La testimonianza di Giuseppe Tiano, di Rogliano, allarga il confronto dal bilancio delle singole famiglie alle conseguenze sociali dell'aumento dei prezzi. Tiano denuncia la perdita del potere d'acquisto, il peso crescente delle spese essenziali e il rischio di un impoverimento sempre più diffuso.
La sua è anche una riflessione critica sul ruolo della rappresentanza politica e sindacale, accompagnata da un appello alla partecipazione, al mutuo aiuto e alla solidarietà.
«Penso che la situazione sia destinata a peggiorare sempre di più.
La perdita del potere d'acquisto, unita alle spese per l'accesso alle cure, alla conoscenza e all'abitare, nonché ai costi dell'energia, del carburante e dei generi alimentari, sta generando una forte crisi all'interno dei nuclei familiari, che quotidianamente sono sempre più esposti a situazioni di povertà e miseria.
Alle nostre latitudini, fortunatamente, ancora regge — forse per poco — il welfare familiare. Chi ha un reddito da pensione o da lavoro riesce a rimanere a galla, ma con grandi sforzi, viste tutte queste spese.
Forse non c'è ancora piena consapevolezza del disastro annunciato anni fa, ai tempi della Troika, ma ormai siamo dentro una situazione che sembra senza ritorno.
Significativi sono i blocchi e le mobilitazioni di questi giorni sulle strade, ai quali si sono aggiunti gli scontri nelle grandi città.
Insomma, una realtà che alle nostre latitudini sembrava molto lontana oggi si tocca con mano, soprattutto nel portafoglio.
Questo scenario è stato accompagnato dall'attuale classe dirigente politica e sindacale confederale, che, a mio avviso, ha deciso di dismettere il proprio ruolo sociale, un ruolo che un tempo non avrebbe permesso il verificarsi di una situazione simile.
C'è bisogno di una risposta forte e intergenerazionale, che non può assolutamente consistere in una riduzione forzata dei consumi.
Al contrario, è necessario rivedere l'attuale modello organizzativo che ci viene proposto.
Bisogna quindi alzare la testa e chiedere che a pagare siano coloro che possono permetterselo e che, a mio giudizio, attualmente sono protetti politicamente.
C'è bisogno di tornare alla militanza e alla lotta, proponendo un'alternativa a una rappresentanza che ritengo abbia decisamente fallito.
Diventa troppo facile puntare il dito contro chi si ribella al sistema. È più difficile puntarlo contro noi stessi, che in parte siamo complici dello status quo, pur con le dovute eccezioni.
Ritorniamo a essere comunità e rimettiamo in moto il mutuo aiuto e la solidarietà, che nei nostri territori hanno fatto la storia.
Sono proprio quelle pratiche che, negli anni bui del passato, hanno permesso di proteggere tutti, o quasi, e che oggi tornano a essere necessarie.
Perché quei tempi difficili non sono soltanto alle porte: sono già entrati nella maggior parte delle nostre case.
Basta lotta fra poveri. A pagare devono essere i ricchi!».









