Saggio in prosa a cura di Francesco Vetere

(Parte seconda)


È necessario, in questo inizio della sua formazione filosofico-spirituale, allargare lo spettro della propria introspezione psicologica con un raffronto ideologico, ma non polemico , con il massimo esponente della Cristianità, ovvero quel S.Agostino, che fonda il suo scetticismo esistenziale nella convinzione che l'uomo diventi corrotto a causa del peccato originale e che la felicità non abbia alcuna correlazione corporea, ma piuttosto con l'anima, dispensatrice della pace "post mortem" e dopo l'approdo nella Città di Dio. La Storia, per il Vescovo d'Ippona, è interpretata secondo ottica cristocentrica, come un'evoluzione che fatalmente ha termine con la seconda vita di Cristo e l'inelluttabile fine dei Tempi.

 

di Giuseppe Pizzuti

Una bella fanciulla dagli occhi luminosi, rivestita da un'armatura completa, con elmo e scudo, che tiene con una mano una lunga asta, posta verticalmente al suo fianco, e con l'altra si appoggia al grande scudo rotondo: è la raffigurazione più consueta della dea Athena, bellicosa e che amò e protesse specialmente la città di Atene e tutti i Greci. Infatti, durante la guerra di Troia, fu dalla parte dei Greci.

 

NOSTALGIA

Evanescenti nubi avviluppano la mente ed il pensiero spazia verso tempi lontani dove la prima giovinezza genera fugaci immagini di indelebile ricordo. I luoghi del primo vivere rifulgono come lampi in ciel sereno e fluttuano nel pensiero con lieve cadenza, come se volessero uscire dai segreti meandri del vissuto. 

 

Saggio in prosa di F. VETERE

La Tradizione leggendaria avvolge in un arcano Mito il mistero dell'Araba Fenice, sacro uccello di fuoco che risorge dalle proprie ceneri, la cui metamorfosi viene solennemente celebrata dalla religione egizia nel Rito di morte e resurrezione.

Genesi antica, dunque, secondo rituale matrice sacerdotale, che negli imponenti templi d'Egitto onora RA, il Sole quale Disco di Fuoco, da cui discende la Fenice, longevo Airone etiope.

La sua esistenza in terra dura cinque secoli, lungo lasso di tempo nel quale il mitico uccello si affanna a raccogliere erbe medicinali per intessere il suo nido, sapientemente costruito per viverci ma anche per diventare il suo infuocato letto di morte. Voraci fiamme lo avvolgono in un crudele rogo per suo volere, in cui bruciare le sue carni nella consapevolezza che dalle sue ceneri sarebbe rinato per incarnarsi in una nuova Fenice. 

Così si adempie il divino disegno di Rigenerazione, che dopo purificazione nel tempio del Sole ritorna nel natio luogo etiopico per novella vita. Il fascinoso dramma della Fenice evoca l'universale concetto di morte - resurrezione, perché la perdita della vita è fonte di altra vita e slancio rigenerante, talché le religioni assorbono l'essenza di tale suggestivo mito.
La dottrina cristiana, prendendo le distanze da altri credi, fa' proprio il significato recondito di morte come prodromo di vita che precede la resurrezione dalle oscure tenebre del nulla.

Il misticismo biblico e la storiografica greca nonché la letteratura mondiale avvolgono in un crogiuolo di passaggi culturali la storia sacra, tramandata dalla casta sacerdotale egizia e sublimata in un eterno Mito, di cui supremo attore è Dio.

Seguace di tale mitica trasmutazione è la filosofia religiosa dei Padri della Chiesa latina e greca, affascinata dal messaggio mistico della Fenice, che viene elevata a simbolo di nuova linfa di spirituale rinascita verso l'immortalità, vittoriosa sulla morte proprio come la vittoria di Cristo. 

Da ciò nasce il rispetto della Chiesa cristiana nei confronti di una storia pagana, ma pregna di significato etico perché si pone in una simbologia profetica e messianica, che rinnegando le antiche e ancestrali pratiche di una cruda religione, ne fa' risorgere un'altra dalle ceneri della precedente. 

Anche la Filosofia ermetica non resta immune al richiamo pieno di mistero che la sacra Fenice irradia nella Scienza alchemica, la cui essenza si dirama nei concetti fisici e metafisici ancorati alla conoscenza dell'umano spirito.

La longeva esistenza del mitico Airone con la sua fantastica rinascita dalle proprie ceneri, ne fece un simbolo di trasmutazione dell'essere, ovvero di umana rigenerazione in senso simbolico e spirituale, per addivenire al perfezionamento di se stessi mercé apporto divino.

Tale metamorfosi si sostanzia nelle tre figure allegoriche del nero corvo, del candido cigno e del rosso quale simbolo della vittoriosa Fenice che si sublima elevandosi in volo, schernendo la morte.
Qui emerge la similitudine con Cristo, che festeggia la sua resurrezione dalla materia dopo aver vinto la morte quale atto fisico per ricongiungersi con il Padre e approdare all'eternità.

Tutto ciò costituisce il simbolo del sacrificio che il Redentore ha accettato per volontaria scelta e retaggio di indicare all'umanità la strada per risorgere dalle ceneri dei propri errori e giungere così alla trasformazione dell'io onde renderlo degno di etica purificazione.

La storia infinita della mitica Fenice si riverbera nella storia di Cristo, in una sequenza di azioni che partendo da un pagano esempio si innesta nella sublime esperienza del Figlio di Dio, il cui sacrificio vitale non conosce mai oblio, superando la barriera del tempo e cadenzandone il ricordo nella ciclica celebrazione della Santa Pasqua di Resurrezione.

Dalla Raccolta filosofica "HERMETICA" di F. VETERE  

 

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