di Piero Petrisano
SCIGLIANO (CS) – 11 Ottobre 2026 – C’è un legame invisibile, quasi biologico, che unisce la grande scienza internazionale e i segreti millenari della Calabria.
Questo legame si è manifestato in tutta la sua meraviglia a Scigliano, l’antico borgo della Valle del Savuto, durante la sesta edizione della rievocazione storica delle sue origini romane.
Al centro dei riflettori un protagonista d’eccezione: il Ponte sul Savuto, noto anche come “Ponte di Annibale”, un capolavoro architettonico caratterizzato da un’unica, maestosa arcata di 21 metri e mezzo di luce.
Il borgo, che fu Città Regia sotto il Regno di Napoli e che nel XVIII secolo contava più di 10.000 abitanti, ha ospitato il convegno “Il futuro del Passato”. È qui che la platea è rimasta colpita dai risultati di uno studio scientifico straordinario, destinato a cambiare il modo in cui guardiamo a questo monumento.
Sfida al tempo: il gigante di tufo resiste.
Le tecnologie contemporanee applicate alla fisica ci confermano che il Ponte Romano di Scigliano è un monumento di valore storico eccezionale. Tra i più antichi d’Europa nel suo genere, fu costruito tra il 131 e il 121 a.C. Il gigante di 11 metri d’altezza è sorretto da un doppio arco di blocchi di tufo locale montati rigorosamente a secco.
Questa splendida opera ingegneristica non era un semplice passaggio locale, ma un tassello cruciale della Via Popilia, la grande arteria stradale romana che collegava Capua con Reggio Calabria.
Il ponte rappresenta una testimonianza superba della maestria degli ingegneri romani nell’utilizzo dell’arco per plasmare strade e acquedotti: un’opera d’arte stradale che mostra come il genio antico sapesse sfidare i millenni e le impetuose piene del Savuto, con la sola forza della gravità e della pietra incastrata a mano.

La scoperta: «Il ponte è vivo, ecco come respira»
Il Prof. Fabrizio Barone, fisico di fama internazionale, ordinario all’Università di Salerno e già coordinatore del prestigioso Gruppo INFN di Napoli per l’esperimento VIRGO (il cacciatore di onde gravitazionali), si è innamorato del maestoso ponte cinque anni fa.

Da allora, insieme all’Arch. Armando Di Maio, porta avanti una fitta campagna di indagini non invasive per studiare gli aspetti vibrazionali della struttura e come essa risponda alle sollecitazioni ambientali.
Attraverso una rete di sensori collegati a un drone i ricercatori hanno misurato i valori delle frequenze di risonanza del ponte, confrontandoli con quelli ricavati dai modelli teorici.
Dall’ elaborazione dei dati è emerso che Il Ponte oscilla con una frequenza principale di 23 periodi al minuto. È una frequenza molto simile a quella del respiro di un essere umano adulto. Sembra quasi che il Ponte sia vivo. È un ponte che respira!
Non solo: i dati indicano che nelle 24 ore, con l’escursione termica tra il giorno e la notte, una delle due spalle subisce una micro-rotazione. Il gigante di pietra è vivo: si flette e si contorce per adattarsi ai cambi di temperatura.
Questa scoperta scientifica accende una luce nuova su Scigliano, un vero scrigno d’arte che vanta ben 20 chiese, monasteri e palazzi nobiliari, già inserito dal FAI nelle sue Giornate d’Autunno.
Un patto per il territorio: istituzioni e volontariato per un’icona pari ai Bronzi di Riace
L’interesse crescente attorno al monumento è il frutto di una straordinaria sinergia sul territorio. Grazie all’impegno profuso dall’Amministrazione Comunale, dalla Pro Loco e da diverse associazioni e gruppi di volontari, si sta compiendo una vera svolta culturale.
L’obiettivo collettivo è ambizioso ma irremovibile: inserire stabilmente il Ponte Romano nei grandi circuiti turistici e culturali nazionali, restituendogli la stessa dignità tutela e rilevanza mediatica di altre meraviglie archeologiche, come i Bronzi di Riace.
Perché il cuore pulsante dell’identità di Scigliano, oggi supportato anche dalla scienza, merita una vetrina globale.










