Il Movimento Popolare Nazionale chiede nuovi interventi per abbattere il costo del gasolio agricolo e un incontro con il presidente Occhiuto. Ridotti i presìdi nel Crotonese, ma la mobilitazione resta aperta. Sullo sfondo, le difficoltà delle aziende, i prezzi dei prodotti e le preoccupazioni delle famiglie per i rifornimenti alimentari
I Tir ripartono, ma i trattori non hanno ancora concluso la loro battaglia. Mentre Fedralog Calabria sospende lo sciopero degli autotrasportatori, dal mondo agricolo arriva un messaggio netto: le risorse stanziate finora non sono sufficienti e la protesta continuerà.
A ribadirlo è il Movimento Popolare Nazionale, tra i promotori dei presìdi degli agricoltori, che il 21 ottobre ha rivolto un nuovo appello al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. La richiesta è quella di individuare ulteriori finanziamenti per ridurre sensibilmente il prezzo del gasolio agricolo e consentire alle aziende di affrontare le spese di produzione.
Il movimento ha annunciato un alleggerimento dei presìdi nel territorio di Crotone, passati da tre a due. Ma ha chiarito che la mobilitazione proseguirà nel resto della regione.
Una distinzione importante, soprattutto dopo la sospensione del fermo degli autotrasportatori: non tutte le proteste sono terminate e non tutte le categorie coinvolte hanno raggiunto un'intesa con le istituzioni.
La questione va ben oltre il prezzo di un pieno di carburante.
Per un agricoltore, il gasolio è indispensabile per lavorare i campi, utilizzare i macchinari e garantire la continuità delle attività. Quando il suo costo aumenta, cresce il peso economico di ogni fase della produzione.
E se alle spese per il carburante si aggiungono quelle per energia, manutenzione, fertilizzanti e trasporto dei prodotti, il margine economico delle aziende rischia di assottigliarsi ulteriormente.
È proprio questa la difficoltà denunciata dai manifestanti: continuare a produrre senza avere la certezza di riuscire a coprire tutti i costi.
La Regione Calabria ha già approvato un intervento straordinario da 15 milioni di euro, destinando 5 milioni alle imprese agricole e 10 milioni al trasporto merci su strada. I contributi sono collegati ai maggiori costi del carburante effettivamente sostenuti e documentati.
Il Movimento Popolare Nazionale riconosce lo stanziamento, ma sostiene che non sia sufficiente.
Gli agricoltori chiedono interventi capaci di garantire la continuità produttiva almeno fino a dicembre, in attesa di soluzioni più strutturali da parte del Governo nazionale.
È su questo punto che si concentra la vertenza: non soltanto ottenere un aiuto immediato, ma capire se le imprese potranno continuare a lavorare senza accumulare nuove perdite.
Il movimento ha inoltre chiesto un incontro ufficiale con il presidente Occhiuto e con l'assessorato regionale all'Agricoltura, per discutere le rivendicazioni e individuare ulteriori misure.
Nel frattempo, la protesta ha coinvolto diversi territori calabresi, dal Crotonese alla Sibaritide, dal Vibonese alla Piana di Gioia Tauro.
A Corigliano-Rossano, lungo la Statale 106 Jonica, agricoltori, allevatori e pescatori hanno dato voce nelle scorse giornate alle difficoltà di settori diversi, accomunati dall'aumento dei costi.
Dalle testimonianze raccolte durante i presìdi emerge anche un'altra questione: la distanza tra quanto viene riconosciuto ai produttori e il prezzo che i consumatori pagano nei punti vendita.
Alcuni manifestanti della Sibaritide hanno denunciato il caso degli agrumi venduti all'origine a poche decine di centesimi al chilogrammo e acquistati dai consumatori a prezzi molto più elevati.
Si tratta di testimonianze che non descrivono necessariamente tutti i passaggi della filiera, ma che pongono una domanda precisa: quanto resta davvero nelle mani di chi coltiva la terra?
Una domanda che riguarda anche le famiglie.
Perché il problema non è soltanto quanto costa produrre, ma anche quanto costa acquistare ciò che viene prodotto.
Da una parte ci sono aziende agricole che denunciano margini sempre più ridotti. Dall'altra ci sono consumatori che devono fare i conti con una spesa alimentare pesante per il bilancio familiare.
In mezzo c'è una filiera complessa, nella quale incidono trasporti, lavorazione, distribuzione e commercializzazione.
La mobilitazione degli agricoltori arriva inoltre in giorni particolarmente difficili per la distribuzione alimentare calabrese.
Il fermo degli autotrasportatori ha provocato rallentamenti nelle consegne e carenze di prodotti freschi in diversi punti vendita. A Corigliano-Rossano sono state segnalate difficoltà nell'approvvigionamento di ortofrutta, carne e pesce.
La sospensione dello sciopero dei Tir, annunciata da Fedralog Calabria nella serata del 21 ottobre, permette ora la ripresa dei servizi da parte degli operatori aderenti.
Ma la ripartenza dei camion non significa che tutti gli scaffali siano già stati riforniti.
Dopo giorni di consegne rallentate o interrotte, servirà verificare il progressivo ripristino della distribuzione. E la prosecuzione di eventuali presìdi autonomi richiede attenzione alle condizioni locali della viabilità.
La protesta agricola, intanto, resta aperta.
Il Movimento Popolare Nazionale ha ringraziato la Regione e le istituzioni per l'attenzione ricevuta, ma ha ribadito che gli stanziamenti attuali non rispondono pienamente alle richieste avanzate.
Non basta, dunque, annunciare nuove risorse. Occorre chiarire quanto potranno incidere sui costi effettivi delle aziende, con quali tempi saranno erogate e quali imprese potranno beneficiarne.
Il Governo nazionale è chiamato a esaminare ulteriori interventi a sostegno dell'agricoltura e dell'autotrasporto. Saranno i provvedimenti concretamente adottati, e non soltanto le anticipazioni, a consentire una valutazione della loro efficacia.
Per la Calabria, dove l'agricoltura rappresenta una componente importante dell'economia e della vita di numerose comunità, la questione è particolarmente delicata.
Dietro ogni azienda agricola ci sono investimenti, lavoro quotidiano, famiglie e territori che dipendono dalla possibilità di continuare a produrre.
Quando un'impresa non riesce più a sostenere i costi, il problema non riguarda soltanto il suo titolare. Può coinvolgere i lavoratori, i fornitori e le attività che dipendono da quella produzione.
Ecco perché la protesta degli agricoltori merita attenzione anche adesso che gli autotrasportatori hanno deciso di sospendere il fermo.
Le due mobilitazioni hanno rivendicazioni e organizzazioni differenti, ma condividono una preoccupazione: la sostenibilità economica del lavoro.
I camion tornano a viaggiare. Gli agricoltori, invece, chiedono ancora risposte.
La riduzione di alcuni presìdi non equivale alla fine della vertenza. Il confronto con la Regione resta da definire e le misure annunciate dovranno essere valutate alla prova dei fatti.
Nel frattempo, tra campi da coltivare, costi da sostenere e famiglie in attesa di rifornimenti regolari, resta aperta una questione fondamentale: come garantire che chi produce il cibo possa continuare a lavorare e che chi lo acquista possa permetterselo?
È una domanda alla quale la Calabria attende risposte concrete.
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