di Benedetta Chieffallo
Oltre 370 fermati il 24 ottobre, stanze a 650 euro e stipendi da fame per gli under 30. Ma nei TG della TV di Stato, a cui si affidano genitori e nonni, la protesta giovanile viene criminalizzata senza dare voce alle ragioni di una generazione.
Per decenni, nelle famiglie del Mezzogiorno, l'istruzione è stata vissuta come un sacramento laico. Dai paesi della Calabria alle periferie del Sud, i risparmi di una vita sono stati investiti per mandare i figli nelle università del Centro-Nord. Il patto sociale dal dopoguerra in poi era chiaro: lo studio come ascensore per affrancarsi dalla povertà. Oggi, per la generazione dei trentenni, quel patto è fallito, trasformandosi in una trappola economica e democratica.
Mentre l’ascensore sociale resta bloccato dagli anni ’70, gli affitti per i fuorisede sono saliti di oltre il 40%: una camera singola tocca la media record di 650 euro a Milano, 600 a Roma e 550 a Bologna. Un salasso che divora le retribuzioni d'ingresso, che al Sud rimangono sotto la soglia dei 1.200 euro netti al mese. Si aggiungano l'inflazione, il caro-vita e l'impossibilità di progettare un futuro o fare figli. Eppure, per anni, il racconto pubblico ha bollato questi ragazzi come "bamboccioni", finché la frustrazione non è strabordata nelle piazze.
La risposta istituzionale alle richieste di ascolto è arrivata il 24 ottobre. Un sabato di forti tensioni che ha attraversato l'Italia da Torino a Roma, da Bologna a Firenze, con cariche nei centri storici e un bilancio pesante di 371 tra fermati e identificati. A spaventare è il ritorno di un clima da Anni di Piombo, dove i volti scoperti di studenti a caccia di diritti vengono trattati come minacce eversive.
Ma il cortocircuito più profondo non si consuma sui sampietrini, bensì nel salotto di casa all'ora dei telegiornali. In un'era digitale in cui la rete e i reporter indipendenti offrono filmati in tempo reale di cariche sproporzionate, la percezione del Paese reale rimane in ostaggio dell'informazione tradizionale. Un’intera generazione di genitori e nonni continua ad affidarsi quasi esclusivamente ai telegiornali della RAI e della TV generalista, orientati dalla politica di palazzo.
La narrazione televisiva offre un racconto unilaterale e colpevolizzante: immagini ritagliate sui soli fumogeni, toni di allarme e la criminalizzazione del dissenso. Per chi guarda la TV da casa a centinaia di chilometri di distanza, pensando al proprio figlio o nipote fuorisede, il messaggio viene distorto: chi chiede riscatto e dignità viene trasformato in nemico dell'ordine pubblico.
È qui che si consuma il dramma dell'Articolo 21 della Costituzione. Fare informazione indipendente e documentare i fatti è diventato un percorso a ostacoli tra querele temerarie, accuse di sovversione e la minaccia della censura.
Sussiste un filo rosso indissolubile tra le tutele negate agli agricoltori che hanno paralizzato le arterie del Mezzogiorno e le cariche sugli studenti a Roma, Bologna, Milano e Torino: è la medesima disperazione. Al Sud i padri scendono in strada perché le aziende falliscono; nelle metropoli i figli protestano perché vedono azzerato il diritto allo studio e al lavoro. Se fuggire dal Sud non garantisce più riscatto ma espone alla repressione durante l'esercizio del diritto di protesta, viene meno l'essenza stessa della democrazia.
Un dramma che si proietta direttamente sullo sciopero generale previsto per il 30 ottobre. Anche in Calabria la mobilitazione lancia lo slogan "Blocchiamo Tutto", proponendo una grande manifestazione regionale a Cosenza e presidi nei luoghi chiave della produzione e dei trasporti, da Gioia Tauro alla sanità locale.
Sandro Pertini e i padri costituenti ricordavano che le istituzioni mantengono legittimità solo finché garantiscono l'ascolto dei cittadini. Negli anni '70, leader come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer compresero che una democrazia regge solo se sa dialogare con i movimenti, non se li cancella con la polizia o la censura televisiva.
A migliaia di giovani nati al Sud era stato promesso che la cultura avrebbe spiegato loro le ali. Oggi scoprono che quelle ali vengono spezzate prima ancora di volare, oscurate dal silenzio dei TG. Ma è proprio dalla pretesa di un'informazione libera che occorre ripartire per difendere il futuro di tutti.
