L’artigianato non è fermo nel tempo. Cambiano gli strumenti, i mercati, le tecnologie. Ma qualcosa, almeno nelle intenzioni della riforma allo studio, non dovrebbe cambiare: il sapere delle mani, la conoscenza dei materiali, la capacità di creare qualcosa che porti ancora il segno dell’uomo.
È questo il cuore dell’intervento di Cna Calabria sulla riforma della legge quadro dell’artigianato, una normativa che risale al 1985 e che oggi viene considerata non più adeguata alla realtà delle imprese. In oltre quarant’anni sono cambiati il lavoro, la produzione, l’organizzazione aziendale e il modo stesso di competere sui mercati internazionali.
La riforma, però, non è ancora pienamente operativa. La legge annuale sulle PMI ha affidato al Governo una delega per riscrivere la disciplina dell’artigianato e l’iter dovrà essere completato entro il 7 gennaio 2027. Si parla dunque di nuove regole in corso di definizione, non ancora applicate alle imprese.
Il nodo principale riguarda proprio la possibilità di crescere.
La normativa attuale prevede limiti dimensionali e vincoli sulle forme societarie che le organizzazioni artigiane chiedono di aggiornare. L’obiettivo dichiarato è consentire alle imprese di assumere, innovare, utilizzare tecnologie digitali e robotizzate, esportare e diventare più strutturate senza perdere automaticamente la propria qualifica artigiana.
Il presidente di Cna Calabria, Giovanni Cugliari, sottolinea che oggi un’impresa artigiana può progettare in Italia, utilizzare macchinari avanzati, lavorare con professionisti internazionali ed esportare in tutto il mondo continuando a valorizzare il sapere umano. Per Cna, dunque, artigiano non significa necessariamente piccolo.
Ed è forse questo il cambiamento culturale più importante.
Per molto tempo abbiamo associato l’artigiano alla piccola bottega familiare. Oggi quella stessa impresa può avere clienti internazionali, vendere online, investire in software e intelligenza artificiale e assumere nuovi lavoratori senza per questo perdere qualità, competenza e personalizzazione.
Il presidente nazionale di Cna, Dario Costantini, ha ricordato che la legge vigente risale a un’epoca in cui il cellulare ancora non esisteva, mentre oggi oltre il 30% degli artigiani utilizza strumenti legati all’intelligenza artificiale.
In termini concreti, quindi, la riforma punta a evitare che crescere diventi quasi una penalizzazione. Se un’impresa aumenta il numero dei collaboratori perché conquista nuovi mercati, investe e crea occupazione, secondo Cna questo non dovrebbe tradursi automaticamente nella perdita della propria identità artigiana.
Cna Calabria ha anche invitato alla prudenza sulle cifre circolate in questi giorni: non esiste ancora un testo definitivo che stabilisca indistintamente in 49 addetti il nuovo limite per tutte le imprese artigiane. Proprio sui possibili nuovi confini dimensionali il confronto resta aperto.
In Calabria questa riflessione assume un significato particolare.
Qui l’artigianato non è soltanto economia. È memoria, identità locale, trasmissione di competenze spesso custodite per generazioni. Ceramisti, falegnami, tessitori, maestri del ferro, panificatori e piccoli laboratori raccontano un territorio molto più di quanto possa fare una brochure turistica.
Ma perché tutto questo continui a vivere, non basta conservarlo sotto una campana di vetro.
Bisogna permettere alle imprese di investire, innovare, assumere giovani e raggiungere nuovi mercati. La vera sfida non è difendere la piccola dimensione a ogni costo, ma difendere il sapere artigiano permettendogli di diventare più forte.
Tradizione non significa immobilità. E innovazione non significa cancellazione.
Il futuro potrebbe stare proprio nell’incontro tra queste due forze: mani antiche e strumenti nuovi.
Perché un mestiere sopravvive davvero non quando viene semplicemente ricordato, ma quando riesce ancora a dare lavoro, dignità e futuro.
Crescere, senza dimenticare chi siamo.
