di Antonietta Malito
Undici donne, undici vicende giudiziarie e un arco temporale che va dal 1906 al 1950. È il cuore di «STANOTTE TI AMMAZZO – Storie di sopravvissute che hanno ucciso di notte», il nuovo libro di Francesco Caravetta e Deborah Maddalena Bottino, con la prefazione di Ugo Terracciano.
Attraverso documenti d'archivio, atti processuali e testimonianze storiche, gli autori ricostruiscono le storie di donne calabresi che arrivarono a commettere un omicidio, interrogandosi sulle esperienze di violenza, sopraffazione e marginalità che avevano segnato le loro esistenze.
Il volume restituisce uno spaccato della società calabrese della prima metà del Novecento, mettendo in luce il peso della dipendenza economica, delle convenzioni sociali e di relazioni familiari spesso caratterizzate da forti squilibri di potere.
La famiglia, anziché rappresentare sempre un luogo di protezione, poteva diventare uno spazio di controllo e violenza, dal quale era difficile sottrarsi.
Il lavoro si distingue per l'approccio multidisciplinare, che intreccia storia, criminologia, psicologia, antropologia e diritto. L'obiettivo non è giustificare i delitti né assolvere automaticamente le protagoniste, ma comprendere il contesto nel quale maturarono scelte estreme, mantenendo insieme l'attenzione per la violenza subita e il riconoscimento delle responsabilità individuali.
L'incontro tra le competenze di Caravetta, antropologo culturale e ricercatore, ideatore del progetto Antichi Delitti, e Bottino, criminologa clinica, permette di restituire profondità a vicende spesso rimaste confinate nelle cronache e nei fascicoli giudiziari.
Il risultato è un'opera di ricerca e memoria che va oltre la ricostruzione dei fatti di sangue. Undici storie attraverso le quali rileggere una pagina complessa della storia sociale calabrese, dando spazio a esistenze che troppo spesso sono state ricordate soltanto per il delitto commesso.
