Il progetto riguarda tutti i Comuni italiani. Ecco cosa prevede e cosa potrebbe cambiare per gli amministratori dei piccoli centri del territorio
Una piccola rivoluzione potrebbe interessare migliaia di amministratori locali italiani e, naturalmente, anche i consiglieri comunali dei centri del Savuto.
La proposta è quella di mandare in pensione il tradizionale gettone di presenza e sostituirlo con un’indennità di funzione mensile.
In questi giorni la notizia è stata sintetizzata da alcuni organi di informazione con un’espressione certamente efficace – “stipendio ai consiglieri comunali” – che, tuttavia, rischia di generare qualche equivoco.
Non si tratterebbe infatti di uno stipendio nel senso proprio del termine e, soprattutto, la nuova disciplina non è ancora legge. Si tratta di un emendamento collegato al decreto sulla Pubblica amministrazione in conversione alla Camera, presentato da quattro deputati del Partito Democratico.
Come funziona oggi
Attualmente il sistema è molto diverso.
L’articolo 82 del Testo unico degli enti locali (TUEL) stabilisce che i consiglieri comunali e provinciali abbiano diritto a un gettone di presenza per la partecipazione ai Consigli e alle commissioni.
La corresponsione è subordinata all’effettiva partecipazione del consigliere e l’importo complessivo percepibile in un mese non può superare un quarto dell’indennità massima prevista per il rispettivo sindaco.
In sostanza, il consigliere non percepisce oggi automaticamente una somma mensile per il semplice fatto di essere stato eletto.
Partecipa alla seduta, matura il gettone. Non partecipa, non lo matura.
Ed è proprio questo principio che la proposta vorrebbe modificare.
Cosa prevede la nuova proposta
L’ipotesi prevede l’introduzione di una indennità di funzione mensile parametrata a quella spettante al sindaco.
Secondo i dettagli finora pubblicati, le percentuali proposte sarebbero articolate in base alla popolazione: 4% nei Comuni fino a 1.000 abitanti; 8% da 1.001 a 15.000; 18% fino a 50.000; 22% fino a 250.000 e 25% nei Comuni più grandi.
Una struttura che interessa particolarmente il nostro territorio, composto prevalentemente da piccoli centri.
Ma l’indennità non sarebbe completamente svincolata dalla partecipazione all’attività istituzionale.
La proposta prevede infatti una decurtazione per le assenze da Consigli e commissioni; secondo quanto riportato sul testo in discussione, per ogni assenza ingiustificata verrebbe sottratto un ventesimo dell’indennità.
Cosa potrebbe succedere nel Savuto
È proprio nei piccoli Comuni che la modifica potrebbe risultare particolarmente interessante.
Pensiamo a realtà come Rogliano, Mangone, Santo Stefano di Rogliano, Marzi, Belsito, Carpanzano o Scigliano.
Oggi ciò che un consigliere incassa concretamente dipende dal valore del gettone stabilito secondo la normativa applicabile e, soprattutto, dal numero di sedute alle quali partecipa.
Con il nuovo sistema cambierebbe invece la logica del compenso.
Il consigliere avrebbe un’indennità periodica collegata alla fascia demografica del Comune e all’indennità del sindaco, con eventuali riduzioni in caso di assenza.
Per i Comuni del territorio con popolazione fino a mille abitanti, la proposta prevede il 4% dell’indennità del sindaco.
Per quelli compresi tra 1.001 e 15.000 abitanti, invece, si passerebbe all’8%.
Di conseguenza, tra due Comuni confinanti potrebbe esserci una differenza significativa semplicemente perché collocati in due differenti fasce demografiche.
Ma prenderebbero davvero di più?
È la domanda più importante. E, allo stato attuale, non è corretto rispondere automaticamente di sì.
Il confronto deve essere fatto tra quanto ciascun Comune spende realmente oggi per i gettoni e quanto spenderebbe applicando la futura indennità a tutti i consiglieri.
