I dati della Fondazione Gimbe segnalano un peggioramento per visite specialistiche ed esami diagnostici. Nel 2025 oltre un calabrese su dieci ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria
Ammalarsi non è una scelta.
Aspettare mesi per una visita specialistica, invece, rischia di diventare una condizione imposta a chi non può permettersi di rivolgersi alla sanità privata.
In Calabria il problema delle liste d'attesa continua a pesare sulla vita dei cittadini. E i dati diffusi il 27 ottobre dalla Fondazione Gimbe mostrano un peggioramento che merita attenzione.
Nei primi nove mesi del 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, la percentuale di prenotazioni effettuate entro i tempi massimi previsti è diminuita di 2,7 punti per le prime visite specialistiche e di 2,1 punti per gli esami diagnostici. La Calabria figura tra le sei regioni italiane che registrano un peggioramento in entrambi gli indicatori.
C'è poi un altro dato significativo: in Calabria, il 66% delle prime visite viene classificato con priorità programmabile, per la quale il tempo massimo previsto è di 120 giorni. La media nazionale si ferma al 34,9%.
Una differenza considerevole, che richiede però cautela nell'interpretazione. Le modalità di attribuzione delle priorità possono influenzare il confronto tra regioni e non consentono, da sole, di stabilire se le visite siano state classificate correttamente o meno. Resta una domanda: con quali criteri vengono stabilite le urgenze e come si garantisce che chi necessita di accertamenti tempestivi venga assistito nei tempi previsti?
A preoccupare è anche il numero di persone che rinunciano alle cure. Nel 2025, il 10,4% dei residenti calabresi ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, contro una media nazionale del 9,6%. Le ragioni possono essere diverse e non tutte dipendono dalle liste d'attesa, ma il dato descrive una difficoltà che non può essere trascurata.
Per chi vive nei piccoli comuni dell'entroterra, il problema può aggravarsi ulteriormente. Raggiungere un ospedale o un ambulatorio specialistico significa talvolta percorrere molti chilometri, organizzare il trasporto e affrontare spese aggiuntive. Per un anziano che vive solo, senza automobile, anche una visita di controllo può diventare un ostacolo difficile da superare.
A livello nazionale il quadro presenta alcune differenze. Secondo l'analisi Gimbe sui dati Agenas, nei primi nove mesi del 2026 è aumentata complessivamente la percentuale degli appuntamenti fissati entro le scadenze previste. Tuttavia, sono state registrate oltre quattro milioni di prenotazioni fuori dai tempi massimi e il loro numero assoluto non è diminuito, anche per effetto dell'aumento dei volumi complessivi.
Occorre inoltre distinguere le prenotazioni dalle prestazioni effettivamente erogate. I dati disponibili misurano principalmente i tempi proposti al momento della prenotazione, ma non permettono di ricostruire completamente quanto il paziente abbia aspettato prima di ricevere la prestazione.
Una distinzione importante, perché tra un appuntamento fissato e una visita effettuata possono esserci rinvii, cambiamenti e ulteriori difficoltà che le statistiche sulle prenotazioni non descrivono.
Il problema, dunque, non è soltanto quanto si aspetta, ma cosa accade durante quell'attesa. Un controllo rinviato, un esame diagnostico fissato troppo tardi, una visita alla quale si finisce per rinunciare.
E quando l'alternativa è mettere mano al portafoglio, la differenza non la fa più soltanto la necessità sanitaria, ma anche la disponibilità economica del paziente.
Chi può pagare cerca una strada più rapida. Chi non può, aspetta. E qualche volta rinuncia.









