pagare.

Sono lavoratori, pensionati, piccoli commercianti, famiglie monoreddito, giovani precari.

Gente che ogni mattina si alza, affronta le proprie responsabilità e cerca di andare avanti.

Eppure, per una parte di questa popolazione, la normalità economica sembra allontanarsi sempre di più.

Non possiamo accettare che la rinuncia diventi un'abitudine e che il sacrificio permanente venga considerato una condizione inevitabile.

Non possiamo rassegnarci all'idea che lavorare significhi soltanto riuscire a pagare le spese essenziali.

E non possiamo dimenticare che dietro le parole caro vita ci sono persone vere, non semplici percentuali.

La politica, a ogni livello, ha il dovere di confrontarsi con questa realtà. Servono risposte sui redditi, sul costo dell'energia, sui trasporti e sull'accessibilità dei servizi nei territori interni.

Perché un contributo occasionale può offrire un sollievo, ma non basta a restituire sicurezza a chi vive ogni mese sul filo del rasoio.

La Valle del Savuto non chiede miracoli. Chiede attenzione. Chiede opportunità. Chiede che il lavoro torni a garantire una vita dignitosa e che una pensione permetta di affrontare la vecchiaia senza continue rinunce.

E soprattutto chiede che il disagio delle persone non venga ascoltato soltanto quando diventa protesta.

Perché il dramma non è vedere un carrello mezzo vuoto. Il dramma è sapere che, per riempirlo, una famiglia dovrebbe rinunciare a qualcos'altro di indispensabile.

Questa è la crisi che si vive anche nei nostri paesi. Una crisi fatta di sacrifici silenziosi, di conti ripetuti mille volte e di una rabbia che cresce insieme alla paura del domani.

Nel Savuto c'è ancora tanta gente disposta a lavorare, a sacrificarsi e a non arrendersi. Ma nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere, ogni giorno, tra vivere dignitosamente e riuscire semplicemente a tirare avanti.

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FIORE SANSALONE
Author: FIORE SANSALONE
Biografia:
Fiore Sansalone vive e lavora a Rogliano, in provincia di Cosenza. Editore e giornalista pubblicista, è iscritto all'albo della Calabria dal 2003. Ha studiato Scienze economiche presso l'Unical di Cosenza e Scienze politiche all'università "Aldo Moro" degli studi di Bari. Ha collaborato con il quotidiano "La Provincia cosentina". Dal 1998 dirige il periodico del territorio a sud di Cosenza, "La Voce del Savuto"; per alcuni anni ha diretto il mensile "Grimaldi 2000", edito dall'amministrazione comunale. Ed ancora, è stato editore e direttore responsabile de "La Voce del Savuto in Canada". È ideatore del "Premio Sabatum", un'importante rassegna che rende testimonianza ai protagonisti attivi delle arti, della cultura, delle scienze, dello spettacolo e del giornalismo che, negli anni, con passione e professione, hanno dato lustro alla terra del Savuto. Organizzatore di eventi, da un trentennio promuove concorsi letterari, mostre e rassegne culturali e musicali. Per 18 anni è stato direttore artistico del concorso regionale della canzone "Città di Rogliano". Studioso di tradizioni, da 22 anni pubblica "Il calendario del Savuto", ed è coautore in numerosi volumi sulla ricerca popolare. Nel 1980 ha pubblicato, insieme all'insegnante Brunella Aiello, "Trilogia della vita - Quannu sona la campana - Nascita, matrimonio e morte nella cultura contadina". È presidente dell'associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura", con sede a Rogliano (Cosenza) e Pegli (Genova). Suona la chitarra e ama la pittura, la fotografia e la poesia.