NON GRIDATE PIÙ di Giuseppe UNGARETTI: “Cessate di uccidere i morti. Non gridate se li volete ancora udire, se sperate di non perire. Hanno l’impercettibile sussurro, non fanno più rumore del crescere dell’erba, lieta dove non passa l’uomo"

 

COMMENTO CRITICO
Amarezza e pessimismo si fondono in un climax ascendente di perentori imperativi che impetrano la cessazione di qualunque violenza morale dopo avere perpetrato quella fisica in una disumana guerra frutto del livore e della prevaricazione che gli uomini riversano l’uno sull’altro anche quando sono cessate le diatribe guerresche.
Il ricordo dei morti viene così nuovamente ucciso generando una idiosincrasia che annulla quella corrispondenza tra vivi e defunti.
Uno spirito foscoliano aleggia negli amari versi del Poeta pur avvinti solo da una larvata affinità ma non afferenti a quegli ideali tipici di due diverse realtà storiche. Se nel pensiero foscoliano serpeggia un forte intento nazional-patriottico di contro in Ungaretti le motivazioni che risaltano nei suoi versi sono essenzialmente morali e civili. Ergo il Poeta de “In Sepolcri” eleva a sublime sentimento la “corrispondenza di amorosi sensi” mentre Ungaretti ripone nella ragione e incita a servirsi di questa onde oscurare lo spettro disonorevole di un altro folle conflitto.

 

BREVI NOTIZIE BIOGRAFICHE FRANCO VETERE
Docente emerito dei Licei, è uno studioso di grande valenza, acuto scrittore, poeta, saggista e critico letterario. I suoi commenti in prosa e versi sono stati apprezzati in molte manifestazioni culturali, vergati e declamati con grande afflato, carico e denso di grande significato e di “sentimento”. È autore delle seguenti sillogi poetiche: Lo sguardo e la memoria, Saggio poetico di storia umana, Eroi in poesia, Lirici Greci e Latini; Saggi in prosa: Apocalisse e Cristo, Hermetica, Egittologia, Theologica, Religioni orientali, Monachesimo illuminato, Boheme e Scapigliatura, Saggio letterario sul primo 900, Autori stranieri dell’800, Gli Evi della Letteratura italiana; Silloge di pensieri sparsi. Le opere citate sono state da me commentate secondo il percorso tracciato dall’autore.
(Antonio Aiello

 

INCONTRO di Eugenio Montale:
“Tu non m’abbandonare mia tristezza
sulla strada
che urta il vento forano
co’i suoi vortici caldi, e spare; cara
tristezza al soffio che si estenua: e a
questo,
sospinta sulla rada
dove l’ultime voci il giorno esala
viaggia una nebbia,
alta si flette
un’ala
di cormorano".

 

COMMENTO CRITICO 
Profondo è il pessimismo del Poeta che vieppiù emerge nelle righe di questa lirica che abbandona una linea soggettiva di disagio esistenziale per approdare ad una visione non più estenuante di decadenza morale e di incapacità di riportarsi al mito dell’età esistenziale ma accettare una comune concezione del vivere pur nella contezza di precaria crisi della storia del tempo e dei valori universali.
In tal modo il triste rimpianto di una latente pena diviene pesante viatico di un vissuto dove “il male di vivere” s’insinua passivamente nell’anima. Il malessere psicologico del Poeta si compenetra nella caotica angoscia in cui è costretta a vivere l’umanità cittadina immersa nello squallore della quotidianità priva di fini da perseguire. La tristezza impera sovrana lasciando un vuoto profondo ad un’esistenza già vuota che si disperde nelle folate ventose e nella coltre di fitta nebbia.
Flebile speranza di redenzione è riposta nella vis dell’amore attraverso un “incontro” che possa lenire il pessimismo dell’anima onde oltrepassare il limite dell’essere. 

 

BREVI NOTIZIE BIOGRAFICHE FRANCO VETERE
Docente emerito dei Licei, è uno studioso di grande valenza, acuto scrittore, poeta, saggista e critico letterario. I suoi commenti in prosa e versi sono stati apprezzati in molte manifestazioni culturali, vergati e declamati con grande afflato, carico e denso di grande significato e di “sentimento”. È autore delle seguenti sillogi poetiche: Lo sguardo e la memoria, Saggio poetico di storia umana, Eroi in poesia, Lirici Greci e Latini; Saggi in prosa: Apocalisse e Cristo, Hermetica, Egittologia, Theologica, Religioni orientali, Monachesimo illuminato, Boheme e Scapigliatura, Saggio letterario sul primo 900, Autori stranieri dell’800, Gli Evi della Letteratura italiana; Silloge di pensieri sparsi. Le opere citate sono state da me commentate secondo il percorso tracciato dall’autore.
(Antonio Aiello

