I progetti si moltiplicano, i finanziamenti vengono annunciati, ma la domanda resta sempre la stessa: chi continuerà ad abitare i piccoli paesi della Calabria?
Anche il Reventino-Savuto figura tra le aree interessate dalle strategie regionali per contrastare lo spopolamento e migliorare i servizi nei territori interni.
L'11 settembre scorso, la Regione Calabria ha illustrato le politiche di investimento destinate a queste comunità, con l'obiettivo di favorirne lo sviluppo sociale, economico e ambientale.
Gli strumenti, dunque, esistono. A febbraio erano state sottoscritte convenzioni con 64 comuni montani nell'ambito del programma «Abita Borghi Montani», finanziato con cinque milioni di euro per incentivare nuove residenze e attività imprenditoriali.
Ma un incentivo economico può davvero convincere una famiglia a trasferirsi in un paese dove trovare un medico, raggiungere una scuola o utilizzare un mezzo pubblico può diventare complicato?
Il problema non è soltanto attirare nuovi abitanti, ma creare le condizioni perché possano restare.
Riqualificare una piazza, restaurare un edificio storico o valorizzare un centro antico sono iniziative utili. Tuttavia, nessun intervento estetico può sostituire i servizi necessari alla vita quotidiana.
Le istituzioni parlano giustamente di rilancio. Adesso, però, sarebbe opportuno conoscere anche i risultati: quanti nuovi residenti si sono stabiliti nei borghi? Quante attività hanno effettivamente aperto? Quali servizi sono stati migliorati?
Non sono domande polemiche. Sono domande che i cittadini hanno diritto di porre.
Perché un paese non torna a vivere quando si inaugura una piazza. Torna a vivere quando qualcuno può permettersi di aprire la porta di casa, la mattina, sapendo di avere ancora un futuro lì.









