di Giuseppe Pizzuti


PARENTI

"A stizza e re focare" - Periodo natalizio

Le feste natalizie a Parenti si aprono con "e stizze". La sera della vigilia dell'Immacolata in paese si spengono tutte le luci .Il centro abitato, che diventa un grande e suggestivo presepe, viene illuminato da piccoli pezzi di legno colorato accesi e messi su balconi e finestre. Le notti di Natale e Capodanno, invece, nelle piazze principali del piccolo borgo si accendono "e focare", intorno alle quali i Parentesi si radunano dopo aver partecipato alla Santa Messa. Qualche volta si degustano le "grispelle", fritte e cosparse di zucchero a velo oppure farcite con acciughe salate.

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di Giuseppe Pizzuti

 

CELLARA

La "Pullicinella" - Agosto

L'ultimo venerdì di agosto si svolge la caratteristica e colorata sfilata della "Pullicinella". È un grande pupazzo, costruito con materiali semplici. Su una struttura di canna di bambù e legno di castagna, ricoperta di carta velina di differente colore, vengono create figure molto alte con le sembianze di celebri personaggi. Questa grottesca figura, animata da un gruppo di persone, attraversa le vie del paese, ballando, saltellando e inchinandosi al suono dei "tummarini" (tamburi). Alla sera la "Pullicinella" viene bruciata, mentre i Cellaresi danzano e cantano.

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di Giuseppe Pizzuti*

 

AIELLO CALABRO

Il Carnevale-Febbraio

Durante il periodo carnevalesco, Aiello Calabro si riempie di colori e maschere improvvisate. Nella consueta "Sfilata delle maschere", viene premiata la più originale, la più bella e la più divertente.

Le focàre-Dicembre

A Natale, gli Aiellesi sono impegnati a preparare le cosiddette focàre (tradizionali falò nelle piazze), per celebrare le festività e illuminare gli addobbi delle strade e il grande albero di Natale.

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di Giuseppe Pizzuti

 

MANGONE

Il terremoto del 4 ottobre del 1870

Si racconta che, dopo il forte terremoto che colpì Mangone il 4 ottobre 1870,i sopravvissuti in segno di gratitudine, si recarono con le "jacchère", fiaccole accese, nel luogo dove sorgeva la Chiesa dedicata alla Madonna dell'Arco. Qui ritrovarono il quadro della Vergine e lo portarono nella Chiesa di San Giovanni Evangelista, situata nel punto più alto, da dove avrebbe potuto proteggere l'intero paese. A ricordo di questo triste evento, ancora oggi, dopo centocinquanta anni, si porta in processione la Madonna con una suggestiva fiaccolata.

 

Il miracolo della Madonna dell'Arco

Si narra che, nel 1899, don Michele Aquino e la sua parrocchia non versassero in buone condizioni economiche. Allora il sacerdote chiese un aiuto finanziario alla Confraternita laica della Madonna del Rosario. Il sindaco, che era a capo della Confraternita, rifiutò di concedere l'aiuto finanziario. Il paese si divise e la maggior parte degli abitanti si schierò con don Michele. La primavera di quell'anno fu molto piovosa e, di conseguenza, i raccolti andarono male. A giugno i contadini, preoccupati per il mancato guadagno, decisero di portare in processione il quadro della Madonna dell'Arco. Anche questa volta il sindaco si oppose, chiudendo le porte della chiesa e gridando: "Se è una vera Madonna, le porte si apriranno da sole". Durante la notte, un fulmine colpì la chiesa, spalancando le porte. Subito il custode suonò le campane a festa, i fedeli si radunarono in chiesa e, per il miracolo, portarono il quadro in processione. In seguito si seppe che, il giorno precedente, un altro fulmine si era abbattuto sulla casa del sindaco, uccidendo il suo amato cavallo Rondello.

 

SCIGLIANO

Sant'Angelo sconfigge il diavolo

A Scigliano c'è un famosissimo ponte romano (il più antico d'Italia e uno dei più antichi del mondo, costruito tra il 131 e il 121 a.C.), conosciuto come ponte di S. Angelo o di Annibale, che collega le due sponde del fiume Savuto e pare facesse parte del tracciato della via Popilia. Il secondo nome è da attribuire ad un leggendario passaggio del grande condottiero cartaginese. Il secondo nome è dato da una leggenda, secondo la quale, l'Arcangelo Gabriele, durante una estenuante lotta, avrebbe sconfitto il diavolo, che voleva attraversare il ponte per impossessarsi delle anime degli Sciglianesi. Il demonio per la rabbia tirò un calcio sul lato destro del ponte, lesionandolo.

 

Il Patriarca e la Patrona

Si narra che, nel 1712, gli Sciglianesi, per paura di essere colpiti da un terremoto, chiesero protezione alla Vergine del Carmelo, che divenne Patrona secondaria della Chiesa matrice della frazione Diano affiancando il Patriarca San Giuseppe.

 

Il quadro miracoloso della Madonna di Monserrato

Si tramanda che il quadro della Madonna di Monserrato sia stato ritrovato da un pastore nei pressi dei ruderi del Castello, su indicazione di una luce che il pastore vedeva ogni notte da una finestra della propria casa. Dopo il ritrovamento, il misterioso quadro fu posto nella Chiesa di San Nicola nella frazione Calvisi. Ma il giorno dopo il quadro fu ritrovato nel Santuario di Santa Maria di Monserrato, dove è tuttora custodito (insignito della Corona d'oro Papale) e dove viene scoperto da una tenda che lo nasconde, una volta all'anno, in occasione della festa.