 

di Pier Giuseppe Accornero

«Amico degli orfani, delle persone devote, delle vedove, fervente nello spirito, amante del bene». Così i Padri della Chiesa nei primi secoli definiscono il diacono. «Anello di congiunzione o ponte di collegamento tra il vescovo, i presbiteri e i laici» lo chiama un padre della Chiesa del XX secolo, padre Michele Pellegrino, cardinale arcivescovo di Torino.
Nella storia di questa istituzione si inserisce Benito Cutellè, un calabrese che negli anni del «miracolo economico» approda a Torino dove, insieme alla carriera professionale e alla vita familiare, si dedica agli altri e al diaconato.
I diaconi, come Benito, si lasciano «prendere per mano da Dio»; si impegnano a elargire la sua Parola e a diffondere il suo Regno tra quanti non lo conoscono o se ne sono allontanati; aiutano gli uomini e le donne di oggi a riprendere il dialogo con il Signore. Tra le sue numerose esperienze diaconali primeggiano l’evangelizzazione dei pescatori a Mergellina (Napoli) e la «Mensa del povero» in una parrocchia torinese.
Questo volume vuole rendere testimonianza dell’enorme bene che i diaconi permanenti fanno alla Chiesa, alla società, alla città. 

https://editrice.effata.it/libro/9788869296499/dio-mi-ha-preso-per-mano/?fbclid=IwAR0CoGMlGzCajslYDTRBY3CX4-kwnNWbQMe4F3oXOdytL_sEANGvAZ4NftM

BELSITO – Un punto di riferimento culturale che l’amministrazione comunale guidata da Antonio Basile dona alla comunità: si tratta del nuovo allestimento della biblioteca Ferri.
La recente sistemazione rappresenta un momento fondamentale del percorso di valorizzazione, con interventi che hanno riguardato in particolare la sistemazione degli ambienti di lettura, attraverso anche la decorazione pittorica ad opera del maestro Gabriele Ferrari, e la catalogazione del materiale librario in ventitré sezioni tematiche.
La biblioteca conta attualmente 1.950 testi, con l’allestimento di uno spazio dedicato alle attività didattiche e progettuali per i bambini, e la creazione, ancora in corso, di una apposita sezione dedicata alla storia locale; altri interventi sono in divenire, come l’applicazione dei nuovi strumenti di catalogazione e ricerca online.
La biblioteca, realizzata con fondi regionali, è intitolata al belsitese Italo Ferri scomparso nel 2003, che insegnò per due anni nelle scuole medie di Lago e di Bianchi; svolse anche la professione forense, e nel 1967 vinse il concorso al ministero dell’Agricoltura.
Ferri aveva un forte attaccamento alle proprie origini, amava comporre versi, ispirato dalle suggestive atmosfere paesaggistiche del suo borgo.
La situazione di emergenza Covid non ha permesso finora di poter inaugurare la nuova biblioteca alla presenza dei familiari di Ferri, ma la struttura è comunque già fruibile.

Piero Carbone, giornalista pubblicista

 

COSENZA - Non capita spesso che un libro a distanza di due anni dalla sua uscita, tra l’altro romanzo d’esordio per la scrittrice Daniela Santelli, continui a riscuotere tanto successo.
Moltissime presentazioni, tanti libri venduti, tante dediche, e tanta soddisfazione per un’avvocatessa che ha realizzato un suo grande sogno, quello che coltiva fin da piccola, la scrittura.
Lei che preferiva scrivere poesie, anziché giocare con le bambole. «Un giorno, - racconta Santelli - un editore di Perugia, Jean Luc Bertoni, decide di credere in me e nel mio romanzo “A un passo dal cuore”. Un libro che nasce da un diario, quello che si scrive la sera a fine giornata e dove annoti i tuoi momenti più emozionanti.
Una storia d’amore complicata e passionale, quella dei due protagonisti, Giulia e Stefano, quelle storie che vivi senza razionalità, d’istinto, anche se sai che un giorno finiranno.
Un libro che ora è diventato oggetto di cinematografia, infatti è stata già scritta la sceneggiatura da parte del regista toscano che vive in Liguria, Giuliano Pagani.
Essa è stata già approvata dalla scrittrice e dall’editore Jean Luc Bertoni e ora è nelle mani di più produzioni che la valuteranno.
C’è molto entusiasmo per questo progetto, e tanti giovani talenti coinvolti, tra cui la pianista Veronica Rudian che sta componendo alcune musiche per il film, nonché quelle di una canzone che poi sarà una tra gli inediti del progetto cinematografico».
Daniela Santelli fa sapere di star già scrivendo il seguito.
Piero Carbone, giornalista pubblicista

"Placida notte, e verecondo raggio della cadente Luna;
e tu che spunti fra la tacita selva in su la rupe;
nunzio del giorno...
mentre ignote mi fur l'Erinni e il Fato....
già non arride spettacol molle ai disperati affetti........

