di Antonietta Malito
Oggi, venerdì 22 agosto, alle ore 18:00, si apre ufficialmente il sipario sulla XXVII edizione di GALARTE, con un’anteprima di straordinaria intensità visiva ed emotiva: la mostra fotografica di Gianfranco Bellusci (nella foto), ospitata nelle sale del Museo della Civiltà Contadina, all’interno del suggestivo Palazzo Comunale, nel cuore del centro storico.
Un luogo di memoria e identità collettiva, custode del lavoro artigianale, della manualità e dell'appartenenza. È in questo spazio che la fotografia diventa narrazione, e il racconto prende forma attraverso trenta scatti che parlano con la voce muta e potente dell’immagine, permettendo al mondo arbëreshë di rivelarsi, con i suoi colori, le sue trame, la sua fierezza.
Il centro emotivo e simbolico dell’esposizione è la “Keza”, il copricapo tradizionale della donna arbëreshë, protagonista assoluta di questo viaggio visivo. Una creazione di straordinaria raffinatezza artigianale, tramandata nei secoli e riportata oggi alla luce grazie anche alla preziosa collaborazione con Daniele Marchese, sarto e restauratore di San Benedetto Ullano, che ha concesso in prestito alcune Keze arbëreshë della sua collezione privata, raramente esposte al pubblico.
“La keza non è solo un ornamento” - racconta Bellusci -. “Parla di chi siamo, di chi eravamo, e soprattutto di chi vogliamo essere. Ogni cucitura racconta una storia, ogni dettaglio è un’eredità che si tramanda”.
La mostra si articola in tre sezioni visive che costruiscono una narrazione fluida e intensa: la cucitura degli abiti e degli accessori, la vestizione del costume tradizionale, e infine la keza indossata, nel suo pieno significato estetico e simbolico. In queste immagini, il gesto artigiano diventa gesto d’amore, e la fotografia cattura la bellezza esterna e, soprattutto, l’anima di una cultura intera.
Gianfranco Bellusci, nato a Cosenza nel 1973 e residente a Mongrassano – uno dei borghi arbëreshë della Calabria – non è un fotografo per professione, ma per passione. Operatore socio-sanitario di mestiere, si definisce un “testimone visivo” della propria terra. “Fotografare la Calabria, i suoi borghi, le sue tradizioni, è il mio modo di raccontare e restituire qualcosa a questa terra che mi ha dato tanto", confida.
Da oltre vent’anni frequenta eventi, feste religiose, manifestazioni legate al mondo arbëreshë, documentando con rispetto e attenzione ogni gesto, ogni volto, ogni dettaglio. E oggi, con questa mostra, il suo lavoro trova uno spazio prestigioso e simbolicamente potente: quello di Galarte, che da sempre si fa portavoce di un Sud che crea, custodisce e trasmette cultura.
“Ho appena esposto a Lungro ed esporre a Grimaldi è molto importante. Questa mostra è diversa da tutte le altre: è completa, sentita, molto apprezzata. È una mostra che nasce grazie a Galarte, a cui devo molto. Senza questo evento, forse non avrei avuto la possibilità di far conoscere così profondamente il mio lavoro".
L’inaugurazione sarà impreziosita dalla presenza di Rossella Rocchetto, Antonietta Malito, Roberta Sicolo e Giacomo Vercillo, figure impegnate nella promozione culturale del territorio.
Bellusci, oltre a essere una guida Google di livello 8 con oltre 30 milioni di visualizzazioni, è uno di quei fotografi che non cercano la fama, ma il senso. “Non mi sposto oltre il nostro Sud,” dice sorridendo. “Qui ho tutto: storia, tradizioni, cultura e bellezza".
E questa mostra ne è la prova vivente. È una carezza sul volto del passato, un inno alla continuità, un modo per dire che la tradizione non è mai un peso da portare, ma un tesoro da mostrare con fierezza.