MANGONE – Sarà una domenica di fede, tradizione e musica quella che oggi, 13 settembre, chiuderà i solenni festeggiamenti in onore della Madonna dell’Arco, appuntamento profondamente radicato nella storia e nella devozione della comunità di Mangone. La festa arriva al termine di un programma iniziato il 3 settembre e scandito da celebrazioni religiose e appuntamenti civili. Il Santuario dedicato alla Madonna dell’Arco, nei pressi del centro storico, è del resto uno dei luoghi identitari del paese, con origini che risalgono agli inizi del Seicento.

 

Una giornata di incontri e spettacolo nel borgo del Savuto. La Pro Loco porta in tavola i piatti della tradizione preparati con il peperoncino calabrese

 

di Fiore Sansalone

GRIMALDI – È stata organizzata dal Comune di Grimaldi e dalla Pro Loco la giornata del 10 settembre dedicata a cultura, musica, gastronomia e valorizzazione del territorio, nell’ambito dell’iniziativa “Musica e Cultura in cammino verso il Peperoncino Festival”.

 

di Annarita Vigna

CASTAGNA DI CARLOPOLI (CZ) – Ci sono feste che non appartengono soltanto al calendario. Vivono nella memoria delle famiglie, nei passi di chi torna ogni anno, nelle preghiere affidate sottovoce a una Madonna e in quel sentimento difficile da spiegare che lega una comunità alla propria storia.

 

Dal 25 al 27 settembre un cartellone che attraversa tradizione, ritmo e grande canzone italiana: Sabatum Quartet, Roy Paci & Aretuska ed Enrico Ruggeri per uno degli appuntamenti più attesi del paese

 

di Fiore Sansalone

PIANE CRATI (CS) – Saranno tre notti nelle quali un piccolo centro del cosentino cambierà volto, lasciando che siano la musica, le luci e l'entusiasmo del pubblico ad accompagnare uno degli appuntamenti più attesi dell'anno. La Festa di Santa Barbara, in programma a Piane Crati dal 25 al 27 settembre, si prepara a regalare un fine settimana particolarmente ricco, con tre concerti capaci di parlare a pubblici e generazioni differenti.

 

di Stefania Pettinato

Tra fine agosto e i primi di settembre, nei borghi del Savuto – da Scigliano a Colosimi, da Parenti a Carpanzano, fino a Marzi e Rogliano – si rinnova un appuntamento che sa di memoria e di futuro: la preparazione della salsa di pomodoro, la “cunserva”. Un tempo scorta indispensabile per affrontare i mesi freddi, oggi non è più necessità, ma resta un rito collettivo, un collante che tiene unite le famiglie e rafforza il legame con la terra.

 

di Katiuscia Rizzo

Ci sono immagini che non hanno bisogno di grandi spiegazioni perché raccontano da sole un pezzo della nostra storia. Un carro di legno, i buoi, il fieno appena raccolto, gli uomini al lavoro. Una scena che per molti appartiene ai ricordi dell’infanzia e per le nuove generazioni sembra provenire da un mondo lontanissimo.

Eppure non è passato così tanto tempo da quando nei nostri paesi la vita seguiva il ritmo della terra e delle stagioni. Non c’erano macchine capaci di fare tutto in pochi minuti. C’erano le braccia, il sudore, gli animali e soprattutto una pazienza che oggi sembra quasi impossibile da comprendere.

Il carro avanzava lentamente nei campi. Il sole picchiava forte, la polvere si alzava sotto i piedi e ogni giornata di lavoro aveva il peso della fatica vera. Il fieno andava raccolto, sistemato e trasportato. Nulla poteva essere rimandato, perché a comandare non erano gli orologi, ma il cielo, il sole, la pioggia e il susseguirsi delle stagioni.

Dietro questa immagine c’è però molto più del lavoro agricolo. C’è una civiltà contadina costruita sulla collaborazione, sulla condivisione e sull'aiuto reciproco. Nei campi spesso si lavorava insieme. La fatica di uno diventava la fatica di tutti, così come alla fine diventavano comuni il pane, un bicchiere di vino, una risata e qualche minuto di riposo all’ombra.

Era una vita dura, certamente. Sarebbe sbagliato trasformarla in una cartolina romantica dimenticandone sacrifici e privazioni. Ma era anche un mondo nel quale ogni cosa aveva un valore perché dietro ogni cosa c’era lavoro.

Il pane non si buttava. La terra si rispettava. Gli animali rappresentavano una ricchezza preziosa. Gli oggetti si riparavano invece di sostituirli. E ciò che si possedeva veniva custodito perché conquistato con sacrificio.

Guardare oggi un carro trainato dai buoi significa allora fare qualcosa di più che ricordare il passato. Significa guardare negli occhi le nostre radici.

Quelle ruote di legno hanno percorso le strade dei nostri nonni e dei nostri padri. Su quei carri sono passati raccolti, speranze, sacrifici e intere esistenze.

Il progresso ha reso la vita meno faticosa ed è giusto così. Ma mentre corriamo verso il futuro, ogni tanto dovremmo avere il coraggio di voltarci.

Non per tornare indietro, ma per ricordare da dove siamo partiti. 

 

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