I promotori sostengono che la modifica non dovrebbe comportare un incremento della spesa perché il nuovo compenso sarebbe ricondotto all’attuale soglia prevista dal sistema dei gettoni. Tra le motivazioni viene indicata anche una semplificazione per gli uffici comunali, che non dovrebbero più svolgere la stessa rilevazione analitica delle presenze necessaria per la liquidazione dei singoli gettoni.
Ma proprio l’effettiva neutralità finanziaria rappresenta uno degli aspetti che meritano maggiore approfondimento.
Un conto, infatti, è il limite massimo teoricamente raggiungibile con i gettoni; altro conto è quanto viene realmente corrisposto nel corso dell’anno.
Nei piccoli centri il confronto diventa ancora più interessante
Prendiamo il caso teorico di un piccolo Comune nel quale il Consiglio si riunisca poche volte durante l’anno e le commissioni abbiano un’attività limitata.
Oggi un consigliere potrebbe maturare soltanto un numero contenuto di gettoni.
Con un’indennità corrisposta mensilmente, invece, il meccanismo diventerebbe strutturale e potrebbe riconoscere economicamente anche quell’attività politica e amministrativa che il consigliere svolge fuori dall’aula consiliare: studio degli atti, confronto con i cittadini, preparazione delle interrogazioni, sopralluoghi e partecipazione alla vita della comunità.
È uno degli argomenti che possono essere portati a sostegno della riforma.
Dall’altra parte resta una domanda altrettanto concreta: quanto costerebbe realmente ai Comuni?
Ed è una domanda particolarmente importante per i piccoli enti, spesso alle prese con bilanci limitati e scarsità di risorse.
Perché si vuole superare il gettone
La proposta nasce anche nel contesto delle polemiche sui gettoni di presenza nelle Municipalità di Napoli e delle verifiche sulle modalità di partecipazione ad alcune commissioni.
L’emendamento propone quindi di superare un sistema che, secondo i promotori, ha prodotto controversie e comporta un considerevole lavoro amministrativo per la verifica e la liquidazione delle presenze.
L’obiettivo dichiarato è spostare il principio della remunerazione: non pagare più la singola riunione, ma riconoscere l’esercizio della funzione di consigliere, mantenendo comunque un collegamento con l’effettiva partecipazione attraverso le decurtazioni.
Attenzione, però: non è ancora legge
È questo il punto che deve essere sottolineato.
Al 21 settembre 2026 nessun nuovo stipendio nazionale è entrato in vigore per i consiglieri comunali.
La proposta è all’esame parlamentare e potrà essere approvata, modificata oppure non entrare nella formulazione definitiva del provvedimento.
Pertanto, nei Comuni del Savuto continua ad applicarsi la normativa vigente: gettone di presenza legato all’effettiva partecipazione alle sedute, nei limiti stabiliti dalla legge.
Dal gettone al riconoscimento della funzione
Al di là delle cifre, il dibattito pone una questione più ampia.
Nei nostri piccoli paesi essere consigliere comunale significa spesso svolgere un’attività che va molto oltre la seduta del Consiglio.
Significa ascoltare quotidianamente i cittadini, studiare delibere e bilanci, confrontarsi con gli uffici, seguire problemi che possono riguardare una strada, una scuola, l’acqua, i servizi sociali o semplicemente una famiglia che chiede aiuto all’amministrazione.
Il gettone fotografa soltanto il momento della presenza istituzionale.
L’indennità di funzione, invece, partirebbe dal principio che l’incarico dell’eletto locale continui anche quando si spengono i microfoni dell’aula consiliare.
Se questa impostazione sia sostenibile per le casse dei Comuni e se il nuovo sistema riesca davvero a essere più equo senza determinare aumenti di spesa sono questioni che potranno essere valutate compiutamente soltanto conoscendo il testo definitivo.
Per il momento una certezza c’è: lo “stipendio ai consiglieri comunali” non è ancora arrivato.
C’è una proposta parlamentare per trasformare il gettone di presenza in un’indennità mensile.
E per i piccoli Comuni del Savuto, se la riforma dovesse diventare legge, potrebbe essere un cambiamento tutt’altro che marginale.
