Una ricetta tramandata di generazione in generazione, preparata con pochi ingredienti e una lunga cottura sul focolare. Un'autentica testimonianza della cultura contadina sciglianese

 

di Stefania Pettinato

SCIGLIANO (CS) – Con l'arrivo dell'autunno, quando la vendemmia volge al termine e le giornate cominciano ad accorciarsi, nelle case di Scigliano riaffiora il ricordo di una preparazione dal profumo intenso e inconfondibile: la mostarda d'uva fragola.

Una specialità della tradizione locale, realizzata attraverso un procedimento semplice negli ingredienti, ma lungo e laborioso, che un tempo impegnava le donne di casa per un'intera giornata.

Bastavano l'uva appena raccolta, una grande pentola e il calore del focolare per ottenere una prelibatezza dal colore scuro, dalla consistenza densa e dal gusto naturalmente dolce.

La particolarità della mostarda sciglianese risiede proprio nell'utilizzo dell'uva fragola, una varietà particolarmente aromatica, capace di conferire al prodotto finito un sapore deciso e caratteristico. 

 

La preparazione secondo l'antica usanza di Scigliano

La ricetta tramandata nelle famiglie del paese non prevede l'aggiunta di acqua né di zucchero. Tutto il sapore proviene direttamente dagli acini maturi.

Dopo aver selezionato e lavato accuratamente i grappoli, si staccano i chicchi dai raspi e si raccolgono in una pentola capiente, dove vengono schiacciati per farne fuoriuscire il succo.

A questo punto comincia la prima e più impegnativa fase della lavorazione.

La pentola viene sistemata sul focolare e il composto lasciato cuocere lentamente per circa dieci ore, mescolando di tanto in tanto, con maggiore frequenza man mano che si addensa, per evitare che si attacchi al fondo.

Durante la cottura, l'uva rilascia i propri aromi e il liquido si concentra progressivamente.

Terminata questa fase, si lascia raffreddare il composto, che viene successivamente passato attraverso un setaccio o un passaverdure per eliminare i semini e i residui più grossolani delle bucce.

La polpa ottenuta viene quindi rimessa sul fuoco e lasciata sobbollire fino a ridursi all'incirca della metà, raggiungendo la consistenza desiderata.

Il risultato è una mostarda morbida, vellutata e intensamente profumata, nella quale si ritrova tutto il gusto dell'uva fragola.

 

Dai grandi pentoloni ai vasetti: la mostarda come provvista per l'inverno

Nelle famiglie di Scigliano, una volta completata la preparazione, la mostarda veniva distribuita nei vasetti, che secondo l'usanza domestica erano successivamente sottoposti a bollitura a bagnomaria.

L'intento era quello di conservarne il sapore anche dopo la fine della vendemmia, per poterlo ritrovare sulla tavola durante i mesi invernali.

 

Un piccolo patrimonio della gastronomia locale

La mostarda d'uva fragola racconta un aspetto significativo della vita contadina di un tempo, quando i prodotti della terra venivano lavorati con attenzione e trasformati in provviste da utilizzare nel corso dell'anno.

Le ricette non erano quasi mai scritte. Si imparavano osservando le persone più esperte, seguendo i loro consigli e riconoscendo il momento giusto per interrompere la cottura dal colore e dalla densità del composto.

Ogni famiglia poteva apportare qualche piccola variazione, pur mantenendo inalterato il procedimento fondamentale.

Oggi, recuperare queste preparazioni significa anche valorizzare una parte importante dell'identità culturale di Scigliano e delle sue frazioni.

Sono testimonianze di un passato che merita di essere conosciuto, soprattutto dalle nuove generazioni, affinché le antiche conoscenze domestiche non scompaiano con il trascorrere degli anni.

La mostarda d'uva fragola è uno di quei prodotti che, attraverso il gusto, riescono ancora a evocare immagini familiari: la vendemmia, le cucine di una volta, il fuoco acceso e le grandi pentole dalle quali si sprigionava un profumo capace di raggiungere ogni angolo della casa.

Un'antica ricetta che continua a vivere nella memoria e nelle abitudini di Scigliano, ricordandoci quanto possa essere prezioso il patrimonio di sapori custodito nei nostri piccoli paesi. 

 

STEFANIA PETTINATO
Author: STEFANIA PETTINATO
Biografia:
Maria Stefania Pettinato Vive a Scigliano, è madre di due figli e lavora nel comparto scuola come operatrice addetta alle aziende agricole. Ha studiato come agrotecnico e operatore agrituristico. Il suo mondo ruota attorno alla famiglia, alla natura, all’agricoltura e al silenzio che queste sanno offrire. Dal 2009 al 2023 ha conseguito vari attestati, tra cui: • Corso di potatura dell’olivo a vaso policonico • Tecniche agronomiche di potatura e innesto a vari livelli • Conservazione della biodiversità Ha partecipato a sei campionati regionali calabresi di potatura dell’olivo, classificandosi anche al terzo posto. Nel 2010 è nato il suo sogno: “Antica Fattoria – Azienda Agricola Elicicola di Stefania Pettinato”, dedicata all’allevamento e alla vendita di lumache da gastronomia. Nel 2018 ha avviato anche la produzione di caffè di cicoria, bevanda usata nel periodo di guerra e resa celebre dal commento di Totò come “una ciofeca”... ma che, in realtà, è un caffè salutare e benefico. Sin da bambina, grazie alla fortuna di crescere con i nonni, conosce le erbe aromatiche, selvatiche e officinali: una passione che ancora oggi coltiva preparando tisane, unguenti, oleoliti e creme. È in possesso di patente agricola e forestale, appassionata di trekking e qualificata anche come operatrice socio-sanitaria. Ha frequentato un corso di formazione per volontari della Croce Rossa Italiana. E poi… ama sorridere, essere empatica e vivere profondamente la vita e la terra: godere del sole, della pioggia, della neve e delle stagioni. Ama la vita e la libertà di viverla.