Fedralog proclama il fermo generale dei servizi. Carburante, tasse e costi di gestione mettono sotto pressione le imprese. Chiesti 40 centesimi al litro e interventi strutturali. Una protesta che riguarda l’intera economia calabrese
CATANZARO – Il 9 ottobre i camion calabresi si fermeranno.
Non è più soltanto un allarme lanciato dagli operatori del settore. Non è una delle tante dichiarazioni destinate a consumarsi nel giro di qualche giorno. Questa volta c'è una data e c'è una decisione assunta all'unanimità dall'assemblea straordinaria delle imprese associate a Fedralog Calabria: fermo dei servizi di autotrasporto in tutta la regione a partire dal 9 ottobre.
La mobilitazione, secondo quanto annunciato dalla federazione, avverrà nel rispetto dei servizi indispensabili e delle procedure previste. Contemporaneamente si lavora all'organizzazione di presìdi coordinati in diverse zone della Calabria. Tra le aree individuate figura anche il parcheggio della Cittadella regionale di Catanzaro.
Ma sarebbe un errore considerare questa soltanto la protesta di una categoria.
Perché sui camion viaggia una parte essenziale dell'economia quotidiana: merci, materie prime, prodotti alimentari, forniture per negozi e aziende. Quando l'autotrasporto entra in sofferenza, il problema non resta confinato nelle cabine dei Tir.
Arriva alle imprese. Ai commercianti. Alla distribuzione. E, alla fine della catena, alle famiglie.
Il carburante è diventato il simbolo della crisi
Il punto più immediato è il costo del gasolio.
Secondo la rilevazione quotidiana del Ministero delle Imprese e del Made in Italy riportata il 24 settembre, in Calabria il gasolio self aveva raggiunto una media di 2,358 euro al litro. Fedralog segnala per gasolio e HVO livelli prossimi ai 2,40 euro e sostiene che questi prezzi stiano mettendo in grave difficoltà la liquidità delle aziende.
Per un'automobile privata un aumento alla pompa significa spendere di più per fare il pieno.
Per un'impresa che vive facendo percorrere ai propri mezzi migliaia di chilometri è un'altra storia.
Il carburante diventa una voce capace di incidere pesantemente sui conti, insieme a personale, manutenzione, assicurazioni, rate dei mezzi, pedaggi e fiscalità.
Ed è proprio qui che la protesta diventa più profonda: Fedralog sostiene che il problema non possa più essere affrontato soltanto attraverso interventi temporanei.
La richiesta: 40 centesimi per ogni litro
La misura più immediata richiesta alla Regione è un vero e proprio “ponte carburante”.
Fedralog propone un contributo straordinario di 40 centesimi per ogni litro di carburante acquistato in Calabria, da gestire attraverso Fincalabra e da mantenere, nelle intenzioni dell'associazione, fino all'introduzione di una riforma nazionale più strutturale.
Ma le richieste non finiscono qui.
La federazione propone l'esenzione totale per tre anni dal bollo per i mezzi superiori alle 3,5 tonnellate destinati al trasporto conto terzi, una soluzione per i debiti pregressi attraverso rateizzazioni di lungo periodo e una riduzione dell'aliquota regionale Irap per le aziende della logistica.
Vengono richiesti anche strumenti finanziari per consentire alle imprese di respirare e investimenti per il rinnovo del parco mezzi.
Dietro l'emergenza del carburante, insomma, c'è una vertenza molto più ampia.
Il nodo delle tariffe
È forse questo il punto decisivo.
Fedralog chiede una riforma nazionale che introduca una tutela dei costi minimi di esercizio e un meccanismo automatico capace di adeguare le tariffe del trasporto alle oscillazioni del prezzo del carburante, il cosiddetto fuel surcharge.
La proposta comprende anche un sistema automatizzato di controllo della congruità delle tariffe attraverso il Sistema di Interscambio utilizzato per la fatturazione elettronica.
Tradotto: secondo gli autotrasportatori, non è sostenibile che il gasolio aumenti rapidamente mentre il costo riconosciuto per effettuare un trasporto resti sostanzialmente fermo.
È questo squilibrio che la categoria vuole portare al centro della discussione.
L'appello alla Regione Calabria
Fedralog chiama direttamente in causa la Regione e chiede al presidente Roberto Occhiuto la convocazione di un tavolo tecnico permanente.
L'associazione propone inoltre che il Consiglio regionale promuova un'iniziativa legislativa da trasmettere alle Camere e chiede il coinvolgimento della rappresentanza parlamentare calabrese per sostenere le modifiche normative auspicate dal settore.
Il fermo del 9 ottobre viene definito dalla stessa federazione come una «extrema ratio per garantire la sopravvivenza stessa delle imprese di trasporto merci sul territorio».
Parole pesanti.
Perché quando degli imprenditori arrivano a considerare economicamente preferibile lasciare fermo un camion anziché farlo viaggiare, il problema non riguarda più soltanto quella singola azienda.
Il 9 ottobre può diventare una data importante
La Calabria conosce bene quanto sia fragile il proprio sistema dei trasporti.
Una regione lunga, con aree interne difficili da raggiungere, distanze importanti e un tessuto economico formato anche da migliaia di piccole attività non può permettersi di considerare l'autotrasporto un settore marginale.
Il camion che vediamo attraversare l'autostrada non trasporta soltanto una merce.
Dietro quel viaggio ci sono un'impresa che deve consegnare, un negozio che deve riempire gli scaffali, un produttore che deve raggiungere un mercato, un lavoratore che deve ricevere lo stipendio e una famiglia che vive di quell'attività.
Ecco perché il 9 ottobre non dovrebbe essere letto soltanto come “il giorno in cui si fermano i camion”.
Dovrebbe essere soprattutto il giorno in cui istituzioni e politica sono chiamate ad ascoltare cosa sta succedendo a un comparto fondamentale dell'economia regionale.
La protesta potrà essere condivisa oppure criticata. Le richieste di Fedralog dovranno essere valutate per sostenibilità economica, coperture e compatibilità normativa. Ma il problema che ha portato alla mobilitazione non può essere liquidato con qualche dichiarazione di circostanza.
Se far viaggiare le merci diventa economicamente insostenibile, prima o poi il conto arriva a tutti.
Agli autotrasportatori è già arrivato.
Il 9 ottobre hanno deciso di farlo sapere fermandosi.









