Religiosità popolare e folclore nella festa di Sant’Antonio

Tradizioni
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Le feste seguono il ritmo della natura secondo un calendario sancito dal ciclo continuo del ritorno delle stagioni. Particolare importanza assumono le celebrazioni che, dall’equinozio di primavera, ci accompagnano al periodo solstiziale in cui, oltre alle tradizionali celebrazioni religiose e purificatorie, ricadono alcune cerimonie orgiastiche accompagnate da rituali di tipo pagano con le quali si intende ottenere la liberazione dal male trascorso (la fredda e buia stagione invernale) e favorire nello stesso tempo prosperità, benessere e abbondanza con l’entrata della bella stagione.
Uno degli appuntamenti religiosi che preannuncia il solstizio d’estate è la tradizionale festa in onore di Sant’Antonio, che si celebra il 13 di giugno. Una ricorrenza religiosa molto sentita nella cultura popolare e contadina, che ancora oggi viene accompagnata da riti e commemorazioni arcaiche vive in molte comunità del cosentino.
Alla festa di Sant’Antonio sono legati alcuni proverbi agricoli e meteorologici che prefiggono l’andamento del futuro raccolto: “L’acqua sant’antonina caccia l’ogliu, ‘u pane e lu vinu” (Le piogge insistenti nella settimana della festa sono nocive per la campagna e compromettono irrimediabilmente l’imminente mietitura del grano e il futuro raccolto delle olive e dell’uva). Tuttavia, avverte con fiducia un anziano signore di Mangone, “‘U tridice de giugnu nescia la vecchia dintra ‘u furnu” per cui, con l’arrivo della bella stagione per il contadino è tempo di raccolto: “Simmina quantu voi ca a giugnu meti”.
La festività di Sant’Antonio veniva celebrata con solenni liturgie nel cosentino, in particolare nell’area del Savuto (Grimaldi, Malito, Rogliano, Scigliano, Martirano). In queste manifestazioni di culto, la devozione nei confronti del santo si manifestava in tutta la sua spontanea religiosità con canti e preghiere votive, a testimonianza di una ricca e variegata letteratura tramandata oralmente da generazione in generazione.
Una delle tante orazioni raccolte a Rogliano, dal professor Egidio Sottile, è il rosario cantato “A Sant’Antoniu”:

Sant’Antoniu meu benignu,
prutetture de tuttu lu Regnu
e ‘llu toi biancu gigliu
e la tua verginità.

Gesù Cristu se dignau
tridici ure c’è ripusau
tridici grazie cuncediu
e cuncedene una a mia
recitannu l’Ave Maria.

Sant’Antoni meu dilettu
tegnu fide e cosa certa
Sant’Antoni me provvida
alli bisogni chi me vida.

Sant’Antoni meu divinu
‘mbrazza teni stu bumminu
ci lu teni consacratu,
Sant’Antoni meu avvucatu.

Oh, Sant’Antoni nobile e gentile,
cumu na serva te vegnu a pregare
alle vrazzulle toi vogliu venire
ppe l’Ostia chi jisti a cunsacrare.

Po jisti a predicare all’infedeli
facisti ‘nginucchiare l’animali
chist’è la verità, no menzunia
famme la grazia Sant’Antoniu miu.

Un tempo, nella vigilia della festa, le giovani donne in età da marito invocavano il Santo di Padova, accompagnando le preghiere con versi propiziatori nella speranza di poter al più presto trovare marito.
E ai piedi della statua, timorosamente, le fanciulle si raccomandavano al Santo con la seguente implorazione:

Sant’Antoni meu benignu
vui sapiti pecchì c’è signu
tegnu ‘a dote priparata
vurria essere maritata.

Una variante è riportata da Vincenzo Dorsa nel suo saggio “L’origine Greco-Latina delle tradizioni calabresi”:

Sant’Antonio miu benignu
avvucatu de stu regnu,
tanta brutta nun ci signu;
n’ugna ‘i d’ote pozzu avire,
tu lu sai cchi vogliu dire.

In altri villaggi calabresi le fanciulle rivolgevano simili suppliche a San Giovanni Battista, nella vigilia della sua festa.
La festività in onore di Sant’Antonio veniva indicata come la festa dei contadini. A Grimaldi, la mattina del 13 giugno, si consumava il tradizionale rituale della benedizione degli animali che si richiamava alla festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio), protettore dei porcelli.
Fin dalle prime ore dell’alba era un via vai di contadini, mandriani e fattori che, partiti dalle vicine campagne, si ritrovavano davanti la chiesa madre in attesa del momento solenne. Buoi, asini, greggi fregiati di fiocchi colorati facevano bella mostra davanti al sagrato della chiesa, coronando una giornata di festa e di religiosità molto sentita in tutta la comunità. Al termine della funzione i contadini, in segno di riconoscenza, offrivano al parroco ortaggi e prodotti agricoli. Nel corso della funzione religiosa venivano benedetti i cosiddetti “pani” di Sant’Antonio che venivano successivamente distribuiti ai fedeli.
Durante la tradizionale “tredicina”, le donne del cosentino si rivolgevano al Santo ricorrendo a forme devozionali: preghiere, promesse votive, al fine di ricevere la grazia invocata. Ancora oggi, durante la festa, è possibile vedere lungo le strade che portano ai luoghi sacri, anziane signore scalze adempiere alla solenne promessa “’u vutu”. Ed ancora, per preservare i bambini dalle malattie o in seguito ad una miracolosa guarigione, si usava fargli indossare “l’abito votivo benedetto” del santo.
Alla ricorrenza di Sant’Antonio è legata l’accensione dei tradizionali “focari” (falò). Sono questi rituali propiziatori che si combinano con il ritorno delle stagioni, ovvero con le fasi dell’anno solare. Ai fuochi, i contadini affidavano l’abbondanza del raccolto, il benessere degli uomini e degli animali nonché il compito di scongiurare gli incendi, i tuoni, i lampi e i malefici.
Questo lavoro di ricerca sui riti e sulle tradizioni, legati alla festività di Sant’Antonio, raccoglie alcuni momenti fondamentali della vita di un delimitato ambiente calabrese e del suo esprimersi, che sente la necessità di raccontare il passato, di immergersi e “naufragare” in esso, ricordando senza rimpianti le sue bellezze.
Le feste dell’anno, Natale, Pasqua, San Giuseppe, San Francesco, Sant’Antonio, sono avvenimenti che il popolo, nel corso dei secoli, ha voluto celebrare sia dal punto di vista religioso sia dal punto di vista sentimentale e folcloristico e l’intreccio tra leggenda, mitologia e ritualità non offende o deturpa l’essenza delle festività stesse, care al cuore appunto della gente semplice e credente. 

Nella foto, festa di Sant'Antonio a Grimaldi (anni '70)