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COMMENTO
Un dolore cosmico pervade il Poeta nella sofferta rievocazione della enigmatica e sensibile Poetessa greca
[14:20, 1/10/2020] +39 351 871 1468: pervasa da forte passionalità intrisa di struggente umanità il cui etico nitore viene decantato dal grande lirico greco Alceo.
La di lei storia esistenziale non suffragata da oggettivi e reali riscontri è falcidiata da fallaci calunnie da parte di artisti satirici del tempo che ottemperando al loro mordace spirito sarcastico la sprofondano nell'abisso dell'ambiguità femminea denigrando la sua figura fisica non baciata da dolce e formale estetica come invece è esaltata dai Poeti lirici che ammirando il suo spirito tendente ad assoluta libertà e a straordinaria intelligenza ne compongono un'immagine di statuaria bellezza non certo propensa ad un suicidio d'amore per un oscuro e incolpevole giovane.
Il Poeta recanatese pur conoscendo il crogiuolo di storia esistenziale della Poetessa di Lesbo propende per infelice similitudine con se stesso a cantare poeticamente "il disadorno ammanto" quale causa della insanabile depressione che la spingerà alla morte.
Il pessimismo del Poeta s'innesta nella delusione di Saffo di non vivere in un universale dolore in cui la Natura diventa cinica dispensatrice.
Nostalgico incipit è la sequenza di versi che si riversano nella contemplazione di una serena notte irradiata dalla flebile luce di una Luna calante che invita a momenti di placida meditazione contrastati però da altri di angoscioso pessimismo.
Allora inizia il triste ricordo dei tempi felici quando la Natura dispensava amene visioni con cui l'animo entrava in stretta simbiosi fino a quando una oscura coltre l' avviluppava in una dimensione di tetra infelicità generando naturale astio verso di Lei matrigna quale rea di averle rapito il piacere di vivere. 

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Biografia

FRANCO VETERE, docente emerito dei Licei, è uno studioso di grande valenza, acuto scrittore, poeta, saggista e critico letterario. I suoi commenti in prosa e versi sono stati apprezzati in molte manifestazioni culturali, vergati e declamati con grande afflato, carico e denso di grande significato e di "sentimento". È autore delle seguenti sillogi poetiche: Lo sguardo e la memoria, Saggio poetico di storia umana, Eroi in poesia, Lirici greci e Latini; Saggi in prosa: Apocalisse e Cristo, Hermetica, Egittologia, Theologica, Religioni orientali, Monachesimo illuminato, Boheme e Scapigliatura, Saggìo letterario sul primo 900, Autori stranieri dell' 800, Gli Evi della Letteratura italiana; Silloge di pensieri sparsi.
Le opere citate sono state da me commentate secondo il percorso tracciato dall' Autore.
ANTONIO AIELLO

Nòsside nacque alla fine del IV secolo a. C. a Locri Epizefiri (Reggio Calabria).
Nessuno sa chi sia stata realmente Nòsside, questa donna colta che ci ha lasciato bellissimi versi, ma essa è uno dei simboli della trascorsa grandezza della Magna Graecia, di cui, senza dubbio, fu la più grande poetessa.
Sono poche, dunque, le notizie che ci sono giunte su di lei. Sappiamo che fece parte di una confraternita femminile consacrata al culto di Afrodite (Venere per i Romani), dea della bellezza e dell'amore e che era di nobile famiglia.
Forse Nòsside ci affascina anche perché è avvolta nel mistero del tempo: troppi sono i secoli trascorsi.
Eppure, anche se è bello immaginarla, conoscerne il vero aspetto fisico non è importante: di un poeta fondamentale è la sua poesia,i versi in cui il nostro essere s'immerge alla ricerca di una perfezione interiore che plachi il nostro inquieto desiderio d'assoluto.
Di Nòsside ci sono giunti solo 12 epigrammi (brevi componimenti) tutti di 4 versi, per un totale di 48. 


La sua lirica si pone come un canto alla vita, all'amore, alla bellezza nelle sue varie componenti. Rimane un tratto costante della sua tensione poetica, che si avvale di raffinate allusioni,una personalità prorompente e passionale, tipicamente magno greca.
E' famoso un suo celebre epigramma: "Straniero, se navigando ti recherai a Mitilene dai bei cori,/per cogliervi il fior fiore delle grazie di Saffo,/di' che fui cara alle Muse e la terra locrese/mi generò. Il mio nome, ricordalo è Nòsside. Ora va'".
In altri componimenti, con l'acutezza di un solo verso, descrive la ricchezza interiore delle figure che tratteggia, molte delle quali sono care amiche sue, di cui mette in risalto le doti più belle: di Callò la soavità e la grazia, di Taumareta la delicata e giovane allegria, di Melinna la dolcezza, di Sabetide la maestà e bellezza. 


Infine, in un altro epigramma, è intenta a tessere, insieme alla madre Teofili, una tunica di bisso (lino) da offrire alla dea Hera Lacinia, il cui tempio si trovava a Crotone e di cui oggi è rimasta in piedi una sola colonna: "Hera venerata, che spesso dal cielo venendo/l'odoroso Lacinio scendi a guardare/accogli la veste di bisso che assieme a Nosside figlia/spendida tessè Teofili di Cleoca".
E' proprio questo epigramma sembra smentire le congetture fatte su di lei,lasciando spazio a una sola possibilità: Nòsside apparteneva a una famiglia aristocratica, perché tessere a quel tempo una tunica di lino, tessuto elegante che veniva in genere usato per vesti lussuose, e possedere la cultura necessaria a scrivere così bellissimi versi, erano prerogative della classe nobiliare. 

Giuseppe Pizzuti, docente

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