 

 

CELLARA
"'A porta russa"

Nella parte alta di Cellara, ci sono i ruderi di una porta in mattoni rossi, di cui non si conoscono le origini.
Secondo un racconto popolare, il colore sarebbe stato causato dal sangue delle persone che, in passato, i briganti uccidevano in quel luogo.

 

GRIMALDI
Il tesoro del monte Santa Lucerna

Grimaldi sorge alle pendici del monte Santa Lucerna. Si racconta che, all'interno di questo monte, sia nascosto un tesoro, difeso da un serpente molto pericoloso. Durante le notti di luna piena, un gallo d'argento canta per alcuni minuti. Poi arriva una chioccia con sette pulcini, che grattano con le zampe nel terreno del monte, per scovare qualcosa da beccare. Chi riesce a prendere il gallo, la chioccia con i pulcini e a uccidere il serpente, troverà il tesoro.

"U spascinu"

La notte di Natale è possibile imparare il rito de "u spascinu" ("l'affascino"), che si dice aiuti le persone, colpite dal malocchio, a guarire.
Nonostante viviamo nel XXI secolo, questo "rito popolare" è pieno di fascino, per il fatto di aver attraversato secoli, convinto generazioni ed essere entrato a far parte dell'"identità culturale" di alcune regioni.
La notte dell'Epifania
Si narra che la notte dell'Epifania gli alberi si coprono di frutti e gli animali parlano.

 

MALITO
"L'acqua muta"

La notte di Natale, le donne di Malito, coperte da un velo nero, andavano a prendere l'acqua alla fonte chiamata dell'"acqua muta". Durante il tragitto per recarsi alla fonte, le donne malitesi non potevano rivolgere alcuna parola alle persone che incontravano, né potevano farsi riconoscere. Chi si faceva riconoscere, infatti, non poteva approvvigionarsi dell'acqua, che era considerata utile contro tutti i mali, perché presa la notte dell'Avvento, considerata miracolosa.


"'U rijiolu" ("L'orzaiolo")

Secondo un'antica credenza popolare, per guarire questa infiammazione della palpebra, bisognava passare sull'orzaiolo una chiave e la cruna di un ago, disegnando una croce.
Chi ne era colpito, inoltre, ogni mattina, fino alla guarigione completa, doveva guardare dentro una bottiglia di olio d'oliva.
(3-continua) 

Giuseppe Pizzuti, docente

 

 

APRIGLIANO
Il fidanzamento

Un tempo, ad Aprigliano, per chiedere la mano della sposa, si usava "u cippu". L'innamorato, di notte, metteva un tronco d'albero molto grande ("u cippu") davanti alla porta della ragazza prescelta, come segno della dichiarazione d'amore. Se la ragazza portava "u cippu" dentro la casa,la risposta era positiva; in caso di rifiuto della richiesta d'amore, "u cippu" veniva lasciato fuori della casa.

Il porto fluviale

Il fiume Crati occupa un posto di rilievo tra i luoghi del mito, perché il suo nome è associato a leggende e storie dell'antichità, di cui fonti remote hanno conservato traccia. Nella frazione di San Nicola (Aprigliano),lungo il fiume Crati, si narra che esisteva nell'antichità un porto fluviale. Anche lo scrittore latino Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) afferma che il Crati fosse un fiume navigabile. Questo posto sarebbe potuto essere un punto di snodo per l'approvvigionamento di legname.

 

CARPANZANO
Il dipinto miracoloso

I Carpanzanesi tramandano di padre in figlio un racconto sull'origine del Santuario intitolato a Maria SS. delle Grazie. Sembra che, quattro secoli fa, padre Bonaventura Pontieri (allora parroco) si sia recato a Napoli da un pittore e gli abbia commissionato un dipinto con l'immagine della Madonna con il Bambino, lasciandogli anche una tela. Dopo qualche tempo, ritornato a Napoli per ritirare il quadro, il pittore disse di non aver potuto svolgere il lavoro perché aveva perso la tela. Allora padre Bonaventura cominciò a cercare la tela nella confusione della bottega e, infine, la trovò. Durante il viaggio di ritorno, incuriosito, la srotolò e vide l'immagine della Madonna sulla tela. Tornò dal pittore e voleva pagarlo, ma lui rifiutò dicendo di non aver mai dipinto quel quadro. Quando padre Bonaventura arrivò a Carpanzano, mise il quadro nel convento. Nei giorni successivi, il quadro sparì tre volte e fu sempre ritrovato in un cespuglio di rovi, in località Timpone. I fedeli, credendo che quello fosse il luogo scelto dalla Madonna per sua dimora, vi costruirono una piccola cappella, proprio nel punto in cui oggi si trova il Santuario.
I Carpanzanesi sono molto devoti a questo quadro, perché, nel 1905, si rivolsero alla Madonna dipinta per essere salvati dal terribile terremoto, che distrusse molti paesi della Valle del Savuto. E ancora oggi, il 12 febbraio, in segno di devozione, si svolge (qualunque siano le condizioni atmosferiche) una processione in onore della Madonna.

Il paese delle "zagarogne"

Carpanzanoè conosciuto anche come il paese delle "zagarogne" ("le civette"). A questo riguardo si racconta che, un tempo, durante la celebrazione della Santa Messa, il prete, nel prendere il calice e le ostie dal tabernacolo, venne pizzicato da una civetta, che, probabilmente, si era nascosta lì durante la notte. Il sacerdote, tra il serio e lo scherzoso, disse: "Cristu sdegnatu pizzica e muzzica cumu n'arraggiatu" ("Cristo sdegnato pizzica e morde come una persona molto arrabbiata"). Questo fatto venne considerato come un cattivo augurio e da allora i Carpanzanesi vengono chiamati in modo offensivo "zagarognari".

Giuseppe Pizzuti, docente

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