Autotrasportatori e agricoltori non arretrano sul caro carburante. Dopo cinque giorni di presìdi e il confronto con il ministro Salvini, resta l'incognita sulle prossime iniziative. Nell'area dello scalo lametino la protesta continua, mentre si parla anche di una possibile occupazione dell'aeroporto, al momento non confermata ufficialmente

 

LAMEZIA TERME – 20 ottobre 2026. La protesta degli autotrasportatori calabresi potrebbe entrare in una fase ancora più delicata. Dopo cinque giorni di mobilitazione, presìdi lungo le principali arterie stradali e un confronto con il Governo, il clima resta carico di tensione. E adesso l'attenzione si concentra sull'aeroporto internazionale di Lamezia Terme, nei pressi del quale da giorni si trovano camion, Tir e manifestanti.

A rendere particolarmente delicata la situazione è l'ipotesi di un'ulteriore intensificazione delle iniziative di protesta, fino alla possibilità, di cui si parla in queste ore, di un'occupazione dello scalo aeroportuale.

Un'eventualità che, allo stato delle informazioni verificate, non risulta annunciata ufficialmente né tantomeno già realizzata. Ma che, qualora trovasse conferma, rappresenterebbe un passaggio significativo della mobilitazione.

Cinque giorni di protesta: la Calabria aspetta risposte

La mobilitazione degli autotrasportatori è iniziata venerdì 16 ottobre, con un fermo regionale proclamato da Fedralog Calabria fino alla mezzanotte di martedì 20.

Nel corso delle giornate, i presìdi si sono moltiplicati, interessando numerosi punti della rete stradale calabrese.

Particolarmente significativa la situazione nel Lametino, dove le manifestazioni hanno coinvolto l'area di Sant'Eufemia, Falerna, Vena di Maida, Mortilla e San Mango d'Aquino.

I lavoratori chiedono interventi capaci di contrastare l'aumento del costo del carburante e delle altre spese necessarie a mantenere in attività le imprese di trasporto.

Dietro i camion fermi ci sono aziende, lavoratori, famiglie e un intero sistema economico che denuncia difficoltà crescenti.

L'incontro con Salvini e le risposte ancora da valutare

La giornata di martedì era attesa come un momento decisivo per la vertenza.

Il confronto con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, avrebbe dovuto consentire ai rappresentanti del settore di portare direttamente al Governo le proprie richieste.

Il coordinatore regionale di Fedralog, Mario Pansini, aveva chiarito che la decisione sull'eventuale prosecuzione del fermo sarebbe stata presa alla luce degli esiti dell'incontro.

Tra le ipotesi avanzate figurava anche un corteo di Tir a Roma, qualora le risposte ministeriali fossero state giudicate insufficienti.

Il Governo ha annunciato misure di sostegno per il comparto, ma resta da chiarire se gli impegni assunti siano considerati adeguati dalle rappresentanze calabresi.

È proprio su questo punto che si concentra l'attesa: la protesta terminerà oppure i manifestanti decideranno di alzare ulteriormente il livello della mobilitazione?

Aeroporto di Lamezia, un'ipotesi che richiede conferme

L'area aeroportuale di Sant'Eufemia è diventata uno dei luoghi simbolo della protesta.

Da giorni i mezzi pesanti sostano lungo la viabilità esterna allo scalo, mentre i manifestanti chiedono attenzione alle istituzioni e interventi immediati.

In questo contesto si inseriscono le voci relative a una possibile occupazione dell'aeroporto di Lamezia Terme.

Una prospettiva che, se confermata, potrebbe determinare conseguenze rilevanti per i collegamenti e per la mobilità regionale.

È tuttavia necessario distinguere con precisione tra un presidio sulle strade di accesso, un'eventuale manifestazione davanti all'aerostazione e un'occupazione effettiva delle strutture aeroportuali.

Al momento non risultano conferme ufficiali di un'occupazione, né provvedimenti verificati di sospensione delle operazioni aeroportuali collegati a questa ipotesi.

La voce di Lino Polimeni e la denuncia del silenzio mediatico

Nei giorni scorsi, a dare ulteriore visibilità alla protesta è stato anche il giornalista calabrese Lino Polimeni, intervenuto in collegamento con la trasmissione L'Aria che tira su La7.

Dal presidio di Lamezia Terme, Polimeni ha contestato quella che considera un'insufficiente attenzione dei principali mezzi di informazione nazionali verso le difficoltà degli autotrasportatori.

Un intervento dai toni accesi, nel quale ha richiamato la gravità della situazione economica denunciata dai manifestanti e la necessità di ascoltare chi sostiene di non riuscire più a lavorare a causa dei costi crescenti.

Anche gli autotrasportatori intervenuti nel collegamento hanno chiesto al ministro Salvini di confrontarsi direttamente con chi manifesta in Calabria, sottolineando che le difficoltà del settore non riguardano soltanto il prezzo del gasolio, ma anche pedaggi, manutenzioni, contributi e collegamenti marittimi.

Le dichiarazioni documentano il malcontento presente nei presìdi, senza però consentire di attribuire automaticamente a tutti i manifestanti la medesima posizione sull'esito dell'ultimo incontro ministeriale.

La protesta non riguarda più soltanto i camionisti

Un elemento significativo della giornata è stato il coinvolgimento degli studenti.

A Sant'Eufemia, i ragazzi del Polo Liceale Campanella-Fiorentino hanno raggiunto i presìdi di agricoltori e autotrasportatori, portando striscioni e messaggi di solidarietà.

Tra gli slogan esposti, quello che richiama il diritto delle nuove generazioni a costruire il proprio futuro.

Un segnale che testimonia come il tema del caro vita venga percepito anche al di fuori delle categorie direttamente impegnate nella mobilitazione.

I rincari dei carburanti e dei trasporti, infatti, possono avere ripercussioni sulle attività commerciali, sui costi delle merci e sulla vita quotidiana delle famiglie, soprattutto nei piccoli centri dell'entroterra calabrese.

La Calabria davanti a ore decisive

L'attenzione resta dunque concentrata sulle prossime decisioni delle organizzazioni degli autotrasportatori.

La conclusione del fermo inizialmente proclamato non coincide necessariamente con la fine delle proteste, ma un'eventuale proroga o l'annuncio di nuove iniziative richiedono comunicazioni ufficiali.

In questo quadro, l'ipotesi di un'occupazione dell'aeroporto di Lamezia Terme rappresenta un elemento da verificare con particolare attenzione, per le possibili conseguenze sui cittadini e sui collegamenti.

Una cosa, intanto, emerge chiaramente dai cinque giorni di presìdi: gli autotrasportatori e gli agricoltori calabresi chiedono che le loro difficoltà non restino senza risposta.

La sfida, adesso, è capire se il confronto istituzionale riuscirà a tradursi in misure considerate sufficienti dagli operatori oppure se la protesta entrerà in una nuova fase.

Per la Calabria, e per un territorio come il Lametino già interessato da importanti limitazioni alla circolazione, saranno ore da seguire con particolare attenzione. 

 

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